domenica 17 febbraio - Aggiornato alle 23:13

Gesenu, associazione a delinquere e truffa su smaltimento rifiuti: arrestato il direttore Sassaroli, 14 indagati

Sequestrato bioreattore di Borgogiglione e 27 milioni di euro: «Danni ambientali e frode a Stato e migliaia di cittadini». I nomi degli indagati. L’azienda: «Appoggiamo magistratura». Riunito cda

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Forestale a Borgogiglione

di M.T.

Il direttore operativo di Gesenu, Giuseppe Sassaroli, è stato arrestato alle prime luci di mercoledì nell’ambito di una maxi operazione che ha portato al sequestro del Bioreattore nella discarica Tsa di Borgogiglione (dopo che nei giorni scorsi era stata sequestrata anche Pietramelina), oltre che di beni societari e personali per oltre 27 milioni di euro. Oltre all’arresto, sono altri 13 gli indagati nell’operazione denominata «Spazzatura d’oro».

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Maxi operazione all’alba L’operazione di polizia giudiziaria, scattata alle prime ore dell’alba, è giunta al termine di complesse indagini con cui il Corpo forestale dello Stato, prendendo le mosse da alcune denunce ricevute nel 2013, ha accertato gravi reati ambientali e non, ad opera delle società incaricate della raccolta e della gestione dei rifiuti nel territorio umbro, mentre la Guardia di Finanza ha svolto articolate investigazioni economico – finanziarie quantificando i profitti illeciti conseguiti in oltre 27 milioni di euro. «Grazie alla collaborazione tra le due forze di polizia messe in campo dalla Procura della Repubblica di Perugia – si legge in una nota congiunta – è stato quindi possibile svelare l’illecita attività di raccolta e gestione dei rifiuti posta in essere in Umbria dal gruppo Gesenu, che ha prodotto, nel tempo, ingenti danni all’ambiente con potenziali ripercussioni sulla salute e sul portafoglio degli ignari cittadini che pagavano le tasse di smaltimento».

FOTOGALLERY: FORESTALE A BORGOGIGLIONE

I 14 indagati Oltre a Sassaroli, indagati, a vario titolo risultano i folignati Ferdinando Baldini di 44 anni e Furio Baldini di 47 anni, Alessandro Canovai 53 anni di Prato, Roberto Damiano folignate di 39 anni, Giuliano Cecili eugubino di 66 anni, Silvio Marano 38enne di Foggia, Giosanna Pani perugino di 47 anni, Gianluca Perni 40enne di Roma, Renato Antonio Presilla perugino di 50 anni, Luca Rotondi umbertidese di 49 anni, Luciano Sisani magionese di 65 anni, Evaristo Spaccia perugino di 62 anni e Andrea Valentini folignate di 37 anni.

LE REAZIONI DEI PARTITI

Associazione a delinquere La Procura di Perugia contesta il reato di associazione per delinquere a 11 dei 14 indagati: Sassaroli, Cecili, Spaccia, Damiano, Marano, Sisani, Rotondi, i due Baldini, Presilla e Pani. Secondo l’ipotesi accusatoria, Sassaroli è «organizzatore e promotore», mentre gli altri sono «compartecipi». Si sarebbero «associati» per «commettere una serie indeterminata di reati di traffico di rifiuti, gestione illecita di rifiuti, inquinamento ambientale, falso in registri e in atto pubblico, frode in pubbliche forniture, truffa aggravata e comunque attività illecite necessarie a consentire il conseguimento di ingiusti profitti da parte della Gesenu spa e della Trasimeno servizi ambientali».

PARLANO I SINDACI DEL TRASIMENO E IL COMUNE DI PERUGIA

Borgogiglione: 120 giorni di proroga L’Autorità giudiziaria, nell’ottica di un bilanciamento tra esigenze cautelari e necessità di garantire la continuità del servizio pubblico, ha autorizzato il conferimento dei rifiuti nel bioreattore sotto sequestro ancora per un massimo di 120 giorni al fine di permettere al Gestore di individuare una gestione dei rifiuti alternativa nel rispetto della normativa ambientale.

