di Fra. Mar.
Quattro anni e mezzo di reclusione per violenza sessuale e maltrattamenti in famiglia. Finisce così il processo di primo grado ad un 46enne perugino che, secondo il racconto della moglie, la obbligava ad avere rapporti sessuali contro la sua volontà impedendole di prendere sonno. Il tribunale lo ha anche condannato al pagamento di una provvisionale immediatamente esecutiva di 40mila euro: 30 mila alla moglie 10mila alla figlia.
Le accuse Secondo quanto ricostruito nel capo d’imputazione, l’uomo «maltrattava la moglie e i figli, sottoponendoli ad atti di violenza fisica, morale e psicologica, tenendo nei loro confronti atteggiamenti minacciosi, aggressivi e violenti». Nello specifico «sin dal primo anno di matrimonio (celebrato nel 1996)» avrebbe «offeso la donna, fino a sputarle addosso in segno di disprezzo». Secondo l’accusa inoltre avrebbe picchiato e minacciato la donna anche «dinanzi ai figli minori». Aveva «instaurato nella famiglia un vero e proprio clima di terrore, con violenti scatti di ira anche nei confronti dei figli», «minacciati e percossi con schiaffi e strattonamenti quando intervenivano in difesa della madre». Una volta la moglie e i figli furono «costretti a scappare di casa», poi la donna era stata «nuovamente picchiata quando era rientrata in casa su suggerimento dei carabinieri». E ancora, «nel luglio 2012, dopo aver ricevuto la lettera con cui la moglie lo intimava ad iniziare il procedimento di separazione, scoppiava a piangere e dinanzi al figlio afferrava un coltello, puntandoselo lungo alla gola e minacciava di uccidersi».
In aula Per lui il pubblico ministero aveva chiesto una condanna a sette anni di reclusione. L’avvocato Claudio Cimato che difendeva l’uomo attende le motivazioni per proporre eventualmente ricorso.
