di Ivano Porfiri e Maurizio Troccoli
I carabinieri hanno ripreso nella mattina di venerdì le ricerche dei resti di Olinto Leandri, l’87enne ucciso e fatti a pezzi alla fine di novembre e per il cui delitto è in carcere il figlio Antonio.
Sub al lavoro Gli uomini del reparto operativo insieme ai sommozzatori dei carabinieri hanno preso a scandagliare il fiume Chiascio sotto il ponte di Torgiano. Cercano il coltello con cui Antonio ha confessato di aver smembrato il corpo del padre, dopo averlo ucciso con una mazzetta, colpendolo in testa. Questa sarebbe stata gettata nel Tevere in zona Ponte San Giovanni, dove proseguiranno le ricerche. Sono in arrivo per questo altri investigatori da Roma. Leandri è stato portato nei luoghi da lui indicati come quelli in cui ha nascosto i pezzi del cadavere di suo padre. Il punto esatto in cui ha gettato il coltello è quello a metà ponte nel mezzo dell’arcata centrale proprio a lato di un palo. I sub scandagliano però una zona più ampia perché c’è il timore che la piena di questi giorni abbia trascinato a valle il coltello.
Testa nel cemento Va così pian piano ricomponendosi il macabro puzzle della ricostruzione del corpo di Olinto. Ieri è stata ritrovata la testa che, da quanto riporta La Nazione era stata messa in un secchio e coperta col cemento, prima di essere gettata in un torrente a San Terenziano. Una gamba e un braccio erano invece nelle campagne di Bagnolo. Un femore, parte della spina dorsale e un braccio erano stati invece recuperati nel recinto di addestramento dei cani da cinghiale a fine dicembre sul Monte Tezio. Manca ancora all’appello il busto. Pezzi che Antonio ha detto agli inquirenti di aver disseminato in giro per mezza Umbria trasportandoli con l’auto del padre, che i vicini di casa di via Cartolari hanno notato essere stata spostata dopo la scomparsa di Olinto.

