di Ivano Porfiri
Perugia non ci sta a essere dipinta come «connivente» con chi smercia droga e per dimostrarlo il Comune si costituirà parte civile nei processi contro i trafficanti di morte. Il sindaco Wladimiro Boccali ha convocato la stampa per reagire dopo l’inchiesta su «Perugia capitale dell’eroina», andata in onda nella trasmissione ‘Gli Intoccabili’ di La7. Ma anche per chiamare in causa chi deve fare di più: inquirenti e magistrati da un lato e cittadini perugini dall’altro.
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«Non mi sveglio adesso» «Non mi sveglio certo adesso – dice il sindaco -. I miei due anni da sindaco dimostrano come abbia emanato ordinanze di chiusura locali e abbia fatto controllare appartamenti. Bisogna fare di più, soprattutto con provvedimenti mirati: tutti però devono agire, non solo il Comune». Boccali non ci sta, dunque, a farsi mettere all’angolo, come è avvenuto nel corso della trasmissione di Gianluigi Nuzzi. «Si punta il dito sempre contro il sindaco. Ma se uno spacciatore condannato è libero perché si chiede come mai al sindaco e non al magistrato che lo ha liberato? Ognuno deve assumersi le sue responsabilità intorno a un fenomeno come la droga che è innegabile e che sono contento sia stato di nuovo portato sotto i riflettori perché è ora di agire».
Città connivente? No, grazie «Rifiuto categoricamente la definizione Perugia come città connivente», dice Boccali. Il sindaco rivendica di aver «più volte chiamato la città a reagire, a non accettare queste presenze e la stragrande maggioranza dei perugini li tiene fuori dal proprio esercizio commerciale e non affitta loro appartamenti. Certo, c’è chi lo fa ma la magistratura e le forze dell’ordine devono essere più incisive». Però dall’inchiesta è emerso un sostrato di perugini che lucra sul fenomeno droga. «Vanno colpiti – dice Boccali – noi li stiamo contrastando già da due anni. Però va chiarito che Perugia non è solo questa, è una città civile che va aiutata a risolvere un problema».
«Lotta senza quartiere per 2 anni» Boccali lancia quindi due appelli. «Ho detto al procuratore capo e lo dico anche ai ministri dell’Interno e della Giustizia che bisogna fare di più, affinare le tecniche investigative: avviare due anni di lotta senza quartiere, anche colpendo di più i clandestini. Un Cie spaventa più della galera gli spacciatori perché in carcere hanno chi li assiste. Qui un Cie non si può fare ma con la questura da 3 mesi stiamo portando decine di clandestini nei Cie. Tuttavia ciò non basta». Il secondo appello è ai perugini. «La cittadinanza deve mobilitarsi tutta. La stragrande maggioranza dei perugini già combatte quotidianamente il crimine, ma la mobilitazione deve essere collettiva».
Comune parte civile Per dimostrare «politicamente» che la città è attiva, il Comune inizierà a costituirsi parte civile nei processi contro i trafficanti attraverso quattro legali che lavorano su questo progetto da oltre un anno: Francesco Caruso, Adriana Faloci, Giacomo Leonelli (anche presidente del consiglio provinciale) e Gabriele Stafficci. «Non in tutti i processi ovviamente – spiega Boccali – ma in quelli principali, come abbiamo già fatto per i reati legati alla prostituzione: è un segnale politico forte che vogliamo lanciare».
Martedì il banco di prova «Ci sono i presupposti legali – spiegano i quattro legali – come alcune sentenze dimostrano». Martedì il primo appuntamento, in cui Adriana Faloci chiederà di partecipare a nome del Comune nel processo a 12 persone per un grosso traffico di eroina e cocaina dal Belgio all’Umbria. «Il Comune di Torino è stato ammesso al processo per il cosiddetto ‘Toxic park’ – dice Faloci – quindi siamo ottimisti». Gli avvocati agiranno senza oneri a carico del Comune.


