di Maurizio Troccoli
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Ha tutti i contorni della pista satanica l’indagine avviata per fare verità sulle ostie rubate nella chiesa di Monterone, che è agli atti dell’indagine avviata dalla Curia perugina. Chi risponde alle domande di Umbria24 preferisce rimanere anonimo, ma è l’uomo che aiuta la Curia a vederci chiaro sul fenomeno, studiando, da anni, il mondo dell’occulto, insieme all’associazione Gris, il gruppo di ricerca di informazione socio religiosa. Una inchiesta attraverso fatti noti, ma anche smentite di luoghi comuni, testimonianze dirette, incrociate a dati statistici, indagini sul fenomeno che portano a molti angoli della mistica Umbria. Si parte dunque dai fatti di cronaca, ma ci si inoltra in una lunga tradizione di satanismo, di riti e messe nere, di sette organizzate e gruppi raffazzonati, che restituiscono un quadro inquietante da un lato e interessante sul versante della ricerca, che si risolve nell’assunto secondo il quale «più è forte la presenza religiosa, il misticismo, più è robusta la fede e i simboli che l’incarnano, più, di contro, si sviluppa il fenomeno del rito del male perché ha nemici più forti da abbattere».

La ricostruzione «E’ così – ci spiega chi indaga – che, ad esempio, figure come Papa Francesco se da un lato attirano molti seguaci nel senso del bene, allo stesso tempo possono determinare un altrettanto forte interessamento da parte di affiliati a gruppi satanici che meglio si organizzano per contrapporre al bene una maggiore incisività del male. Vale lo stesso – aggiunge – attorno alla figura di San Francesco o di San Benedetto o degli altri santi di questa nostra terra». Ma partiamo dalle ostie rubate e cerchiamo di comprendere perchè si rafforza il convincimento che la ragione di  fondo del furto risieda nelle messe nere dei satanisti. «Innanzitutto siamo di fronte ad una azione mirata. Non abbiamo elementi che possano fare pensare a finalità diverse. Quello che può condurre fuori dalle piste del satanismo possono essere furti normali, accompagnati da gesti che potremmo definire vandalici, più che di profanazione. In questi casi, di solito, vengono rubati anche i soldi delle offerte o oggetti sacri di valore. Quesa volta – continua – siamo di fronte ad una azione finalizzata al furto delle ostie consacrate senza altri segni. Poi, si incrociano al fatto, le circostanze».

Gli indizi «I fatti e le circostanze – continua – parlano di un venerdì particolare. Il Papa ha chiesto, in quell’occasione, una giornata di preghiera dedicata al perdono, con l’esposizione del Santissimo sacramento e la presenza del sacerdote per le confessioni. E’ un momento di forte religiosità, per il quale qualcuno può avere pensato di contrapporre un rito di altrettanta forza, contraria a quella che veniva celebrata in quel giorno. Di più c’è il simbolo del venerdì, giorno di passione nella simbologia cattolica e cristiana. E il luogo: una chiesa cimiteriale che ha una carica simbolica forte nell’esercizio satanico». Questo quadro che è stato delineato anche alla Curia perugina per la disamina dell’accaduto, spiega anche l’affondo del cardinale Bassetti, che ha tuonato contro gli autori del furto con l’anatema: «Avete profanato il corpo di Cristo, pentitevi, prego per voi».

