di Massimo Colonna

Volto tumefatto, vistose ferite, la camminata zoppicante e sguardo impaurito. Samir,  il fratello di Aassoul Amine, l’assassino di David Raggi, parla e spiega la sua verità sull’aggressione subita nei giorni scorsi a Terni. «Mi hanno picchiato in tre – ha raccontato in un’intervista alla trasmissione Virus di Raidue -, mi hanno sorpreso alle spalle e sono caduto con la faccia sull’asfalto. Chiedo scusa ai genitori del provero ragazzo, vorrei andare a trovare la famiglia di David, ma ora qui la situazione è molto brutta per me e per la mia famiglia perché sembra che lo abbiamo ucciso noi,  ma noi non siamo così».

FOTOGALLERY: IL VOLTO TUMEFATTO DI SAMIR
VIDEO INTERVISTA A SAMIR (DAL MIN.18)

LE ULTIME PAROLE DI DAVID
IL PADRE: «I DUE POLIZIOTTI MI HANNO CHIESTO PERDONO»
IL FRATELLO: «DAVID NON DIVENTI SIMBOLO DI LOTTA A IMMIGRATO»

Aassoul bravo ragazzo E sul fratello che si è macchiato di un delitto tanto terribile dice: «Non so spiegare perché abbia agito così è un bravo ragazzo. Penso che l’alcol gli ha dato alla testa, io non so come giustificarlo, è una cosa ingiustificabile». Non è chiaro se Samir abbia lasciato Terni o no, certamente l’episodio, che con ogni probabilità è legato all’omicidio di David Raggi, è destinato ad alimentare altra tensione.

FOTOGALLERY: LUOGO DEL DELITTO

VIDEO SUL UOGO DELL’ACCADUTO

FOTOGALLERY: I FUNERALI DI DAVID

Il fratello di David Anche se sulla questione è intervenuta la famiglia Raggi, e in particolare il fratello Diego ha detto: «Così ce l’hanno ammazzato di nuovo». «Vogliamo giustizia, non giustizieri. Il nostro messaggio in questi giorni è stato chiaro, non vogliamo violenza. Non vogliamo che qualcuno si faccia giustizia da solo. Per noi la comunità marocchina è sempre la benvenuta qui a casa, lo abbiamo sempre detto e continuiamo a dirlo. Oggi sono passati anche da noi a regalarci lo striscione che aveva esposto durante il funerale con tutte le loro firme. E’ stato davvero un bel gesto».

VIDEO, L’ASSASSINO ALL’USCITA DALLA QUESTURA

VIDEO, GIOVANI: «TERNI STA DIVENTANDO UNO SCHIFO»

Le parole dell’Imam L’aggressione ai danni di Samir è stata raccontata anche dall’Imam d Terni, Mimoun El Hachmi: «Io ho parlato con il padre del ragazzo che mi ha raccontato quello che è successo. Un gruppo di persone lo ha picchiato mercoledì sera, per fortuna non è grave. Non è andato in ospedale e non vuole fare denuncia perché ha paura. Anche il padre ha paura per la sua famiglia».

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5 replies on “Omicidio Raggi, il fratello dell’assassino: «Mi hanno picchiato in tre. Amine ingiustificabile, chiedo perdono»”

  1. Con quale coraggio descrive suo fratello come “bravo ragazzo”?!?! Uno
    che per sette anni ha seminato panico tra persone anziane, ambienti
    parrocchiali, locali vari e chissà quant’altro, insomma delinquendo
    quando e dove ha voluto in quasi tutta libertà arrivando a commettere un
    crimine così brutale e feroce come un omicidio!
    e poi mi dice “che in fondo è un bravo ragazzo”!
    Parole inadeguate, inopportune, irresponsabili e soprattutto inaccettabili!

  2. Secondo me è stato tutto architettato per cavalcare l’onda da chi ha interesse a fomentare contrasti, non escludo che sia stato qualche suo connazionale o qualcuno venuto da fuori Terni…

    1. Sono d’accordo con te, io sospetto addirittura che dietro ci sia la mano dello stesso imam di Terni, il primo a diffondere la notizia….che c’è di strano? perchè il tipo non si è rivolto alla polizia per denunciare il fatto?perchè non si è presentato
      all’ospedale per farsi medicare?…..troppo complicato?
      Allora perchè l’imam si?
      Questa faccenda puzza davvero tanto…..

    2. Ipotesi plausibile…noi italioti siamo stati rammolliti dai porci che ci governano a tal punto che non saremo stati capaci di un’azione del genere…ormai siamo stati abituati a guardare NON oltre il nostro bel giardinetto.

  3. Leggo che il signore in questione in passato si è reso colpevole di percosse a danno di alcuni italiani.
    Magari il fratello non c’entra nulla, forse qualcuno ha semplicemente sopperito alla latitanza della Giustizia.

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