di Francesca Marruco
«Non vengo in Italia per il processo». Amanda Knox, che nei giorni scorsi ha incontrato a Seattle i suoi due avvocati Luciano Ghirga e Carlo Dalla Vedova ha deciso. Non ci sarà per il nuovo processo d’appello a Firenze. Lo riferisce il penalista perugino Ghirga al rientro dal viaggio negli Stati Uniti specificando come Amanda Knox «non sfida nessuno. Non capisce i meccanismi così violenti della giustizia italiana, per questo si affida alla difesa tecnica. Lei è libera e innocente, è padrona di stare dove vuole, ha più che rispettato la giustizia italiana presiedendo a 86 udienze e tre interrogatori durati giorni».
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E’ molto stressata «Abbiamo avuto un incontro molto interessante su tutti gli aspetti tecnici – dice ancora Ghirga – e lei ha ribadita la sua assoluta fiducia per noi avvocati. Non è vero però che va in giro milionaria a baciarsi per strada: la verità è che è una ragazza molto stressata, non per sfiducia o fiducia. La sua vita è appesa anche alla sentenza . Adesso si è iscritta alla facoltà di scrittura, lavora tre ore in una biblioteca qualche giorno a settimana e vive in un appartamento vicino ai genitori». Tra il penalista e la giovane americana era scattata anche una sincera amicizia, e infatti l’avvocato dice che «sul piano umano, l’incontro non poteva andare meglio».
Il nuovo processo Il nuovo processo d’appello inizierà a Firenze il 30 settembre prossimo dopo che la Corte di Cassazione aveva annullato con rinvio l’assoluzione della Corte d’assise d’appello di Perugia nei confronti di Amanda Knox e Raffaele Sollecito. La Cassazione aveva fatto tornare le ipotesi sull’omicidio di Meredith Kercher al punto di partenza: «un gioco erotico finito male» come si pensò nel corso delle indagini e durante il processo di primo grado. Dalle 74 pagine di motivazioni emerge come, per la Suprema Corte «la Corte d’assise d’appello di Perugia ha sottovalutato gli indizi emersi» sui due ex fidanzatini.
Scenari Il procuratore generale di Perugia Giovanni Galati all’indomani delle motivazioni della Cassaizone aveva parlato di «sentenza che non poteva non essere annullata perché era evidentemente viziata». La Corte d’Assise d’ Appello di Firenze «potrà dunque rivalutare – aveva spiegato – tutti gli elementi prospettati dalle parti dopo la condanna di primo grado di Perugia, ovvero il ricorso delle difese e quello della procura per la non concessione delle attenuanti generiche». E’ per questo che, i giudici fiorentini, potrebbero anche «rivalutare la pena qualora vi fosse una nuova condanna». Se invece la Corte fiorentina dovesse assolverli, dovrebbe farlo, «con motivazioni completamente diverse da quelle della Corte d’Assise d’Appello di Perugia».
