di Enzo Beretta
Ci sono «serie possibilità» che la guardia giurata arrestata dai carabinieri di Corciano con l’accusa di essersi appropriato di 137.500 euro «si sia avvalso di complici o comunque di compiacenze nello stesso istituto di vigilanza». E’ scritto nell’ordinanza di custodia cautelare che ha portato il 45enne di Perugia agli arresti domiciliari. Attraverso l’avvocato Raffaella Maria Pileri l’ex benzinaio, che si è avvalso della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio di garanzia, ha chiesto al gip e al Riesame di tornare in libertà. «Per cercare un altro lavoro», ha spiegato brevemente al giudice. Intanto, alla luce di quanto è scritto negli atti del tribunale, l’inchiesta del luogotenente Giovanni Cutuli è ancora in pieno svolgimento.
Il ‘colpo’ alle acciaierie di Terni Un punto importante per l’accusa è rappresentato dall’«ammissione» dell’indagato dinanzi al vertice della società di aver sottratto le banconote da alcuni sportelli di istituti bancari di Terni. Cinque, tra il 13 e il 21 ottobre 2016, compreso l’ultimo mancato versamento al bancomat delle acciaierie di Terni in viale Brin «dove veniva riscontrata una mancanza di denaro pari a 45 mila euro». Il secondo colpo, per importanza, dopo quello nel centro commerciale della città di San Valentino che ha fatto sorgere i primi sospetti: anche in quel caso il valore indicato sullo scontrino non corrispondeva al fondo cassa.
Il caveau e il Tfr L’indagato ha promesso di restituire quei soldi spariti dal caveau e mai depositati nei bancomat. «Per quanto possibile – ha scritto in calce alla lettera di dimissioni – mi impegno a iniziare la refusione con gli stipendi spettanti e il Tfr». «Alla riscontrata e documentata mancanza di banconote negli Atm – è spiegato nell’ordinanza del gip Valerio D’Andria – corrisponde una precisa assunzione di responsabilità da parte del’indagato che non solo ha confessato i fatti dinanzi ai responsabili dell’istituto di vigilanza ma ha anche sottoscritto una dichiarazione in cui ha indicato gli Atm dove sono state operate le condotte illecite e si è impegnato a rifondere il danno procurato».
Presunti complici Secondo il magistrato «esistono serie ragioni per ritenere che il 45enne abbia operato illecitamente anche in altre occasioni non dichiarate e per questo appare necessario impedire che l’indagato possa sottrarre o occultare documentazione che possa dar conto di ulteriori illeciti. Da questo punto di vista le sue dimissioni non costituiscono garanzia sufficiente tenuto conto della seria possibilità che egli si sia avvalso di complici o comunque di compiacenze nello stesso istituto di vigilanza».
Slot-machines e videopoker Una buona parte di denaro – si apprende in ambienti difensivi – è stato investito dall’indagato in slot-machines e videopoker. «Il mio cliente ha già fornito una prima versione dei fatti – ha dichiarato l’avvocatessa Pileri -. Peculato? E’ una contestazione discutibile dal punto di vista giuridico perché lui svolgeva funzioni di guardia gurata semplie con mansioni pratiche e operative. Tra peculato e appropriazione indebita c’è una grossa differenza».
