Vigili del fuoco in azione (foto archivio Fabrizi)

Una premessa: Umbria24 aveva scelto di non dare la notizia del suicidio di una donna, avvenuto martedì in un appartamento in via Pinturicchio per motivi deontologici che vorrebbero tali casi di cronaca trattati con estrema cautela e per non rendere identificabile la persona, peraltro affetta da un disagio psichico. L’intervento del sindaco Wladimiro Boccali, però, rende il caso di pubblico dominio. In breve: la donna si è tolta la vita dopo aver tentato di incendiare il suo appartamento. Sul posto si sono portati 118, vigili del fuoco e carabinieri, che non hanno potuto che constatare il decesso.

L’intervento di Boccali Sul caso interviene il sindaco, a seguito di alcune polemiche che si sono innescate. Pubblichiamo la nota integralmente:

La tragica morte di una donna, morta suicida dopo aver cercato di dare fuoco all’appartamento di via Pinturicchio in cui viveva, è motivo di dolore per tutta la città, come sempre lo sono, o dovrebbero essere, le vicende che colpiscono le persone più fragili di una comunità. Vicende che pongono interrogativi molto seri su come e fino a che punto la comunità riesca a difendere queste persone e ad evitare che siano travolte, senza possibilità di recupero, in abissi di sofferenza che possono portare a gesti irreparabili.
Tutelare il sistema dei servizi, da quelli sociali a quelli sanitari e di salute mentale, diventa sempre più difficile, ma è fondamentale se si vuole non arretrare in civiltà.
Certamente questa morte viene vissuta con grande pena da parte di chi, nei servizi sociali, opera quotidianamente a contatto con queste persone, le conosce da anni, diventa una parte fondamentale della loro vita, anche tra mille problemi perché a volte questa interlocuzione è difficilissima.
Ciò premesso, anche in seguito ad alcune notizie riportate nelle cronache, vorrei fare qualche precisazione.
La donna era seguita costantemente dai servizi sociali del Comune, per quanto riguardava le competenze di questi ultimi, che esulano dagli aspetti sanitari e, in questo caso, di salute mentale. Abitava in una casa di edilizia pubblica e riceveva puntuali sussidi.
Con una certa frequenza si recava a Palazzo dei Priori e pretendeva sempre di parlare esclusivamente con il sindaco. L’avevo conosciuta quando ero assessore ai servizi sociali, e tutte le volte l’ ho ricevuta, anche derogando dalla agenda degli appuntamenti prefissati. In qualche circostanza è stato necessario allontanarla, ma soltanto quando la sua agitazione diventava incompatibile con la normale attività di una segreteria di un sindaco.
Altro aspetto: non è esatto dire che in quello stabile di Via Pinturicchio sono alloggiati, in appartamenti di edilizia residenziale pubblica, altri soggetti con problemi simili. Vi sono situazioni molto normali, in modo non dissimile da come può verificarsi in qualunque edificio privato.
In ogni caso, una storia dolorosa finita in modo drammatico. Una storia che mi tocca come persona e come sindaco.

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