L’azienda: «Vicende estranee a ‘nuova’ Gesenu» In una nota Gesenu sottolinea come «l’oggetto dell’indagine riguarda presunti fatti e condotte che risalgono agli anni 2009 e seguenti quindi che nulla hanno a che fare con la rinnovata organizzazione aziendale e societaria che, tra l’altro, ha consentito a Gesenu di superare, con forza, l’interdittiva antimafia. La “nuova” Gesenu – prosegue la nota – con il suo Cda non può che appoggiare con forza qualsiasi azione possa consentire all’Azienda stessa di individuare e superare eventuali comportamenti fraudolenti. Preme evidenziare che il modello organizzativo ex l.231 è stato profondamente rivisto e implementato nel corso dell’anno 2015 allo scopo di aggiornare gli strumenti di tutela interna di Gesenu stessa. La società collabora con il massimo impegno con l’Autorità giudiziaria, come ha già fatto con le Autorità amministrative per le vicende della interdittiva, poi superata. L’obiettivo è quello di continuare il rilancio aziendale, garantendo e implementando i servizi erogati, i livelli occupazionali e il patrimonio sociale». Nel corso della giornata la società ha tenuto un consiglio di amministrazione straordinario nel corso del quale è stata analizzata la vicenda. Il management, come si può capire dal comunicato, vuole capire bene cosa c’è nelle carte e vuol far passare il messaggio che si tratta di vicende datate che non intaccano gli attuali vertici e, secondo indiscrezioni, si sta valutando una possibile uscita anticipata di Sassaroli, prossimo al pensionamento.

Inchiesta della Dda Le indagini, condotte, coordinate e dirette dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura di Perugia, sono state iniziate e portate avanti per oltre due anni dagli uomini del Nucleo investigativo di polizia ambientale e forestale del Cfs di Perugia, attraverso intercettazioni telefoniche ed ambientali, appostamenti, pedinamenti, perquisizioni e sequestri documentali e di materiale informatico, analisi e raccolta di numerose testimonianze, che hanno consentito di accertare l’esistenza di un’associazione a delinquere finalizzata al traffico ed alla gestione illecita di rifiuti, inquinamento ambientale, e numerose violazioni alle prescrizioni delle autorizzazioni ambientali.

Percolato affiora da sottosuolo Dalle indagini, supportate dagli accertamenti analitici di Arpa e da quelli geofisici del consulente tecnico nominato, ha permesso di accertare che l’inquinamento ha compromesso le acque del Torrente Mussino (che si trova nei pressi della discarica di Pietramelina) e i terreni limitrofi alla discarica in cui è stato rinvenuto percolato affiorante dal sottosuolo.

Raccolta effettuata «parzialmente» È inoltre emerso – si legge in un comunicato – che le operazioni di recupero di rifiuti poste in essere presso gli impianti di Pietramelina e Borgogiglione, gestiti da Gesenu e Tsa a favore della Gest srl (Raggruppamento temporaneo di imprese tra Gesenu spa, Tsa spa, Ecocave srl e Sia spa) aggiudicataria della gestione dei rifiuti urbani e speciali a favore di 24 Comuni ricadenti nell’Ati 2 (Trasimeno – Perugino – Marscianese – Tuderte), in forza di un contratto d’appalto valido per il periodo 2009 – 2024 del valore complessivo di circa un miliardo di euro, in realtà «non venivano effettuate o venivano parzialmente effettuate».

Discariche a rischio sismico Il consulente tecnico dell’Autorità giudiziaria ha inoltre rilevato, nel corso della sua attività, deficit di stabilità sia nella discarica di Pietramelina che di Borgogiglione che «rappresenta un rischio concreto, anche alla luce dei recenti eventi sismici». Per questo, l’Autorità giudiziaria ha provveduto ad informare le massime autorità regionali per le verifiche e l’adozione delle necessarie misure di sicurezza.

Truffa agli enti pubblici La Guardia di finanza, a sua volta, ha fornito, a partire dall’estate 2015, il proprio apporto specialistico, per gli aspetti economici e patrimoniali. Il Nucleo polizia tributaria della gdf di Perugia ha così sottoposto a una capillare e certosina analisi l’enorme mole di documentazione tecnica e amministrativa, acquisita dagli uomini della Forestale, nonché quella di natura contabile e commerciale, esibita alle Fiamme gialle dall’Ati 2, dai 24 Comuni interessati e dalle società coinvolte. Dalla disamina di oltre 400 mila formulari di carico/scarico di rifiuti e da oltre 10 mila fatture, i militari della gdf hanno constatato, tra l’altro, la commissione degli ulteriori reati di truffa aggravata ai danni di enti pubblici e di frode fiscale attraverso l’utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti. Ciò ha permesso di quantificare l’ammontare complessivo del profitto illecito da sottoporre a sequestro, sia come responsabilità amministrativa delle società coinvolte in fatti penali, sia come reati tributari, per un ammontare complessivo di oltre 27 milioni di euro.

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