di Francesca Marruco
Dopo il colpo di scena di venerdì scorso, quando avrebbe dovuto tenersi l’udienza davanti al tribunale del Riesame per la richiesta di scarcerazione avanzata da Riccardo e Valerio Menenti, arrestati perché ritenuti esecutore e mandante dell’omicidio del giovane Alessandro Polizzi, oggi la polizia scientifica, su richiesta del pubblico ministero titolare delle indagini Antonella Duchini, è tornata nella casa del delitto.
Sopralluogo Gli esperti della polizia scientifica hanno rimosso i sigilli messi più di un mese fa, al termine delle operazioni di repertazione, e sono entrati di nuovo nell’appartamento in cui un killer incappucciato ha ucciso il giovane Alessandro e ha tentato di uccidere la fidanzata Julia Tosti. Adesso che, almeno in parte, la dinamica dell’aggressione mortale è stata ricostruita, gli esperti tornano a vedere se è possibile isolare qualche altra traccia utile per inchiodare l’assassino. Assassino che secondo la squadra mobile diretta da Marco Chiacchiera è l’ex pugile di origini romane Riccardo Menenti. E adesso che a sostegno di questa tesi, oltre alle evidenze raccolte dai poliziotti con indagini tradizionali, si sono aggiunti anche i risultati della scientifica, la posizione di Riccardo Menenti si fa molto più complicata. Il suo sangue infatti è stato trovato sulle scale che portano all’appartamento del delitto.
Le tracce Oltre a ciò, cellule di sfaldamento col suo Dna sono state isolate anche sul cane della pistola Beretta usata per uccidere Alessandro. E infatti sull’arma, un vecchio modello del 1934 non denunciata, commisto alle cellule di sfaldamento di Menenti c’è sostanza biologica di Alessandro. Un tris di non poco conto. Che depositato in un atto della polizia scientifica la settimana scorsa, ha fatto tornare sui suoi passi la difesa Menenti che ha rinunciato all’udienza davanti al tribunale del Riesame. I due legali che difendono i Menenti, gli avvocati Luca Patalini e Massimo Krogh, hanno rinunciato a comparire davanti ai giudici e adesso dovranno decidere come controbattere. Gli arrestati, che fino ad ora si sono sempre detti innocenti, rivedranno la loro strategia? Oppure inizierà una guerra di perizie genetiche? Intanto la polizia torna a cercare nuove tracce perché l’indagine non è finita. E se altre evidenze saltassero fuori, per gli arrestati diventerebbe sempre più difficile continuare a sostenere la loro estraneità. Senza contare che ancora nei laboratori della polizia scientifica di via Tuscolana non sono ancora state analizzate quelle tracce che il luminol ha evidenziato nel furgone di Riccardo Menenti – che secondo l’accusa sarebbe stato usato per tornare a casa dopo l’omicidio – e nella stessa casa.
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L’omicidio I risultati scientifici dunque portano dritti a Riccardo Menenti. Per l’accusa l’uomo sarebbe arrivato ad uccidere un giovane ragazzo per quanto successo al figlio Valerio, picchiato violentemente dalla vittima Alessandro per difendere Julia Tosti. L’ultima volta che Valerio era finito in ospedale per le botte di Alessandro era stato proprio tre notti prima dell’omicidio. Valerio incontra Julia in un locale, le dà uno schiaffo in faccia, Alessandro lo scopre e lo picchia. Tanto da mandarlo all’ospedale con naso, costole e zigomo fratturato. Il padre Riccardo quella notte in ospedale disse in preda alla rabbia che «se non ci avessero pensato i carabinieri ci avrebbe pensato lui da solo». Parole che, dopo gli ultimi risultati acquistano un significato fin troppo concreto. Come troppo concrete sembrano le minacce che Valerio Menenti fece a Julia dopo la seconda aggressione da parte di Alessandro.
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Lo ammazzo «Per questa volta non lo ammazzo», le aveva detto. «Ma la prossima volta lo ammazzo senza sporcarmi le mani», aveva aggiunto. E due giorni prima dell’omicidio, la commessa di un compro oro di Perugia dice di averlo sentito parlare al telefono mentre diceva: «Devono pagare per quello che mi hanno fatto, perché fino adesso sono stato buono ma non possono trattarmi da coglione. Ho un amico che c’ha un amico che queste cose le sistema. Pagheranno con la loro vita». E al suo interlocutore, che gli inquirenti ipotizzano fosse la fidanzata, dice ancora: «Tu che c’entri? Dai stai tranquilla perché io starò in ospedale». La notte in cui Alessandro Polizzi è stato ammazzato con un colpo di pistola che gli ha trapassato polmoni, trachea, vena e arteria, e con uno svitabulloni con cui è stato più volte colpito alla testa, Valerio Menenti era ricoverato in ospedale a Perugia.
