di En.Ber.
«Perugia senza Corte d’appello? Una prateria»: così Carlo Orlando, componente del Consiglio nazionale forense per il distretto dell’Umbria. La recente relazione della Commissione ministeriale getta un’ombra inquietante sul futuro del palazzaccio di piazza Matteotti. Spiega Orlando, ex presidente del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Perugia e figlio di magistrato: «Perugia senza la Corte d’appello significa desertificazione. Una landa per indiani impoverita sotto tutti gli aspetti. Penso alla legalità, ai risvolti dell’economia, alla sicurezza. Le esigenze di giustizia verrebbero compromesse dalle distanze».
Giustizia per ricchi Non c’è nulla di ufficiale ma c’è già chi ipotizza accorpamenti ad Ancona o a Firenze. Secondo il legale «l’eventuale aumento delle distanze tra il giudice e l’utente è espressione tangibile del venir meno della democrazia. Se tra un potere dello Stato e i cittadini vengono messi i chilometri di mezzo si vanificano le prerogative della democrazia. Con l’effetto immediato di aumentare i costi per gli utenti (la benzina, il fiduciario ecc.) e il secondo, ancor più devastante, di creare una giustizia per ricchi che possono permettersi certe spese. Insomma, un disastro».
Non fare come gli struzzi Ancora: «Già con la chiusura di alcuni tribunali sono stati inevitabilmente appesantiti i carichi di lavoro dei distretti, figuriamoci con la soppressione delle Corti d’appello… non ci sono dati ufficiali che dimostrano benefici dalla chiusure e le analisi vanno affrontate con numeri reali e non presunti». Orlando passa al contrattacco: «Se viene chiusa Perugia la sede di Ancona, o quella dove decideranno di accorparci, si paralizzerà. Ogni riforma non può portare con sé il mantra secondo cui non ci sono soldi perché non è sempre così. Le istituzioni e gli operatori del pianeta giustizia devono avere la massima attenzione e non mettere la testa sotto la sabbia come gli struzzi sperando non succeda niente. Se non succede niente sarà frutto del lavoro di tutti. Ed è cosa ben diversa».
L’INTERVISTA AL SOTTOSEGRETARIO DELLA GIUSTIZIA COSIMO FERRI