Questo è uno dei capolavori della Giovanardi-Fini e fa parte dei meriti di Serpelloni del DPA “Dipartimento politiche antidroga”
Hanno combattuto tenacemente (in preda alle loro folli ideologie e foraggiati da case farmaceutiche e comunità di recupero) contro i consumatori di cannabis, abbandonando a se stessi e all’invasione dell’eroina un numero enorme di giovani italiani.
Questa legge, che parifica la marijuana alle droghe pesanti “stupefacenti come eroina e cocaina” ha avuto come unico risultato, il portare le nuove generazioni “che si sarebbero limitate ad un uso occasionale di cannabis” al consumo di grandi quantità di alcolici, cocaina e (soprattutto) all’eroina.
Grafico Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (OEDT) 2009 Cannabis “marijuana”
Cap. 3 (Cannabis) – graf. 3 – pag. 46
http://www.emcdda.europa.eu/attachements.cfm/att_93236_IT_EMCDDA_AR2009_IT.pdf
Nonostante la legge più severa, in Italia, le persone che si accostano alla marijuana sono in crescita quasi verticale “linea arancio”.
La tendenza prosegue nel 2010, arrivando quasi a toccare l’incremento del 25%, il top dei paesi europei.
Mentre nei Paesi Bassi (con l’Olanda, la patria dei Caffee-shop) l’indice dei consumatori è stabile da 10 anni “linea blu scuro”, anche in Danimarca Ungheria e in tutti i paesi più permissivi è stabile o in leggero calo.
Se a questi “complici involontari della mafia”, gli interessasse veramente la salute dei nostri figli, essi direbbero: “ragazzi non vi drogate, ma se lo fate usate le droghe meno pericolose” e depenalizzerebbero la coltivazione di poche piante di marijuana e il suo uso personale, abbassandone i prezzi, togliendo il monopolio alla mafia e alla malavita tunisina e marocchina.
La siccità e la crisi che non preoccupa i narcotrafficanti:
http://www.fuoriluogo.it/blog/2012/01/31/la-siccita-che-non-preoccupa-i-narcotrafficanti/
“La crisi della marijuana non provoca però un indebolimento dei narcos, che puntano a produrre soprattutto droghe sintetiche, più veloci e facili da produrre e trasportare, oltre che economicamente molto più vantaggiose. Una tonnellata di marijuana infatti rende ai narcotrafficanti circa 230mila euro mentre una di metanfetamine arriva a quasi 18 milioni di euro.”
Ad oggi la metanfetamina o il crack non sono ancora arrivati in modo aggressivo sul mercato italiano, ma d’ora in avanti, dovremo preoccuparci seriamente e non solo del record nel ritorno dell’eroina in Italia.
Dobbiamo considerare che rispetto alla marijuana, queste sostanze sono infinitamente più pericolose ed incontrollabili: inoltre, la lotta alla marijuana “e i suoi derivati”, toglie un’enorme quantità di risorse alla polizia e alla giustizia (grande uso di personale di polizia “alla ricerca di pochi grammi di marijuana” e grande allargamento dei tempi processuali), per lotta contro questi altri stupefacenti, ben più pericolosi, facili da produrre, trasportare e altamente remunerativi per gli spacciatori: (Uno spacciatore di eroina o metanfetamine può guadagnare 10/12.000 euro al giorno, mentre chi spaccia “fumo” hashish, guadagna “con grande rischio personale” poche decine di euro).
Rispettare le regole quando sono giuste
Poi ci sono anche i criminali, quelli che non rispettano gli altri, come ci sono quelli che non rispettano le regole del traffico “ma ci sono le regole del codice di guida, giuste e non coercitive”: Quando si infrangono si viene puniti, ma adesso, nel campo dell’uso di cannabis, vige la completa anarchia e il completo soppruso.
Si punisce chiunque, consumatori, coltivatori e spacciatori, per piccole e grandi quantità.
