L'ospedale di Spoleto

La Procura regionale della Corte dei conti dell’Umbria ha chiesto la condanna a un risarcimento di 35mila euro nei confronti di una dottoressa all’epoca dei fatti in servizio al pronto soccorso di Spoleto. La richiesta nasce da un presunto danno erariale legato al risarcimento pagato dall’Usl Umbria 2 a un paziente, dimesso in anticipo dopo il sospetto morso di una vipera. Il caso è stato discusso mercoledì di fronte alla Sezione giurisdizionale della Corte dei conti, presieduta da Giuseppe De Rosa. Secondo l’accusa, il medico avrebbe rimandato a casa l’uomo dopo appena cinque ore e mezza di osservazione, a fronte delle dodici previste dalle linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità, causandone il successivo ricovero in terapia intensiva e un forte stress post-traumatico.

Il caso I fatti risalgono al 21 giugno 2016. Il paziente era arrivato a Spoleto dall’ospedale di Cascia con il sospetto di essere stato morso da un rettile. Durante la permanenza in pronto soccorso, l’uomo aveva accusato vomito e dolori addominali, registrati nel diario infermieristico. Preso in carico dalla dottoressa intorno alle 20, era stato dimesso circa mezz’ora dopo con una diagnosi generica di morso di animale non identificato. Durante la notte le sue condizioni sono peggiorate, spingendolo il mattino seguente al pronto soccorso di Foligno, dove è stato intubato in rianimazione per una grave insufficienza respiratoria prima di ricevere il siero contro il veleno di vipera. Nel 2018 l’Usl ha chiuso la vicenda risarcendo l’uomo con 35mila euro.

L’udienza Nel corso dell’udienza, il sostituto procuratore Francesco Magno ha sostenuto la sussistenza della colpa grave. L’accusa ritiene che la dottoressa abbia sottovalutato i segnali clinici e la diagnosi di partenza formulata a Cascia. La Procura ha difeso la scelta dell’accordo economico con il paziente, ritenendolo congruo alla luce delle relazioni mediche che confermavano il danno psichico subìto dall’uomo. Da respingere, secondo la Procura, anche l’eccezione di prescrizione sollevata dalla difesa, ritenendo valida la lettera di messa in mora inviata nel 2020.

La difesa L’avvocato Giuseppe Sinatra, difensore della dottoressa, ha invece chiesto il rigetto della domanda di risarcimento, sollevando diverse obiezioni. Sinatra ha sostenuto che l’atto di messa in mora non fosse valido e che l’accordo con il paziente fosse in realtà un’operazione dettata da opportunità interne, dato che l’uomo era uno psicologo dipendente della stessa azienda sanitaria. Dal punto di vista medico, la difesa sostiene che il paziente fosse senza sintomi al momento delle dimissioni e che avesse insistito per tornare a casa. Inoltre, al San Matteo non era presente un protocollo specifico per i morsi di vipera.

Terapie identiche Il legale ha anche richiamato gli esiti del procedimento penale, poi archiviato, in cui una perizia escludeva che il paziente fosse mai stato in reale pericolo di vita. Senza questo elemento oggettivo, secondo la difesa cadrebbe anche la diagnosi di stress post-traumatico alla base del risarcimento. Secondo la ricostruzione della difesa, inoltre, le terapie necessarie sarebbero state identiche anche se il paziente fosse rimasto sotto osservazione a Spoleto. In subordine, l’avvocato ha chiesto la riduzione dell’addebito, ricordando le difficili condizioni di lavoro in pronto soccorso e l’affidamento che il medico aveva riposto nella stabilità del paziente.

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