di Francesca Marruco
«Perdonami ho sbagliato. Ti amo tantissimo» diceva un messaggio contenuto in un cuore disegnato con la vernice bianca che qualche anno fa comparve sull’asfalto di una strada di Perugia. Non era un innamorato che aveva discusso con la sua fidanzata e chiedeva perdono. Era Matteo Cincini, il ragazzo in carcere dal 24 dicembre scorso per aver picchiato e violentato una ragazza dopo una serata in discoteca, che lo aveva scritto per la sua fidanzata di allora: dopo averla colpita con un pugno in piena faccia mentre andavano fuori per un weekend.
Sono in due o tre Sono in due, forse anche tre, le ragazze che dopo l’arresto di Cincini si sono presentate agli inquirenti per denunciare che anche loro hanno subito la furia di quel ragazzo che ha picchiato e umiliato giovani in cerca solo di una relazione e di un po’ di magia. E che adesso, complici le sbarre di una cella di Capanne hanno meno paura a denunciare.
Le violenze e poi le scuse Una sua ex fidanzata ha raccontato moltissimi episodi di violenza iniziati con un pugno in piena faccia, apparentemente senza motivo mentre si trovavano in macchina e andavano fuori per un weekend. Episodi andati avanti nonostante lei avesse provato a non vederlo più. Lui non demordeva, le mandava fiori al lavoro e le aveva scritto un messaggio sull’asfalto della strada. Dopo poco decise di rivederlo anche perché se lo ritrovava ovunque.
Il labbro spaccato e la minaccia Anche in questo caso esce dalla sua macchina con un labbro rotto e con una minaccia che le risuona in testa: «Non devi dire niente ai tuoi genitori, devi continuare a stare con me altrimenti ti ammazzo». Lei ha resistito per molto, troppo tempo senza dire niente. Alla fine sono stati i familiari ad accorgersi di qualcosa. E ad allontanarla definitivamente da lui. Lei da sola non ce l’avrebbe mai fatta.
La paura La paura è il tratto in comune di queste tre giovani terrorizzate da Cincini che per tanto tempo non hanno detto nulla. Pensavano che nessuno avrebbe potuto fare nulla per loro e si vergognavano della loro situazione. Adesso che lui è dentro e non potrà più nuocere loro però, hanno deciso che è tempo di farsi vive.
La testa contro il camion e il rapporto sessuale E allora si scopre di quando una sera della festa della donna aveva rintracciato la sua fidanzata che doveva uscire con le amiche, l’aveva attirata in un parcheggio con una scusa e aveva iniziato a picchiarla brutalmente sbattendole la testa contro un camioncino. Tanto forte da farla svenire. Non la portò neanche in ospedale, la caricò nella sua macchina, aspettò che si riprendesse poi la costrinse ad avere un rapporto sessuale con lui.
Tipico atteggiamento violento Una ragazzo che negli anni ha picchiato e chiesto scusa, umiliato e lasciato bigliettini per riconquistare le sue vittime. Un ragazzo che davanti agli altri si comportava normalmente, in modo socievole, ma che poi in privato diventava una furia. Che forse con una denuncia al momento giusto poteva essere arginata.


Io spero che gli diano almeno 20 anni di galera, perchè se questo esce posso solo immaginare che ci sarà un’altro femminicidio nel nsotro Paese.
Non capisco perchèquesta violenza, si punta sempre il dito contro marocchini, rumeni e musulmani ma poi si scopre che gli italiani spesso possono essere anche molto ma molto più violenti.
Infatti sono passati solo 15 giorni dal 2012 e ne sono morte ammazzate ben 12 donne!
Perchè questo maschilismo (anzi misoginia)? di chi è la responsabilità?
Non vi va bene che la donna sta prendendo semrpe più consapevolezza e si stia emancipando? se no non vedo altri motivi, siete rimasti all’età della pietra!