di Francesca Marruco
Aveva chiesto lui di essere nuovamente interrogato dal pubblico ministero Antonella Duchini all’indomani dei risultati della polizia scientifica che lo collocavano sulla scena del delitto. Il momento del faccia a faccia tra Riccardo Menenti, l’ex pugile 54enne originario di Roma, in carcere insieme al figlio Valerio perché ritenuti responsabili dell’omicidio di Alessandro Polizzi, è fissato per lunedì mattina.
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Il Dna L’artigiano del vetro, il cui Dna è stato isolato in due tracce di sangue repertate sulle scale del palazzo in cui è avvenuto l’omicidio, durante l’interrogatorio di garanzia aveva respinto tutte le accuse, ma è probabile che adesso, proprio alla luce degli elementi emersi dalle indagini scientifiche cambi la sua versione. E magari provi a salvare il figlio, che per gli inquirenti è il mandante dell’omicidio.
Cosa dirà? I due legali che difendono i Menenti, gli avvocati Luca Patalini e Massimo Krogh, avevano rinunciato all’udienza davanti al tribunale del Riesame dopo i risultati della scientifica, e fino ad ora, non hanno anticipato, cosa Riccardo Menenti abbia intenzione di dire al pubblico ministero. Quel che è certo è che tutti si aspettano una confessione, almeno delle sue responsabilità.
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Lo stub Soprattutto dopo che, oltre alle evidenze scientifiche, cellule di sfaldamento col suo Dna sono state isolate anche sul cane della pistola Beretta usata per uccidere Alessandro, anche l’esame dello stub ha dato esito positivo. Tracce di polvere da sparo sono state infatti trovate addosso a Riccardo Menenti e nel suo furgone, che secondo l’accusa avrebbe usato per tornare a casa dopo aver ucciso Polizzi e tentato di uccidere la fidanzata Julia Tosti.
Il luminol Intanto l’indagine scientifica non è finita visto che nei laboratori di via Tuscolana non sono ancora state analizzate quelle tracce che il luminol ha evidenziato proprio nel furgone di Riccardo Menenti . Sono otto, e sono molto interessanti per gli investigatori. Anche se, a questo punto, dopo il Dna rinvenuto sul luogo dell’omicidio e sull’arma del delitto, ogni ulteriore riscontro scientifico è solo un di più.
La ricostruzione Per l’accusa l’uomo sarebbe arrivato ad uccidere un giovane ragazzo per quanto successo al figlio Valerio, picchiato violentemente dalla vittima Alessandro per difendere Julia Tosti. L’ultima volta che Valerio era finito in ospedale per le botte di Alessandro era stato proprio tre notti prima dell’omicidio. Valerio incontra Julia in un locale, le dà uno schiaffo in faccia, Alessandro lo scopre e lo picchia. Tanto da mandarlo all’ospedale con naso, costole e zigomo fratturato.
Le dichiarazioni di intenti Il padre Riccardo quella notte in ospedale disse in preda alla rabbia che «se non ci avessero pensato i carabinieri ci avrebbe pensato lui da solo». Parole che, dopo gli ultimi risultati acquistano un significato fin troppo concreto. Come troppo concrete sembrano le minacce che Valerio Menenti fece a Julia dopo la seconda aggressione da parte di Alessandro. «Per questa volta non lo ammazzo – le aveva detto -. Ma la prossima volta lo ammazzo senza sporcarmi le mani», aveva aggiunto.
La telefonata E due giorni prima dell’omicidio, la commessa di un Compro Oro di Perugia dice di averlo sentito parlare al telefono mentre diceva: «devono pagare per quello che mi hanno fatto, perché fino adesso sono stato buono ma non possono trattarmi da coglione’. ‘ Ho un amico che c’ha un amico che queste cose le sistema’. ’Pagheranno con la loro vita’».
Attesa E al suo interlocutore, gli inquirenti ipotizzano fosse la fidanzata dice ancora: «Tu che c’entri? dai stai tranquilla perché io starò in ospedale». La notte in cui Alessandro Polizzi è stato ammazzato con un colpo di pistola che gli ha trapassato polmoni, trachea, vena e arteria, e con uno svitabulloni con cui è stato più volte colpito alla testa, Valerio Menenti era ricoverato in ospedale a Perugia. Le indagini però non si fermano e al vaglio degli investigatori ci sarebbero anche posizioni di parenti e amici dei due arrestati che potrebbero aver in qualche modo depistato le indagini. Intanto l’attesa è tutta per le parole di Riccardo Menenti.
