Seguici su

Luciano Brancaccio e Rosa Sequino

Il gup del tribunale di Orvieto Gianluca Forlani ha condannato mercoledì a trent’anni di reclusione il 43enne di Bevagna Luciano Brancaccio, accusato di aver ucciso il 27 luglio 2011, dandole fuoco, la moglie Rosa Sequino di 44 anni. Il processo si è svolto con rito abbreviato, così come richiesto dal legale dell’uomo, l’avvocato Alessandro Mori. Il giudice ha accolto in toto le richieste del pm Flaminio Monteleone per omicidio volontario aggravato e ha stabilito anche il pagamento di una provvisionale di 100 mila euro ciascuno per i tre figli della coppia e di 50 mila euro per le due sorelle della vittima.

Solo una cifra simbolica Ad assistere questi ultimi come parti civili gli avvocati Emanuele Florindi e Simona Boldrini. «Si tratta di cifre simboliche che non potranno mai restituire la donna all’effetto dei suoi cari», ha commentato al termine dell’udienza l’avvocato Florindi. I fatti erano avvenuti nelle campagne di Acqualoreto: Brancaccio dopo aver legato la moglie – con la quale sarebbe stato sul punto di separarsi – l’avrebbe cosparsa di benzina per poi appiccare il fuoco. La 44enne era poi morta dopo quattro giorni di agonia in ospedale.

Daniele Bovi Nato nel 1981, ha iniziato il suo lavoro di giornalista al Giornale dell’Umbria e La Voce di Perugia per poi passare, nel 2008, alla redazione di Umbrialeft prima di fondare due anni più tardi Umbria24 dove si occupa principalmente di temi legati all’attualità, alla politica e all’economia. Nel 2016 ha pubblicato «Tutta colpa di Boccali?», libro intervista all’ex sindaco di Perugia.