di Enzo Beretta
Giuseppe Sassaroli è il «dominus», il «motore», «protagonista» e «figura centrale» dell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia sulla Gesenu. «Soggetto apicale in tutte le società coinvolte – scrive il gip Alberto Avenoso – è il punto di riferimento principale di tutti i dipendenti, quadri tecnici e collaboratori esterni che hanno cooperato nella commissione dei reati realizzati all’insaputa degli amministratori sociali». In 132 pagine il giudice ripercorre l’indagine della guardia di finanza e del Corpo forestale dello Stato sulla rifiutopoli umbra che si muoveva nel triangolo delle discariche di Ponte Rio, Pietramelina e Borgogiglione.
VIDEO: LE TELECAMERE NASCOSTE DURANTE L’INDAGINE
Nonostante le indagini sempre al suo posto Per il «dominus del sodalizio», sempre «informato di ogni cosa», ci sono le condizioni per gli arresti domiciliari. C’è il rischio di «inquinamento delle prove» e la «commissione di gravi delitti della stessa specie» – traffico illecito di rifiuti e truffe, Sassaroli è considerato il «promotore» della presunta associazione a delinquere – anche perché «seppur indagato e consapevole di ciò ha continuato a ricoprire gli incarichi di direttore operativo e procuratore speciale di Gesenu». In più Sassaroli «è stato anche incaricato dagli amministratori straordinari prefettizi per l’esecuzione dei contratti pubblici commissariati, quale direttore operativo Gesenu, per svolgere compiti in materia di prevenzione degli infortuni e igiene sul lavoro, tutela della salute e della sicurezza dei posti di lavoro, tutela dell’ambiente e prevenzione incendi, sia in Gesenu che in Gest, con tutti i poteri di organizzazione, gestione, controllo e spesa». Il gip ravvisa un «pressoché certo pericolo di recidivanza criminosa, tenuto anche conto della gravità delle condotte commesse e della loro ripetititività nel tempo, tale da far ritenere l’esistenza di un sistema di gestione consolidato, per cui appare indispensabile una drastica interruzione dell’operatività gestionale di Sassaroli e di tutti i suoi legami con le varie compagini sociali per impedire il perpetuarsi del sistema».
FOTOGALLERY: SEQUESTRATO IL BIOREATTORE DI BORGOGIGLIONE
Le intercettazioni, l’incontro ‘riservato’ e il terriccio di Leroy Merlin Dalle intercettazioni telefoniche è emerso che il 66enne di Cupramontana «continua a tenere contatti coi dirigenti di enti territoriali preposti al rilascio delle autorizzazioni e al controllo dell’attività di gestione dei rifiuti. In virtù dei suoi molteplici ruoli è in grado di pregiudicare e inquinare l’acquisizione di elementi probatori»: parlando con persone rimaste ignote nel maggio 2015 il «dominus» spiega «di essere stato chiamato dal dirigente dell’area Ambiente e territorio della Provincia di Perugia alle 3 di notte per informazioni confidenziali» e che «deve incontrarsi al ristorante con quel dirigente e altri funzionari di Arpa per parlare liberamente». In un’altra circostanza – hanno rivelato le indagini – ha «autorizzato» un coindagato «a sostituire il campione da portare ad analizzare» in laboratorio «con terriccio acquistato da Leroy Merlin».
VIDEO: IL BLITZ DEL CORPO FORESTALE DELLO STATO
Gesenu e Tsa: igiene urbana garantita Secondo il gip Avenoso «non sussistono» invece «i presupposti cautelari per giustificare l’interdizione dell’esercizio dell’attività delle ditte Gesenu e Tsa». Nell’ultima pagina dell’atto il magistrato «rigetta» la richiesta della Procura e nomina un commissario giudiziale. «Nell’ottica di un prudente bilanciamento tra esigenze cautelari e necessità di garantire nell’interesse pubblico la prosecuzione di funzioni e servizi indifferibili – è spiegato – trattandosi di attività collegate all’igiene urbana e alla raccolta e smaltimento dei rifiuti la cui interruzione o gestione con un’inevitabile soluzione di continuità costituita dall’insediamento di commissari esterni potrebbe incidere gravemente sui diritti fondamentali costituzionalmente garantiti» non ci sono le condizioni.
FOTOGALLERY: LA FORESTALE NELLA DISCARICA
Il bioreattore sequestrato con 25 milioni di euro Insieme ai sigilli dell’area adibita a bioreattore nella discarica di Borgogiglione («l’area teatro delle principali violazioni») è scattato per Gesenu il sequestro preventivo «finalizzato alla confisca» di 20,9 milioni di euro «derivanti dal reato di truffa aggravata in danno di enti pubblici. Altri 4,3 milioni rappresentano l’«illecito profitto» di Trasimeno servizi ambientali. In una nota la Gdf ha spiegato che l’autorità giudiziaria «ha autorizzato il conferimento dei rifiuti nel bioreattore sotto sequestro ancora per un massimo di 120 giorni al fine di permettere al gestore di individuare una gestione dei rifiuti alternativa nel rispetto della normativa ambientale».
