di Fra. Mar.
Ottanta testimoni per salvare Riccardo e Valerio Menenti dalla condanna all’ergastolo. Gli avvocati dei due Menenti hanno depositato lunedì mattina la lista delle persone che intendono portare davanti alla Corte d’assise di Perugia per far scagionare i loro assistiti. Nella corposa lista anche molti testimoni chiesti anche dall’accusa. Primo fra tutti Julia Tosti, la ragazza che scampò miracolosamente alla morte in quella notte di orrore nell’appartamento di via Ettore Ricci.
Consulenti La richiesta di averla come propria testimone è evidentemente legata al fatto che indicandola come propria teste, è possibile farle più domande e non solo con un controesame dopo quello della pubblica accusa. Negli ottanta ci sono anche consulenti scientifici e balistici. La difesa dei Menenti è convinta di poter dimostrare, perizie di parte alla mano, che la ricostruzione della dinamica dell’omicidio fatta dalla procura della repubblica di Perugia non è quella vera.
La pistola Riccardo Menenti si sa, dopo l’iniziale «io quella sera non c’era e non so nulla di quanto accaduto», ha corretto il tiro, e, non potendo negare la sua presenza ‘attiva’ sul luogo dell’omicidio, visto il rinvenimento del suo Dna sulla scena del crimine, ha detto che si era andato a cercare Alessandro Polizzi, ma non per ucciderlo. Perché voleva dargli una lezione dopo che il giovane aveva picchiato il figlio Valerio tanto da spedirlo in ospedale.
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L’accordo Il sostituto procuratore Antonella Duchini contesta la premeditazione ai due Menenti, perché, per l’accusa, Riccardo – in accordo col figlio di Valerio – sarebbe andato in via Ettore Ricci munito di pistola, con cui poi avrebbe ucciso Alessandro. Ma lui racconta invece che la pistola era di Polizzi e che il colpo partì durante un corpo a corpo. Per questo una perizia balistica diventa tanto importante.
Strategie Sia per vedersi tramutare l’accusa da premeditato a preterintenzionale, che per scagionare del tutto Valerio Menenti. I difensori dei due imputati, Giuseppe Tiraboschi, Manuela Lupo e Francesco Mattiangeli hanno dunque tutte le intenzioni di giocarsela fino in fondo, come già ampiamente dimostrato non scegliendo un rito alternativo che sarebbe valso ai loro assistiti, lo sconto di un terzo della pena. L’appuntamento è per il 15 maggio prossimo. Giorno in cui inizierà il processo di primo grado.
