venerdì 30 settembre 2016 - Aggiornato alle 10:20
2 maggio 2016 Ultimo aggiornamento alle 11:39

Il sottosegretario e il futuro della Corte d’appello. Cosimo Ferri: «Perugia? È importante per Roma»

Intervista a tutto campo al giudice del governo Renzi: l'ipotesi di chiudere il distretto umbro, il ruolo della politica nella nuova geografia, le riforme e i processi ai magistrati della Capitale

Il sottosegretario e il futuro della Corte d’appello. Cosimo Ferri: «Perugia? È importante per Roma»

di Enzo Beretta

«Un distretto giudiziario strategico con un ruolo molto importante». Utilizza queste parole il sottosegretario alla Giustizia, Cosimo Ferri, per descrivere la Corte d’appello di Perugia».

Sottosegretario, verrà soppressa la Corte d’appello di Perugia?

«La relazione elaborata dalla Commissione ministeriale di riforma dell’ordinamento giudiziario è un’ipotesi di lavoro sulla quale il ministro Andrea Orlando non si è ancora pronunciato. E’ comunque un tema da affrontare con gli operatori della giustizia. Sull’argomento si confronterà anche la politica. La Corte d’appello di Perugia è strategica e ha competenze importanti sul distretto di Roma per quanto riguarda i magistrati. Poi c’è il discorso della Legge Pinto. Per il governo le priorità sono ridurre i ritardi nella giustizia, far funzionare meglio i servizi, semplificare le procedure garantendo allo stesso tempo efficienza, qualità e modernità».

Uno dei problemi maggiori della Giustizia è rappresentato dalla carenza di cancellieri. A Perugia ne mancano il 40 per cento perché da vent’anni ormai non vengono banditi concorsi. Risultato: ci sono magistrati sempre nuovi ma non c’è personale a lavorare i fascicoli. Se la Corte d’appello perugina venisse accorpata altrove non ci sarebbero problemi per trasferire il personale amministrativo in un’altra città?

«La questione delle piante organiche riguarda tutti gli uffici. Per il ministero è una priorità e stiamo lavorando per rinforzare sia quelle dei magistrati (in sinergia con il Csm) che quelle del personale amministrativo. A Perugia occorre coprire in tempi brevi le 38 vacanze del tribunale tra funzionari, assistenti e operatori giudiziari. In Corte d’appello la scopertura è appena del 2 per cento. In ogni modo è necessario potenziare la composizione del personale di cancelleria, visto che rientra nell’ossatura portante del processo. Con la legge di stabilità 2016 al ministero della giustizia è stato concesso di attingere al personale in esubero proveniente dalla soppressione delle province e della Croce rossa: 1.600 unità nel 2016, altre mille nel 2017. Entro maggio conosceremo il totale del contingente reale destinato a ogni ambito territoriale e successivamente la direzione generale del ministero provvederà ad assegnare le unità in mobilità nei singoli uffici di ciascun distretto».

In seguito all’eventuale chiusura della Corte perugina si ipotizzano accorpamenti a Firenze o Ancona. Quelle sedi aumenterebbero certamente la loro autorevolezza. Sarebbero in grado, però, di fronteggiare il sovraccarico di lavoro proveniente dall’Umbria?

«Un progetto di tale portata merita molta attenzione e cautela, veniamo già da un’importante revisione degli uffici giudiziari di primo grado che si deve ancora compiutamente assestare. Stiamo investendo molto in riforme strutturali e nella modernizzazione del servizio giustizia attraverso il processo telematico. Per pensare ad una seconda fase che riguardi gli uffici di secondo grado, a mio parere, occorre svolgere un’approfondita attività di studio, concentrarsi su tutti gli aspetti organizzativi e svolgere un’analisi del rapporto costo-benefici di proposte che guardino al miglior funzionamento del servizio giustizia. Solo al termine di questo percorso si potrà pensare ad una proposta normativa che garantirà non solo il trasferimento ma la concomitante riorganizzazione delle risorse umane e materiali degli uffici soppressi. Il percorso è molto complesso. Sarà il ministro a valutare se, come e quando attuarlo. Certamente sarà seguito con serietà e prudenza».

Nella relazione della Commissione Vietti sembra sminuito il problema della distanza tra Corte e utenti. Molte pratiche, certamente, si risolverebbero col processo civile telematico. E nel penale? Testimoni e avvocati dovrebbero viaggiare, affidarsi a colleghi di altre città, con costi che ricadrebbero sulle parcelle.

«La distanza tra uffici e utenti della giustizia è un fattore che merita la massima attenzione. La riforma in atto definisce una nuova concezione del rapporto costi-benefici che tiene conto delle esigenze di razionalizzazione dovute alla carenza di risorse umane e finanziarie nel comparto giustizia. Tra gli strumenti più attuali di questo processo di modernizzazione rientra proprio il processo civile telematico (già funzionante negli uffici di primo grado e dal 2016 operativo anche in appello) e l’ufficio per il processo, la nuova formula organizzativa che a supporto del lavoro del giudice coinvolge personale di cancelleria, tirocinanti, stagisti laureati, magistrati onorari e ausiliari di appello».

