di Fra. Mar.

Dieci ordinanze di custodia cautelare in carcere e cinque con l’obbligo di dimora sono state eseguite stamattina dai carabinieri della compagnia di Perugia nell’ambito di un’operazione antidroga denominata “No holiday”. I militari, durante l’indagine partita due anni fa, hanno sequestrato in tutto 5 chili di hashish, circa 290 grammi di cocaina e 50 grammi di marijuana.

Sequestri Destinatari delle ordinanze di custodia cautelare sono uomini italiani, marocchini, tunisini e albanesi. Tra gli arresti effettuati nel corso delle indagini, c’è quello di un 21enne marocchino fermato alla stazione di Perugia con 120 ovuli contenenti hashish e cocaina per un totale di un chilo di droga. Sempre nel corso delle indagini vennero sequestrate circa 20mila euro, altre 4mila sono state sequestrate stamattina nel corso dell’esecuzione delle ordinanze di misura cautelare. I militari della compagnia di Perugia, insieme a quelli della sezione di polizia giudiziaria, in particolare hanno arrestato dieci stranieri, due dei quali erano già in carcere. Il traffico di droga partiva dal Marocco, e poi attraverso la Spagna arrivava in Italia, per essere poi venduta in tutta la provincia di Perugia e, principalmente, nelle zone di Ponte San Giovanni, Villa Pitignano e di quartieri del centro storico, per un volume d’affari di decine di migliaia di euro.

Chi sono i pusher Le persone coinvolte, in molti casi con precedenti penali specifici, in Italia da anni e in regola con il permesso di soggiorno, in alcuni casi gestivano anche dei bar e dei locali pubblici  in cui avvenivano le vendite. In particolare, il gruppo vendeva la cocaina a 70 euro al grammo. Per chiederla parlavano di vino bianco, mentre il bicchiere di vino rosso era per comprare l’hashish.  I pusher, tutti con ruoli intercambiabili all’interno dell’organizzazione che non era gerarchizzata, usavano quindi un linguaggio per nascondere i loro veri affari, ed ecco quindi che parlavano di “bevutina” o “birretta” per riferirsi a mezzo grammo di cocaina; “5 punti” o “cinquina” per indicare 5 grammi di cocaina; “bianca” o “nera” per indicare la natura della sostanza, cocaina o hashish.

La genesi L’indagine nacque per una segnalazione arrivata ai carabinieri della stazione di Ponte Pattoli per una serie di furti in abitazione avveunti tra la fine di dicembre 2012 e l’inizio di gennaio 2013 nelle zone di Farneto di Colombella e Ponte san Giovanni. I militari, nelle loro indagini, notarono quindi un’Alfa Romeo 156, condotta da un noto pregiudicato albanese e da lì iniziarono a seguirlo, arrivando poi a dirimere tutta la matassa del traffico di droga dal Marocco di cui il 40enne albanese era un coordinatore.  L’uomo, anche se sottoposto alla misura degli arresti domiciliari per analoghi reati, organizzava gli approvvigionamenti sia della cocaina che dell’hashish gestendo anche la successiva distribuzione sul territorio e i proventi, avvalendosi della fidata collaborazione del giovane nipote 24 enne. Inoltre l’albanese per individuare i fornitori di stupefacente si avvaleva di un suo connazionale, il quale a sua volta intratteneva rapporti con un domenicano e un marocchino per l’approvvigionamento di hashish.

Indagine L’indagine, non facile, si è, dunque, dipanata in una sorta di mosaico investigativo giungendo, pian piano all’identificazione dei fornitori e ad altri spacciatori operanti nel territorio perugino.  Nel corso degli accertamenti è stato anche individuato un 37enne marocchino, un vero e proprio intermediario nell’attività di importazione di hashish dall’estero, che, avvalendosi della complicità dei propri fratelli residenti rispettivamente in Marocco e in Spagna, organizzava i “viaggi” di considerevoli quantitativi di hashish da rivendere in Umbria. Proprio al termine di uno di questi viaggi, un 21enne marocchino, al rientro in Italia, controllato alla stazione ferroviaria di Perugia, dopo essere sceso dal treno proveniente da Milano, venne arrestato poiché trovato in possesso di 120 ovuli di hashish, per un peso complessivo di 1 chilo. In più viaggi, il 37enne marocchino con il concorso dei suoi fratelli all’estero e di altri complici in Italia, di cui tre connazionali e tre italiani, tra il mese di luglio e quello di novembre 2013 ha importato complessivamente 3,5 chili di hashish.

Vendita a Perugia Nel territorio perugino il mercato della cocaina era direttamente gestito dal 40enne albanese, mentre quello dell’hashish era demandato ai magrebini. I due gruppi, albanese e marocchino, provvedevano quindi a rifornirsi di cocaina e hashish dall’estero, per poi provvedere, grazie ad una fitta rete di contatti, allo smistamento della droga verso altri pusher, oppure provvedendo direttamente alla cessione ai consumatori.  Anche minorenni, e infatti i pm titolari delle indagini Massimo Casucci e Mario Formisano contestano loro anche l’aggravante per aver ceduto la droga ai minorenni.

Controllo territorio In conferenza stampa, il colonnello Giovanni Mele e il capitano Luca Vasaturo hanno voluto evidenziare che è «attraverso il controllo del territorio che si può arrivare ad indagini importanti come questa».

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