di Francesca Marruco
Oltre 165 ore di assenza dal posto di lavoro negli uffici della Provincia di Perugia mentre risultavano presenti e col badge timbrato. Oltre 2.350 euro di soldi percepiti indebitamente ello stipendio. E’ per questo che, con l’accusa di truffa continuata, sono stati rinviati a giudizio sei dipendenti della Provincia di Perugia che nel 2009 vennero pedinati dai carabinieri che li pizzicarono mentre si allontanavano dal luogo di lavoro nonostante risultassero presenti.
A processo La sentenza di rinvio a giudizio è stata emessa dal gup Alberto Avenoso giovedì pomeriggio, dopo che il pm Giuseppe Petrazzini lo aveva chiesto in udienza. Lo scandalo dei sei dipendenti della Provincia era esploso nel 2009. I sei erano finiti al centro di un’inchiesta scattata dopo che l’anno precedente un’altra dipendente, sempre della Provincia, era stata beccata ad andare in piscina in orario di lavoro. I militari li hanno pedinati, fotografati e ripresi, oltre che controllati col gps e hanno appurato che o timbravano e poi uscivano, oppure qualcuno formava per loro.
Al bar e dall’estetista Secondo quanto avevano potuto appurare i carabinieri, i sei andavano dovunque: dal centro estetico al bar, ai locali da gioco, al supermercato e anche a casa. Una dipendente era stata beccata ad andare dall’estetista in orario di lavoro, quattro lavoro in una settimana. Quando nel 2009 vennero arrestati, qualcuno di loro cercò di spiegare che lo faceva per ‘necessità’. Chi non sapeva con chi lasciare i figli, chi non aveva i soldi per pagare una badante che si prendesse cura della mamma malata, chi infine, si lamentava del parcheggio troppo caro e disse di essere stato costretto a uscire per spostare l’auto e metterla in un parcheggio non a pagamento. Ci fu anche chi disse che non c’erano controlli da parte dei superiori.
A giudizio I sei, (Jacqueline Moretti, Loretta Picchioni, Marcella Cresti, Cristiana Buratti, Valerio Fabrizio, e Enrico Masciolini) difesi tra gli altri dagli avvocati Francesco Falcinelli, Simone Pillon, Barbara Romoli e Lino Ciaccio, finirono anche agli arresti domiciliari. La Corte dei Conti invece, che ovviamente ha visto un danno erariale in questa storia, aspetta la definizione dell’iter giudiziario prima di entrare in scena.

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