Come se la polizia stradale fermasse chiunque, a caso, e punisse per aver superato di 5 km la velocità anche un mese prima di allora: Punendolo allo stesso modo di chi, un momento prima ha ingaggiato una gara di velocità e a causa del suo comportamento, ha ferito e ucciso pedoni innocenti.
Allora creando delle regole giuste, come esistono in molti paesi Europei, permettendo a persone maggiorenni il possesso “depenalizzato” di medio/piccole quantità di cannabis per uso personale, il permesso “sempre con le stesse regole, finalità e a persone incensurate” di auto-produrre poche (3/6) piante di cannabis, magari anche con un patentino come si fa nel caso della caccia.
La detenzione di armi da caccia “come nel caso della marijuana” non comporta necessariamente il danneggiare altre persone e chiunque possiede un arma da caccia si vedrà bene dal prestarla e dall’usare quest’arma per fare una rapina: Allo stesso modo chi ha ottenuto il permesso di coltivare la propria marijuana starà molto attento “per non perdere questo privilegio” a non compiere reati, alla sua condotta di guida e anche alla serietà sul lavoro.
In questo modo, si avrà un reale controllo, non invasivo della privacy da parte dello stato, ma allo stesso modo, lo stato otterrà statistiche reali su pericolosità civile e sociale di chi fa uso di marijuana.
Questo può essere fatto soltanto se cominciamo a non considerare come appestati tutti coloro che consumano marijuana, soltanto perché al momento, questa viene considerata una sostanza illegale e vedere se ha parità di danni alla salute non debbano essere riviste le opinioni su alcool e tabacco.
Perché, per esempio, non viene scritto “chiaramente” sulle bottiglie di vino che “l’alcool uccide e che sono milioni gli europei che muoiono ogni anno a causa del bere!”?
Tanto più che queste avvertenze non sarebbero necessarie per la marijuana, dato che da cinquemila anni non sono stati registrati decessi a causa del suo consumo e che l’aspirina ha un LD-50 di 1:20 “mille volte più mortale della marijuana”.
Sarebbe sufficiente invitare chi la consuma alla moderazione e a una maggiore attenzione alla guida.
Proibire è uguale a incoraggiare!
Se lo stato italiano avesse un briciolo di cervello e guardasse alle esperienze di alcuni paesi del Nord-Europa: Capirebbe che proibire serve soltanto ad aumentare il desiderio di trasgredire alle regole, questo lo sa benissimo chi ha dei figli e anche non avendoli sarebbe stato sufficiente guardare al periodo del proibizionismo americano.
Grazie a questi falsi moralisti, pieni di ideologie integraliste e faziosi preconcetti: A breve avremo un paese pieno di giovani disoccupati, disperati e tossicodipendenti-eroinomani.
Un popolo di ragazzi pronti a tutto, in cerca di un modo qualsiasi di procurarsi denaro per la loro dose di eroina quotidiana, torneranno di moda anche le overdose, le siringhe e l’AIDS: Aumenteranno in modo esponenziale i detenuti tossicodipendenti, i reati di furto, le rapine e gli scippi.
Mentre se i giovani avessero il permesso di coltivare, per uso personale, un po di marijuana avrebbero un comportamento estremamente rispettoso delle regole, starebbero attenti a non perdere questo diritto, a non compromettere la loro situazione e la loro condotta potrebbe essere realmente controllata.
Per quanto riguarda chi sta già usando l’eroina, anche in questo caso l’Olanda fa scuola, mentre l’attuale ipocrisia italiana “dello struzzo scandalizzato” sarà la nostra fine, ce ne accorgieremo soltanto quando le vittime saranno i nostri stessi figli e nipoti.
Nessuno tra i consumatori d’eroina dirà mai “la droga fa schifo”, a meno che non gli viene offerto qualcosa di altrettanto desiderabile, questo dipende da un’educazione sbagliata, dai media e dalle famiglie “nessuno può chiamarsene fuori”.