La Procura regionale della Corte dei conti dell’Umbria ha chiesto la condanna al risarcimento di quasi 26mila euro euro nei confronti del titolare di un’azienda agricola. La richiesta, formulata a favore dell’Agea, l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura, riguarda la restituzione di fondi europei che l’accusa ritiene percepiti in modo indebito per gli anni tra il 2019 e il 2021. Il caso è stato discusso mercoledì di fronte alla Sezione giurisdizionale, presieduta da Giuseppe De Rosa.
Il caso Al centro del procedimento c’è l’utilizzo di alcuni terreni situati a Scheggia e Pascelupo. Secondo la ricostruzione, l’imprenditore ha perso il diritto d’uso di queste aree nel novembre del 2018, quando l’Agenzia forestale regionale ha interrotto il contratto d’affitto a causa del mancato pagamento dei canoni. Malgrado la perdita del titolo legale, l’agricoltore ha continuato a richiedere e ricevere i sussidi pubblici legati al programma di sviluppo rurale per gli anni successivi.
Buona fede La difesa ha insistito sulla buona fede dell’agricoltore, evidenziando che i terreni erano comunque occupati dal suo bestiame e quindi c’era una disponibilità effettiva dei luoghi. La difesa ha fatto riferimento a un precedente del 2017, quando un pagamento in ritardo aveva risolto una situazione simile, convincendo l’uomo che anche in questa circostanza la vicenda si sarebbe conclusa nello stesso modo. A sostegno è stata citata anche una sentenza del Tribunale di Urbino, che ha stabilito il non luogo a procedere per l’ipotesi di truffa aggravata perché il fatto non sussiste.
L’accusa Argomenti definiti privi di fondamento dal sostituto procuratore Francesco Magno, secondo il quale «la sola disponibilità materiale dei terreni non consente di ottenere i contributi», poiché le regole europee e nazionali impongono il possesso di un contratto valido e regolare. Secondo l’organo inquirente, l’imprenditore era pienamente consapevole della situazione, avendo ricevuto nel novembre 2018 una comunicazione formale sull’interruzione del rapporto d’affitto, che prevedeva la revoca automatica in caso di mancato pagamento per tre mesi. La Procura ha rimarcato che l’agricoltore aveva il dovere di verificare i propri requisiti e di aggiornare i documenti aziendali prima di inoltrare le domande di aiuto. Per questo motivo, Magno ha ribadito che «il convenuto ha deliberatamente evitato di accertare la propria legittimazione», escludendo qualsiasi ipotesi di errore incolpevole.
