(foto archivio Troccoli)

di F.M.

Sempre più spesso al giorno d’oggi i genitori se la prendono con gli insegnanti se sgridano i loro figli. A volte esagerando per difendere figli che forse avrebbero bisogno di qualche regola in più. Quando invece però, come potrebbe essere accaduto in questo caso, i mezzi di correzione di un comportamento negativo tenuto da un bambino, diventano essi stessi ancora più negativi, il disvalore di una scelta educativa si  può trasformare anche in reato.

16 parti civili E, a processo per abuso dei mezzi di correzione, c’è una 40enne maestra supplente che all’epoca dei fatti insegnava nel Tuderte denunciata e finita alla sbarra perché avrebbe punito i bambini con il gioco del somarone. In pratica, il bambino che si è comportato male viene messo al centro di un cerchio formato da tutti gli altri. E poi tutti gli altri, a turno, gli tirano le orecchie, e lo deridono, umiliandolo. Sono in sedici i genitori che si sono costituiti parte civile  con l’avvocato Nadia Trappolini nel procedimento che si sta celebrando dinanzi al giudice Marco Verola, rinviato lunedì mattina al prossimo anno.

La storia emerse perché un bimbo tornò a casa con le orecchie rosse e raccontò quello che era accaduto ai genitori. La denuncia scattò immediatamente e a quel punto la bidella raccontò di essere entrata in classe e aver visto un’altra volta lo stesso ‘gioco’. Tanto che le parti civili sono ben sedici. All’epoca dei fatti le prove vennero raccolte esclusivamente sentendo genitori e bidella. Nessuna telecamera come è accaduto in qualche altro caso in Italia. La maestra, difesa dall’avvocato Chiara Lazzari, ha sempre respinto le accuse dicendo che si trattava solo di un gioco e che i bambini non erano né umiliati né maltrattati.

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