di Francesca Marruco
Roberto Provenzano era un muratore che nel 2005 venne ucciso con un colpo di pistola alla testa nel bagno di casa sua a Ponte Felcino. Per quell’omicidio è stato due volte assolto, in primo e secondo grado a Perugia, Gregorio Procopio, adesso nuovamente arrestato dai Ros di Perugia nell’ambito dell’operazione ‘Trolley’ su un traffico di cocaina dalla Calabria all’Umbria. Gregorio Procopio, che venerdì mattina è stato interrogato nel carcere di Viterbo in cui è attualmente detenuto, si è sempre dichiarato estraneo all’omicidio avvenuto nel maggio del 2005. E martedì, sarà la corte di Cassazione a decidere sul ricorso che la procura generale di Perugia ha presentato contro la sua assoluzione.
INTERCETTAZIONE: LA PIANIFICAZIONE DELL’OMICIDIO PROVENZANO
L’INTERCETTAZIONE: “AMMAZZA A CHISTU”
Procopio Per anni, l’unico responsabile indicato dalla magistratura è stato solo lui, adesso invece, con l’operazione ‘Sottotraccia’ dei Ros di Perugia, in manette sono finite altre sei persone: tre che per gli inquirenti sarebbero entrate in azione la notte dell’omicidio prestando supporto logistico a Gregorio Procopio, e altri tre come istigatori. In particolare, Antonio Procopio, cugino di Gregorio, l’albanese Guasi Platon e Francesco Elia, secondo l’accusa, sarebbero stati incaricati di controllare gli spostamenti di Provenzano la sera del delitto. L’istigatore del delitto invece, sarebbe Salvatore Papaianni, già arrestato e rimesso in libertà nell’ambito dell’operazione del Ros Quarto Passo adesso di nuovo in carcere, Vincenzo Bartolo e Giuseppe Affatato.
TUTTI GLI ARTICOLI SULLA NDRANGHETA
INTERCETTAZIONE: L’INCONTRO COL CAPO DI CIRO’
Nuovi elementi I sei sono stati arrestati sulla scorta di nuovi elementi che sono emersi, dapprima nell’ambito di un’indagine della procura di Perugia su degli spari contro alcuni negozi con le rivelazioni di due persone che poi sono entrate nel programma di protezione testimoni, e poi anche con da alcune intercettazioni già agli atti dei processi contro Procopio, che, grazie alle nuove tecniche, sarebbero state ‘ripulite’ dai rumori di fondo, e quindi avrebbero rivelato nuovi dati. La procura generale di Perugia ha anche depositato dei motivi aggiunti di ricorso in corte di Cassazione, proprio specificando come siano emersi altri elementi nell’indagine.
Difesa La difesa di Gregorio Procopio però, l’uomo è assistito dagli avvocati Donatella Panzarola e Luigi Falcone, chiederà ai giudici della suprema Corte di dichiarare irricevibili i motivi aggiunti depositati dalla procura generale presso la Corte d’Appello di Perugia. E questo perché, sostengono i legali, i motivi sarebbero stati depositati oltre i termini previsti, cioè 15 giorni prima dell’udienza. Inoltre gli avvocati sono critici anche per il fatto che la corte di Cassazione, che non si esprime mai nel merito delle vicende processuali, non può tenere conto di elementi emersi dopo la sentenza di secondo grado, sui cui i giudici capitolini dovranno pronunciarsi.
Cassazione La Corte di Cassazione può dunque procedere in più modi: confermare l’assoluzione, rendendola definitiva, anche se secondo gli inquirenti sono emersi nuovi elementi anche a carico del già due volte assolto Gregorio Procopio, oppure annullare la sentenza d’assoluzione di secondo grado e rinviare alla Corte d’appello di Firenze ( competente per le sentenze della Corte d’Appello di Perugia – che ha una sola sezione – annullate con rinvio). E anche a quel punto si aprono più scenari. L’accusa cercherà ovviamente di far entrare nell’eventuale nuovo processo quelle intercettazioni che, una volta ripulite, sarebbero comprensibili e utilizzabili e anche quelle rivelazioni fatte dai due collaboratori di giustizia. Intanto sabato mattina, nel carcere di Rossano, interrogato per rogatoria, Giuseppe Affatato, ritenuto uno degli istigatori del delitto, ha negato tutto e si è dichiarato estraneo all’omicidio.
I timori Roberto Provenzano, che forse è morto per una questione legata alla droga, anche se il vero movente dopo tanti anni non è mai stato chiarito del tutto, temeva per la sua vita e in una telefonata prima di morire lo diceva proprio Giuseppe Affatato: «A me – diceva – hanno detto che è arrivata la comanda da là sotto Pino”, e ancora “c’è chi si è messo in giro e va dicendo a destra e sinistra tante storie su di me, no?».
La testimone E poi ci sono quelle dichiarazioni della donna che è diventata testimone protetto: «Antonio Procopio – raccontava ai pm di Perugia nel marzo del 2014 -, in occasione del ritrovamento del cadavere di un calabrese trovato a Ponte Felcino mi diceva che era stato l’autore affermando testualmente ‘in questo c’è il mio zampino’, mi diceva che i carabinieri non avevano capito niente perché l’esecutore dell’omicidio era stato Gregorio e lui stesso aveva fatto scomparire l’arma.. mi spiegava che l’omicidio era stato necessario per problemi legati ad una partita di stupefacente arrivata dalla Calabria e c’erano stati dei problemi di spartizione del territorio». Il prossimo passo, almeno per la posizione di Gregorio Procopio, che alla luce dell’ultima operazione attenderà il pronunciamento della Cassazione in carcere, spetta alla suprema Corte. Per gli altri invece, è probabile che già lunedì venga depositata qualche istanza di scarcerazione da parte dei loro avvocati.