I mandanti Chi conosce molti aspetti del fenomeno del satanismo locale e ha parlato anche direttamente con affiliati pentiti che sono riusciti a venirne fuori, racconta in questa intervista a Umbria24 che «con buona probabilità gli esecutori del furto non sono i destinatari finali delle ostie consacrate rubate. Probabilmente non sono, o non saranno loro ad utilizzarle. E questo preoccupa ancora di più. Perché, altrimenti, saremmo di fronte a un fenomeno che, per quanto sia inquietante, non fa scattare il livello di attenzione massima, ma indica un piano meno organizzato e più raffazzonato. Invece i veri mandanti – come li ha definiti anche il cardinale – potrebbero essere componenti di gruppi satanici ben più organizzati, diciamo di affiliati maturi, che fanno del satanismo una parte importante della loro vita e non soltanto legata ad episodi di natura contestatrice o in qualche modo ludica. Possiamo dire che gli esecutori probabilmente non conoscono neppure loro chi sono i mandanti. I furti di ostie sacre – aggiunge – avvengono in maniera frequente in concomitanza o in prossimità degli eventi religiosi che prevedono l’esposizione del Santissimo sacramento. Comunque è sempre più raro che in chiesa vengano lasciate ostie sacre dopo i riti religiosi, anche per proteggersi da simili fatti». A seguito dell’accaduto il cardinale ha celebrato anche una messa riparatoria: «Essendo stata violata la sacralità della cosa più cara al cristiano – spiega l’investigatore dei satanisti – viene celebrato un momento di preghiera in riparazione, per riaffermare la centralità dell’eucarestia e pregare per le stesse persone che hanno commesso questa grave azione».

Le sette in Umbria E quali sono le sette sataniche presenti in Umbria, di che natura sono, quanto può essere forte la capacità organizzativa, qual’è il profilo dell’affiliato satanista? «In Umbria – risponde lo studioso – registriamo un primo livello approssimativo, definiamolo ‘fai da te’ legato al mondo dei giovani. E’ una forma di ‘satanismo acido’, lo chiamiamo così, legato anche al mondo degli stupefacenti. In questi ambienti la fa da padrone la voglia di trasgressione, aspetti più macabri di contestazione radicale verso la cultura cristiana che ‘ancora’ permea la società. Poi c’è un secondo livello composto da chi, per ricerca esoterica, approda a gruppi a sfondo satanico. In questa dimensione le informazioni sono più difficili da reperire. Comunque non parliamo più di ragazzini, ma di adulti. Qualcuno di questi componenti potrebbe essere in posizioni sociali importanti nella società perugina e in generale in quella umbra, quindi la matrice di fondo resta la riservatezza. Non soltanto verso l’esterno, ma anche all’interno stesso della rete e della gerarchia. I livelli inferiori non conoscono quelli superiori e quelli superiori non si conoscono per forza tutti tra loro. In una terra mistica e dalla robusta tradizione cattolica come l’Umbria, la contrapposizione tra bene e male diventa ancora più radicale e, di conseguenza, anche il sistema del satanismo tende a irrobustirsi, particolarmente attraverso il meccanismo della gerarchia e della riservatezza. Lo studio delle informazioni in nostro possesso ci spingono a dire che in alcuni riti sono coinvolti anche minori».

Assisi e dintorni Circolano da tempo informazioni fondate o meno rispetto a una significativa presenza del fenomeno nell’area di Assisi, ma chi indaga traccia un perimetro diverso da quello che molti immaginano, come a sfatare un luogo comune: «Nella zona di Assisi registriamo un pullulare di gruppi a sfondo ‘new age’ che non hanno a che fare con il satanismo. Esiste sì una rivisitazione della vita e della figura  di San Francesco, ad uso e consumo di questi gruppi, i cui risvolti però non sfociano in maniera rilevante, rispetto ad altre aree dell’Umbria, verso la ritualità delle messe nere. Abbiamo, come dire, un fenomeno di realtà religiosa manipolata, ma non molto di più».

Le ostie rubate Ritornando, ancora per qualche curiosità, sulla destinazione delle ostie rubate, l’esperto spiega che «se rimaniamo nel satanismo giovanile saranno utilizzate in qualche rito paragonabile a una bravata, magari ripreso dal copia-incolla su internet. Ipotesi però poco suffragata dagli elementi raccolti, che parlano di una azione mirata con un certo grado di rischio e di conoscenza di coincidenze. Se invece siamo di fronte a gruppi più organizzati, le ostie consacrate hanno preso la via di rituali ben precisi». Parliamo quindi di messa nera? «Sì». E cosa significa? «E’ la parodia macabra della messa cristiana, che ha la finalità di dissacrare l’ostia consacrata e il chiedere benefici materiali per le persone che vi partecipano. Chi ha commesso il furto non è, probabilmente, il diretto interessato. Parliamo di club esclusivi che mantengono fermo il livello gerarchico. Il profilo dell’affiliato è trasversale, nel senso che all’interno c’è la persona di alto rango e l’operaio, per intenderci. Essendo buona parte di questi gruppi caratterizzati anche da riti che prevedono azioni a sfondo sessuale, non è escluso che alcuni componenti possano parteciparvi con l’esclusivo scopo sessuale, indifferenti quindi agli altri aspetti esoterici. Se stiamo ai dati, rispetto alle dimensioni del fenomeno, possiamo parlare di una decina di gruppi presenti in maniera variegata in tutta l’Umbria».

