di Francesca Marruco
Hanno stimato che in una settimana riuscivano a piazzare circa 150 grammi di cocaina, per un guadagno medio settimanale che si aggira intorno ai 10 mila euro. Vendevano solo cocaina i cinque spacciatori, tre albanesi, un rumeno e un sudamericano, arrestati dai carabinieri del reparto operativo del comando provinciale di Perugia nell’ambito dell’operazione «Pallotta». Uno di loro invece è stato arrestato per sfruttamento della prostituzione: faceva battere la moglie e la cognata e le obbligava a vessazioni continue.
Gli arrestati Le cessioni infatti, secondo quanto hanno potuto documentare i militari che li hanno pedinati, ascoltati e infine arrestati, avvenivano tutte in via della Pallotta. In manette sono finiti Sota Rozafat, 26 anni, Greca Gramos, 29 anni, Sokolaj Besim, 35 anni, del romeno Mihnea Vasile, 29 anni, e del 28enne dominicano Castillo Santos Juan Carlos e Lato Proletar. Un’«organizzazione orizzontale» l’hanno definita il comandante del reparto operativo, tenente colonnello Pierugo Todini , e il comandante del nucleo investigativo, capitano Giovanni Rizzo durante la conferenza stampa tenuta per dare conto dei dettagli degli arresti.
L’inizio dell’indagine L’indagine è iniziata nel marzo del 2011 da un sequestro di cocaina portato a termine dai carabinieri di Todi. In quella circostanza l’acquirente aveva riferito di aver ricevuto la sostanza «da un ragazzo albanese … davanti al bar Parigi in via della Pallotta …» I carabinieri lo hanno poi identificato in Sota Rozafat.
La scheda sim Da lì i militari hanno avviato una complessa, articolata e prolungata attività di indagine, svolta con mezzi tecnici ma anche con numerosissimi servizi sul territorio, che ha permesso di ricostruire con precisione i canali e gli attori dello smercio quotidiano: con modalità sempre diverse e cambiando spesso le utenze telefoniche utilizzate e addirittura l’abitazione Sota si avvaleva di volta in volta dell’ausilio di Mineha e di Sokolaj e di Castillo. «L’importante – ha spiegato il capitano Giovanni Rizzo – era che qualcuno rispondesse a quella particolare scheda sim. Non importava che non fosse Sota, i clienti si fidavano talmente di lui che anche i suoi sostituti potevano andare bene».
Gli approvvigionamenti Per procurarsi la cocaina purissima da tagliare e riversare sulla strada, Sota era solito rivolgersi ad altri albanesi tra cui Greca Gramos che, oltre a spacciare per proprio conto ad una folta clientela di tossicodipendenti italiani nella zona di San Sisto, lo riforniva periodicamente e con il quale in almeno un paio di occasioni aveva effettuato dei viaggi in Toscana per acquistare partite di stupefacenti. Ed è possibile che le ulteriori fasi che potrebbero svilupparsi da questi arresti, definiti «un primo filone» dai carabinieri, che hanno eseguito ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip Alberto Avenoso su richiesta del pm Gemma Miliani, potrebbero andare proprio nella direzione di provenienza della droga.


lato PROLETAR, un nome, un programma, una feccia.