di Francesca Marruco

Una vera e propria esecuzione. Alla maniera dei talebani. Francesco Cristofari ha prima stordito la sua vittima Roberto Burnelli con una botta in testa data da dietro e poi gli ha tagliato la gola. Un taglio netto e profondo che lo ha ucciso lasciandolo in una pozza di sangue. Nessuna novità dall’autopsia eseguita dal medico legale Sergio Scalise Pantuso che lunedì mattina ha eseguito l’esame autoptico anche sul cadavere del killer. Cristofari è morto impiccato. Su quell’albero in cui lo hanno trovato domenica mattina i carabinieri che lo cercavano.

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Si è impiccato di giorno Probabilmente l’assassino si è ucciso quando ancora era giorno: ha scelto un albero in un punto in cui la boscaglia è molto fitta e per fissare la corda con cui si è impiccato ha avuto bisogno di luce. E lì non c’erano torce. Dunque mentre carabinieri e uomini della forestale lo cercavano in lungo e in largo per quella campagna impervia che lui conosceva benissimo, lui stava attuando il suo piano finale. Lo aveva ripetuto tante volte ultimamente, sembra anche la sera prima dell’omicidio: «Li ammazzo e poi mi ammazzo per me» diceva.

OMICIDIO A MARSCIANO: FOTO – VIDEO

La donna scampata E parte del suo folle piano è stata portata a termine. Si è salvata solo Merilisa, la ex moglie di Cristofari, che è arrivata sul luogo dell’omicidio a ridosso dell’aggressione. Merilisa ha visto Francesco e ha capito tutto: ha sentito un urlo, e allora è scappata anche lei. Lui ha provato a rincorrerla, ma deve aver valutato che era meglio scappare. E lei si è miracolosamente salvata. E’ rimasta in stato di choc per qualche ora e poi è stata trasferita in una località protetta, anche se, dopo la morte di chi la voleva morta, non dovrebbe correre nessun altro pericolo. Ma vivrà per sempre col rimorso di essere stata la causa della morte di un’altra persona.

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L’ossessione Si perché Roberto Burnelli, insieme alla moglie Dina, aveva aiutato quella donna che lavorava per loro offrendole un tetto quando aveva deciso di separarsi da quel marito violento. Ma Cristofari pensava che tra di loro ci fosse di più. Glielo ha urlato in faccia più volte quando era andato in casa loro a discutere. Era ossessionato dalla fine del suo matrimonio. E alla fine ha deciso di mettere in atto un piano criminale e definitivo.

L’agguato Da casa sua, a duecento metri dal capannone in cui poi ha ucciso Roberto, controllava forse ogni mattina, i movimenti di Burnelli, che lui considerava rivale in amore, anche se la sua ex moglie viveva già con un altro uomo. Poi sabato mattina non è rimasto solo a guardare. Ha aspettato che Roberto finisse di portare le cassette di frutta e verdura dalla serra al camioncino che si trovava nel capannone e poi probabilmente si è nascosto per non farsi vedere. Lo ha aspettato e lo ha colpito da dietro alla testa, poi lo ha giustiziato con un coltello che non è mai stato trovato. A terra è rimasto un mazzolino di prezzemolo, che forse è caduto dalle mani di Roberto nel momento dell’aggressione. Cristofari aveva già deciso tutto: nella borsa che aveva con lui c’era una corda con cui qualche ora dopo si è impiccato in località La Moglie, vicino Gaglietole.