di Chiara Fabrizi
Due dirigenti della Provincia di Perugia sono stati condannati per l’incidente sul lavoro del febbraio 2012 in cui ha perso la vita ad appena 36 anni Marco Orsolini. La sentenza è arrivata nella prima serata di venerdì e l’ha pronunciata il giudice monocratico del tribunale di Spoleto, Silvia Festa, che ha inflitto una pena di un anno e due mesi (sospesa) ai due apicali dell’ente di piazza Italia.
Operaio morto folgorato: due condanne Si tratta di Andrea Rapicetta e Fabio Remigi, assistiti rispettivamente dagli avvocati Francesco Falcinelli e David Brunelli, che in primo grado sono stati quindi giudicati responsabili, in relazione alla violazione di una serie di norme preposte alla prevenzione degli infortuni sul lavoro, della morte per folgorazione dell’operaio che lavorava nella casa cantoniera di Castel Ritaldi. Prescritte, invece, le altre accuse formulate dalla Procura di Spoleto a carico dei due dirigenti della Provincia di Perugia.
Le difese «Attendiamo le motivazioni e poi valuteremo il ricorso in appello, che è molto probabile, perché la pronuncia delude le aspettative difensive», ha commentato sabato mattina l’avvocato Falcinelli, aggiungendo: «Rapicetta è un dirigente eccellente della Provincia e riteniamo ci siano spazi per arrivare alla riforma della sentenza». Per il prof Brunelli, che rappresenta Remigi, «la sentenza – ha detto – è errata e profondamente ingiusta, frutto di un pregiudizio circa la doverosità dell’indennizzo per la vittima, che passa, però, attraverso la cancellazione dei più elementari principi che governano la responsabilità penale, oltre quelli del comune buon senso. E certamente – ha concluso – procederemo in appello».
Assolto il terzo imputato Il giudice, invece, ha assolto dal reato di omicidio colposo il terzo imputato del procedimento, Marco Mannaioli, anche lui dipendente della Provincia di Perugia, come caposquadra della zona di Spoleto per le manutenzioni e la gestione delle strade, che era difeso dagli avvocati Antonio Cappelletti e Daniele Ciotti. In aula venerdì sera c’era il sostituto Michela Petrini, che aveva chiesto per i tre imputati la condanna a un anno e otto mesi.
Provvisionali Con la pronuncia, infine, il giudice ha stabilito una serie di provvisionali immediatamente esecutive in favore delle parti civili. In particolare, ai familiari della vittima, sono stati riconosciuti complessivamente 90 mila euro, mentre all’Inail, che pure si era costituita parte civile nel processo, vanno 137 mila euro.
Operaio 36enne morto folgorato Secondo la ricostruzione della Procura di Spoleto, Orsolini sarebbe morto folgorato durante i lavori di realizzazione di un annesso in muratura per il ricovero e l’uso esterno della macchina idropulitrice. L’operaio 36enne, si legge nelle carte dell’accusa, stava procedendo alla realizzazione di una prolunga derivandola da una presa di corrente posta in un locale attiguo, eseguendo il lavoro in assenza di un progetto e delle necessarie competenze, proprie solo di un elettricista. Secondo la Procura di Spoleto, infatti, il dipendente della Provincia di Perugia si muoveva in presenza di tensione da 400 V e in assenza di misure tecniche e organizzative idonee a impedire l’alimentazione del cavo di prolunga durante la lavorazione e ciò è stato considerato in contrasto con le più elementari norme di sicurezza. Orsolini è rimasto folgorato per contatto elettrico diretto attraverso il circuito mano-mano ed è morto nel giro di pochi istanti mentre lavorava.
