«Quello di Zampi è un quadro psichiatrico lampante, caratterizzato da una patologia molto seria». Ad affermarlo è psichiatra Barbara Caporali, che aveva in cura l’omicida del Broletto, in un’intervista al Giornale dell’Umbria.
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I due Tso Caporali spiega di aver avuto in cura Zampi al Centro di salute mentale di Perugia tra il 2009 e il 2010. La psichiatra riferisce del primo Trattamento sanitario obbligatorio dopo che Zampi «aveva avuto una reazione violenta verso una farmacista, che aveva dei preservativi esposti in farmacia». Si trattava, dunque, di «un delirio religioso, sosteneva ad esempio che la sessualità fosse la rovina del mondo». La stessa dottoressa dispose il secondo Tso.
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Aggressivo e violento Ciò che emerge è il quadro clinico «di un soggetto aggressivo, violento, con manie di persecuzione, paranoico». Uno che non avrebbe dovuto avere una pistola: «La prima cosa che facemmo come struttura – risponde a esplicita domanda della giornalista Valeria Marini – fu quella di fargli togliere il porto d’armi e sollecitare le forze dell’ordine affinché gli sequestrassero l’arma. In quella circostanza fummo anche supportati dalla famiglia». Quanto ai finanziamenti negati «me ne parlò – dice la dottoressa – ma faceva sempre riferimento a macchinazioni e complotti contro di lui. Era convinto di essere perseguitato».
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Quel porto d’armi Quanto al recente permesso a detenere una pistola, la psichiatra riferisce di non avere elementi per giudicare, anche se richiama il fatto come la prima volta «sia io sia gli altri medici del Servizio ci siamo immediatamente attivati per fargli togliere il porto d’armi. Noi non ci siamo limitati a dire che era malato, a sottoporlo a cure mediche con farmaci molto forti. Per noi era un individuo aggressivo e ci sono cartelle sanitarie e ricoveri che lo dimostrano. Poi nel 2010 dopo un anno di lavoro sono stata trasferita e non me ne sono più occupata».
