di Francesca Marruco
E’ il momento delle lacrime. E’ il momento di salutare Luca per l’ultima volta. E’ quello per abbracciare mamma Ilvana e papà Bruno e dire loro che non saranno mai soli ad affrontare questa enorme tragedia. Ma la rabbia ribolle in chi non potrà più vedere il sorriso solare di Luca Rosi quando il vescovo esorta gli assassini a convertirsi e a «presentarsi anche alla giustizia degli uomini se non vogliono vivere con l’inferno dentro», la gente mugugna. «Ci vorrebbe la forca», bisbiglia un’anziana in lacrime alla vicina che aggiunge «li dovrebbero consegnare al popolo». E il popolo a salutare Luca è arrivato in massa: il cva di Ramazzano non ce la fa a contenere tutte le persone che sono venute a versare una lacrima davanti alla bara del loro concittadino.
Il vescovo: «La gente ha paura: abbiamo diritto a sicurezza» E’ lo stesso presule, mons. Gualtiero Bassetti ad interpretare in parte questo sentimento di un’intera comunità ferita e lacerata: «Dopo questi ripetuti episodi la nostra gente ha paura, soprattutto in periferia e nelle campagne. Noi abbiamo il diritto di vivere sicuri- ha detto durante l’omelia – , di ritrovarci in pace e tranquillità nelle nostre case. Lo diciamo sulla bara del nostro fratello Luca: episodi come questo non devono più ripetersi». «Le istituzioni pubbliche e le forze dell’ordine, che anch’esse hanno pianto dei morti su queste strade – ha ricordato il vescovo –, sono chiamate per la loro parte a prevenire e vigilare, perché la vita e i beni delle persone siano tutelati. Il male è male, bisogna dirlo con coraggio e chiarezza; ed occorrono, da parte di chi ha responsabilità, scelte veritiere e giuste».
LA FIACCOLATA: GUARDA IL VIDEO
LA FIDANZATA: «PENA DI MORTE» GUARDA IL VIDEO
Forze dell’ordine e istituzioni E di persone che hanno la responsabilità a Ramazzano ce n’erano in molte, a partire dalla presidente della Regione Catiuscia Marini, il sindaco di Perugia Wladimiro Boccali e il vicepresidente della Provincia Aviano Rossi. Molti i rappresentanti anche delle forze dell’ordine: presenti il comandante provinciale dell’Arma di Perugia, colonnello Angelo Cuneo, i cui uomini indagano incessantemente da sei giorni, il questore Nicolò Marcello D’Angelo, il prefetto Enrico Laudanna e il comandante provinciale della guardia di finanza Vincenzo Tuzi.
LA FOTOGALLERY DELLA FIACCOLATA
I gesti del dolore Tutti a lato dell’altare ascoltano assorti la richiesta del vescovo mentre fissano gli occhi di Mary e Mariagrazia arrossati da un pianto che non vuole finire. I visi della fidanzata e della sorella di Luca Rosi sono maschere di pianto. La sorella si alza più volte per andare ad accarezzare la bara in cui il fratello è stato chiuso per sempre. Accanto a lei è seduto il piccolo Lorenzo, che ha visto uccidere lo zio in quella notte di follia. Entrando Mary bacia la foto in cui il suo Luca è sorridente. Fotogramma di una vita che non tornerà più. Il dolore è troppo grande. A pochi passi dalla donna per cui Luca ha dato la vita siedono i genitori del bancario. La madre non toglie mai gli occhiali da sole. Il padre, il volto di una persona perbene con un peso troppo grande da sopportare, fissa quella bara mentre piange silenziosamente.
LA NOTTE DELL’OMICIDIO: LA FOTOGALLERY
L’amico: «Non tolleravi i soprusi, hai consacrato il tuo modo di essere» Un dolore composto, che si impasta con una rabbia troppo forte per essere lasciata fuori dalla porta. «Perché? – chiede la madre piangendo prima della celebrazione – . Era un ragazzo buono. Perché lui?». Un dolore troppo difficile da digerire: «Non tolleravi i soprusi e le ingiustizie – dice un amico leggendo una lettera della squadra di calcio prima della messa -. Eri sempre pronto ad aiutare e confortare il prossimo e con il tuo ultimo gesto hai consacrato il tuo modo di essere».
IL VIDEO IN PRESA DIRETTA DELLA NOTTE DELL’OMICIDIO
Il vescovo: «Malessere deriva da disordine morale profondo» «È inevitabile il senso di sdegno – ha detto anche il vescovo durante la sua omelia -, che si unisce al senso di impotenza e di paura. Siamo sconvolti, per questo brutale assassinio, per queste incursioni di violenza nei nostri ambienti per loro natura pacifici e solidali. Violenza improvvisa e inattesa ma forse favorita da quel degrado morale e sociale che sta devastando la nostra civiltà, aggredendo le coscienze dei più fragili e rendendo tutti insicuri e a rischio. C’è un malessere diffuso che non nasce tanto dalle difficili condizioni di vita, ma da disordine morale profondo, soprattutto da arroganza, da bramosia di denaro, da disprezzo della persona e della vita umana».
IL VIDEO DELLA CAMERA ARDENTE PRIMA DEI FUNERALI
La bara di Luca salutata da un lungo applauso La vita di Luca è stata spezzata da una ferocia inaudita. E ora di lui non restano che ricordi e desideri: il canestro che lui aveva voluto costruire, quella foto in cui sorride appoggiata sopra alla bara di legno chiaro ricoperta da due composizioni di rose rosse, un peluche regalato per l’ultimo viaggio e molte maglie di squadre di calcio. Una delle passioni di Luca. «Ti auguro che tu possa allenare la squadra di calcio del paradiso», legge l’amico prima della messa. E sono proprio i ragazzi della squadra del Ramazzano che caricano la bara a spalla e la portano fino al piccolo cimitero accompagnati da lacrime e applausi. Luca è morto da eroe, ma nessuno avrebbe mai voluto piangerlo. E non basta pensare che «Luca continua a vivere in mezzo a noi in un modo che non possiamo capire», come ha detto il parroco di Ramazzano. Per questo, asciugate le lacrime, tornano la rabbia e la paura, accompagnate da una flebile speranza: quella di vedere presto le belve dietro le sbarre.