Se chiudesse la Corte d’appello la città di Perugia perderebbe, tra gli altri, il Tar, la Corte dei conti, il tribunale di sorveglianza, la Direzione distrettuale antimafia, il tribunale dei minori. Insieme al prestigio perderebbe il Riesame: considerati i costi delle scorte ai detenuti che hanno diritto di presenziare alle udienze, siamo davvero sicuri di risparmiare?

«Sottolineo nuovamente l’importanza del distretto di Perugia. Teniamo però a mente che la concretizzazione del disegno di revisione degli uffici giudiziari di secondo grado avverrà in base a parametri molteplici e differenziati la cui applicazione, coi temperamenti e i correttivi dovuti alla specificità dei singoli territori, non dovrà comportare ulteriori costi e nuove inefficienze per l’amministrazione né aggravare l’accesso del cittadino ai servizi della giustizia».

Insomma, entro quali tempi si saprà se la Corte di appello di Perugia rimarrà in vita oppure rimarrà soltanto un ricordo? La Commissione Vietti è stata nominata il 26 agosto, periodo di mare. Qual è la linea?

«La bozza di legge delega predisposta dalla Commissione prevede, quanto alle Corti di appello, la riduzione e la razionalizzazione territoriale dei distretti secondo un modello tendenzialmente monoregionale definito in base ai parametri dell’estensione del territorio, della popolazione amministrata, dell’indice delle sopravvenienze, dei carichi di lavoro, delle specificità territoriali del bacino d’utenza, della situazione infrastrutturale e dell’effettivo tasso d’impatto della criminalità organizzata».

Insieme alla cioccolata tre cose hanno reso famosa Perugia nel mondo: il processo a Giulio Andreotti e Massimo Carminati, il processo-show ad Amanda Knox, la scomoda etichetta di Capitale della droga. Tre morti sospette nei giorni scorsi hanno riportato d’attualità i traffici dietro i quali si arricchiscono le organizzazioni criminali. L’attuale numero uno dell’Aisi, Mario Parente, in una delle sue ultime tappe a Perugia da comandante del Ros carabinieri ha illustrato l’inchiesta Quarto Passo della Dda sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta in Umbria. Perugia, però, è considerata una delle sedi più importanti per la competenza territoriale su Roma. A livello centrale è questo l’aspetto determinante.

«Il criterio di collegamento stabilito dall’articolo 11 del Codice di procedura penale per i procedimenti riguardanti i magistrati romani, siano essi persone offese o indagati, è stato introdotto in via tassativa con una disposizione di legge che ha effettuato gli abbinamenti tra i distretti. Non c’è dubbio, per questo motivo la Corte perugina riveste un ruolo molto importante».

Si vocifera anche della soglia del milione di abitanti che il nostro distretto sfiora soltanto. Quale soluzione, dunque, per mantenere in vita Perugia? 

«Il parametro della popolazione è un valore indubbiamente significativo nel percorso di riforma della geografia giudiziaria in quanto, come evidenziato anche dalla Commissione, è espressione di una grandezza che va a condizionare l’efficienza del servizio: rapporto tra abitanti e domanda di giustizia. Il contributo della Commissione denota, sotto tale profilo, le anomalie che caratterizzano il sistema attuale nel quale, su 29 distretti, 19 riflettono meno di due milioni di abitanti ciascuno (per un totale complessivo del 30 per cento della popolazione italiana) mentre gli altri 10 distretti interessano il 70 per cento della popolazione nazionale».

II Consiglio nazionale forense contesta la chiusura di Perugia. Secondo il Cnf si risparmierebbe, certamente, a discapito però,  tra le altre cose, della qualità del lavoro. 

«Dobbiamo essere sempre pronti ad ascoltare le legittime preoccupazioni degli attori del sistema giustizia per recepire tutti i suggerimenti che possono concorrere a migliorare le nostre riforme. Questo governo ha dimostrato di volere e sapere ascoltare tutti, e di decidere guardando all’interesse dei cittadini. Soltanto giovedì scorso è stata definitivamente varata la riforma organica della magistratura onoraria e la Camera ha approvato il disegno di legge delega sulla riforma del processo civile, interventi caratterizzati dalla particolare attenzione all’accrescimento della professionalità dei magistrati».

Sottosegretario Ferri, quanto conta la qualità nel lavoro di un giudice? Con la nuova geografia giudiziaria quanti processi verrebbero dichiarati prescritti?

«E’ fondamentale la qualità del lavoro di chi amministra la giustizia. Governo e Parlamento devono garantire le condizioni affinché ciò avvenga. Con la riforma del codice penale e di procedura penale saranno introdotte una serie di modifiche per garantire la ragionevole durata del processo e rafforzare le garanzie difensive. Va avanti anche il dibattito in vista di una riforma organica della prescrizione alla ricerca di un punto di equilibrio tra l’esigenza dello Stato di punire anche i reati più gravi e spesso complessi da accertare, come ad esempio la corruzione, e il diritto dell’imputato affinché il suo processo si chiuda in tempi ragionevoli».

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