di Francesca Marruco
«Fare sicurezza insieme». E’ questo il titolo di un incontro che si è tenuto in questura a Perugia lunedì mattina alla presenza del sottosegretario al ministero dell’Interno Gianpiero Bocci e del questore Carmelo Gugliotta, oltre che dei rappresentanti sindacali delle forze dell’ordine. E proprio dai poliziotti, che tutti i giorni vivono la strada, arrivano proposte operative che potrebbero cambiare l’organizzazione della gestione della sicurezza in città. E’ Roberto Roscioli, del Siulp, a chiedere una sala operativa comune, e l’uso delle telecamere di sorveglianza istallate dal Comune non solo a ritroso, ma usarle come occhio vigile continuo controllate dalla sala operativa. «Tenere parcellizzate cinque sei sale operative a cui fanno capo una o due auto – ha spiegato il poliziotto della mobile di Perugia – è uno spreco di mezzi».
Questore «L’Italia non è più quella di trent’anni fa – dice il questore di Perugia Gugliotta ai tanti poliziotti che sono in sala-. E’ cambiato il mondo, è cambiata Perugia. Ora c’è una grande presenza di stranieri. Senza l’immigrazione ci sarebbero più o meno gli stessi reati di trent’anni fa. Poi certo che ci sono dei probelmi, tipo quelli legati allo svuotacarceri. Ma è bene precisare che la sicurezza non c’è con il controllo del territorio che non vuole dire nulla ed è solo una trovata politica. Lo Stato non può spendere per mettere poliziotti in ogni angolo, deve investire in occupazione e cultura. Noi certo vogliamo più mezzi, per questo accettiamo i tagli, ma i tagli devono essere intelligenti. Il vero problema però è la certezza della pena, è quello che fa la differenza». Inoltre per il questore di Perugia, «i perugini devono riappropriarsi degli spazi: alcuni quartieri degradati sono migliorati con la semplice apertura di pizzerie. La polizia deve dare sicurezza reale ma in cambio deve ricevere sicurezza partecipata. La gente deve offrire un contributo serio, e lo sta facendo ad esempio con quella iniziativa di mappiamo Perugia».
Gravissimo stipendi bloccati L’onorevole Bocci dice che «negli ultimi anni sono stati fatti tanti tagli lineari, è stato il danno più grave fatto nel nostro Paese, soprattutto ad alcuni comparti del nostro Stato: nelle altre istituzioni chi riceve una promozione dal giorno dopo inizia a percepire uno stipendio maggiore, le forze dell’ordine ce l’hanno bloccato da otto anni. Questo è di una gravità ianudita. C’è un grande lavoro tra le forze di polizia per porre al governo un paio di priorità da inserire nella legge di stabilità. Mi sembra che ci siano le condizioni per iniziare ad affrontare i problemi dell’adeguamento contrattuale». «Nel Paese delle emergenze però – continua Bocci – qualche risorsa del Ministero della Difesa andrebbe portata all’Interno, un’altra verità è che servirebbero pene certe e rapide. Non condivido la modifica normativa dell’articolo 73 ma è bene concentrarsi su fogli di via e rimpatri. Chi non lavora e non studia deve essere allontanato da Perugia. Conosco poliziotti che lavorano anche per il futuro dei loro figli».
Il comma quinto Sulla stessa lunghezza d’onda il capo della squadra mobile di Perugia Marco Chiacchiera che lamenta il fatto che «la nuova formulazione del comma quinto rende gli arresti molto più difficili». Gli fa eco Massimo Pici del Siulp: «Legare la sicurezza al numero di arresti è sempre più difficile – dice -. I Cie, i fogli di via e i sequestri dei patrimoni sembrano la strada da battere insieme alla prevenzione. Meno pattuglie per strada andrebbero rimpiazzate con maggiori informazioni e una banca dati comune».