Testimonianze dei fuoriusciti Su quale base si fonda il quadro che traccia sul satanismo in Umbria? «In generale posso dire che registriamo diverse testimonianze. Incrociandole ai dati che emergono anche dagli studi di forze di polizia, dai rilievi sui fatti di cronaca e dagli elementi raccolti anche da soggetti come ad esempio lo sportello antiplagio, tracciamo un quadro del fenomeno che è in continua evoluzione. Non da ultimo, ho avuto contatti con una persona che è riuscita a venire fuori da una gruppo satanico. Come è facile capire in questi casi le resistenze a parlare hanno ragioni di diversa natura. Non di secondaria importanza il timore di ritorsioni. Quello che comunque emerge, e che è alla base del fenomeno, è la volontà di spostare continuamente il confine tra quello che è lecito e quello che è illecito, tra il bene e il male. Quella che Papa Ratzinger ha definito come ‘dittatura del relativismo’, quindi il confine è oggetto di continua rinegoziazione. Questo porta a uno smarrimento delle nuove generazioni. Ad esempio si pensa all’aspetto della magia come fosse legato al periodo del Medioevo. Invece avere la pretesa di volere tutto subito e piegare la natura alle nostre esigenze è un concetto molto più legato all’attualità di quanto si pensi. Dalle informazioni in nostro possesso le motivazioni che spingono ad entrare in questi gruppi sono per il 29% dei casi per ottenere risultati pratici, nel 20% dei casi per solitudine, nel 28% per curiosità, nel 10% per paura del futuro, nel 7% per il gusto del proibito e per il 6% dei casi per uno stato di necessità».

L’esorcista Suscita interesse in alcuni casi e fascino in altri il ruolo dell’esorcista. Quanti ce ne sono in Umbria e come vengono individuati? «Solitamente ogni diocesi ne ha almeno uno. L’incarico viene attribuito dal vescovo prevalentemente per qualità personali. Va detto tuttavia che l’esorcista oggi oltre alle conoscenze in materia religiosa è chiamato a sviluppare conoscenze anche in ambiti diversi come ad esempio quelli della psicologia, oltre alla frequentazione di corsi che trattano dell’esorcismo. Questo non soltanto per essere in grado comunque di dare un supporto a chi ci si rivolge, quanto anche per avere più strumenti per capire, il prima possibile, se è di fronte a un caso di possessione o se invece il soggetto ha bisogno di altre forme di aiuto. Il suo intervento nella pratica dell’esorcismo è tutto incentrato sulla preghiera. E’ una attività svolta nella massima riservatezza, per cui è fatto divieto esplicito, ad esempio, di riprese audio-video e possono essere presenti solo persone individuate dal sacerdote esorcista. Viene comunque avviato un percorso di dialogo e conoscenza tra l’esorcista e chi è vittima di possessione. In linea di massima l’esorcista ha piena contezza della possessione proprio durante il rito della preghiera, a causa del quale il soggetto entra in uno stato di crisi che è il segno principale dell’essere preda del male».

Giornalista dal duemila, ha lavorato per il Messaggero e Reuters. Ha fondato e diretto la rivista Artico, i quotidiani Giornale del Cilento e Umbria24. Ha svolto a lungo attività di freelance anche come videoreporter. Impegnato nel campo della formazione al giornalismo digitale e multimediale.