Raffaele Arzu ( foto archivio Troccoli)

di Francesca Marruco

E’ stato Arzu a puntargli contro la pistola la mattina in cui i suoi complici hanno ucciso a colpi di kalashnikov il carabinieri Donato Fezzuoglio durante la rapina al Monte dei Paschi di Siena di Umbertide. Lo ha riconosciuto in aula in una book fotografico che gli è stato mostrato. Francesco Medici, un imprenditore edile non ha dubbi: era lui che ha tentato di rubargli l’autovettura all’incrocio tra piazza Karl Marx e via Ranieri.

La pistola Il malvivente, ha riferito il testimone in aula giovedì mattina impugnava «una pistola semiautomatica con calcio in legno color ciliegio e canna grigio metallizzata, con l’estremità non a forma cilindrica ma squadrata». «Erano le 16 circa –  ha raccontato ancora in aula – , mi sono trovato quell’uomo davanti, all’incrocio, in lingua italiana mi ha accennato di scendere dalla macchina».

Imputati Raffaele Arzu, l’ex primula rossa sarda è imputato per omicidio volontario e una dozzina di altri reati insieme ad un altro sardo trapiantato a Marsciano: Pietro Pala, colui che, secondo la ricostruzione dell’accusa, avrebbe premuto il grilletto. Entrambi si dicono innocenti e completamente estranei alla rapina avvenuta a Umbertide il 30 gennaio del 2006. Certo è che questi testimoni che riconoscono le loro facce, pesano come tegole nel convincimento che si va formando nelle menti dei giudici.

Il racconto del testimone «Ascoltavo la musica in macchina quando ho notato tre persone, una col volto scoperto. Tutti robusti, alti 1.75-1.80, quello senza passamontagna era senza barba e aveva i capelli corti. Avevo lo stereo acceso e la gente fuori urlava –  ha detto ancora in aula – , non ho capito granché però parlava in italiano. Mi sono coperto la faccia con tutte e due le mani mentre lui ha sparato sullo sportello cercando di ferirmi. A quel punto ho accelerato e me ne sono andato. Ho chiamato prima a casa e poi i carabinieri…».

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