Il capo Squadra mobile Marco Chiacchiera

L’operazione Shoew Must go on aveva reso il via da una capillare analisi dei dati emersi dalla quotidiana attività investigativa e di indagine della sezione criminalità diffusa della squadra mobile, diretta da Marco Chiacchiera e coordinata da Roberto Roscioli, volta a ricostruire nel dettaglio varie dinamiche relative allo spaccio di piazza su Perugia. In particolare, l’arresto di un giovane pusher tunisino, Djaiz Maher, (particolarmente attivo nell’illecita attività di spaccio di cocaina ed eroina sulla “piazza” del centro città) aveva consentito di isolare un importante canale internazionale di spaccio che aveva di fatto alimentato, negli anni e per larga parte, i gruppi che gestivano l’attività di vendita al minuto delle predette sostanze stupefacenti. Su iniziativa della Procura della Repubblica, con il sostituto procuratore Manuela Comodi, è stata svolta un’attività di intercettazione telefonica che ha consentito di focalizzare, in modo chiaro, alcuni dei suddetti gruppi, non senza fornire, peraltro, ulteriori elementi per la ricostruzione dell’intera rete di spaccio locale, in continua evoluzione.

L’indagine Procedendo nell’ascolto delle migliaia di telefonate, aumentavano progressivamente le utenze sottoposte ad intercettazione e, conseguentemente, si delineava, con progressiva evidenza, la presenza di una sempre più nitidamente delineata organizzazione criminale, dedita alla costante distribuzione, in questo territorio, di eroina e cocaina. L’indagine aveva permesso di individuare tre gruppi operativi nel perugino: un primo gruppo attivo nella zona di via Cortonese, un secondo gruppo attivo nelle zone di Ponte San Giovanni e Ponte Felcino, un terzo gruppo attivo nella zona dell’Alto Tevere nonché, in Perugia, nelle zona di Madonna Alta e Fontivegge.
All’esito dell’indagine, con l’operazione conclusiva, sono state emesse 34 misure di custodia cautelare in carcere e 2 dell’obbligo di dimora a carico di altrettanti soggetti. Le misure vennero eseguite a Perugia, Città di Castello (Pg), Spoleto (Pg), Arezzo, Anghiari (Ar), Badi Tedalda (Ar), Empoli (Fi), Como, Barcellona Pozzo di Gotto (Me) e Roma.

Latitante Tra i soggetti ancora latitanti, vi era il referente livornese del sodalizio criminale, Habibi Abdelkader, tunisino del 1975, domiciliato a Livorno: il soggetto, pluripregiudicato per reati specifici e particolarmente noto alle forze dell’ordine in quanto pienamente inserito nel mondo del traffico di stupefacenti, costitutiva un vero e proprio punto di riferimento, a Livorno, per i suoi “colleghi” perugini. Una collaborazione continua ed affidabile, consolidatasi ulteriormente quando i “perugini”, sotto assedio a causa dei continui arresti della squadra mobile, nel corso dell’indagine, furono costretti a “riparare” in altre piazze, tra cui la stessa Livorno, in cerca di luoghi erroneamente ritenuti più sicuri per i loro traffici.

Il personaggio Habibi, che per gli affari si faceva chiamare “Ayari”, nel corso dell’attività investigativa, era monitorato in ogni suo spostamento: identificato nel giugno 2012, intratteneva una relazione sentimentale e “commerciale”, per via della fornitura di sostanze stupefacenti, con una coetanea livornese tossicodipendente, con la quale era solito frequentare SPA e centri benessere.
Nelle sue comunicazioni telefoniche con i suoi “collaboratori” o direttamente con i clienti, ostentava una certa eccessiva “sicurezza”, dato che, pur non alludendo esplicitamente alla droga, risultava però abbastanza agevole agli investigatori comprenderne il contenuto: il tunisino parlava spesso di “spesa” (es. “la spesa è sotto il letto…”) o di “vento” (ad indicare l’”hashish”). La scorsa domenica, a Livorno, dopo mesi di ricerche ed appostamenti a cura delle Squadre Mobili di Perugia e Livorno, il latitante è stato individuato nei pressi di un bar che, con grande circospezione, frequentava convinto di non essere mai scovato dalla polizia. Una volta notificata l’ordinanza di custodia cautelare relativa all’indagine in narrativa, è stato accompagnato presso la locale Casa Circondariale.