Sergio Scoscia

di Francesca Marruco

A Sergio Scoscia è mancata l’aria ed è morto asfissiato. L’ex orafo ammazzato nella sua casa di Cenerente insieme alla mamma Maria  potrebbe essere stato strozzato. Forse dalle mani di qualcuno che lo ha stretto. O forse con il bavaglio che potrebbe essergli stato sistemato attorno alla bocca per attutire le grida di dolore che deve aver emesso mentre riceveva quei terribili colpi di martello alla schiena. Quella dozzina di feroci colpi al dorso non lo hanno ucciso, neanche quello che lo ha preso alla testa gli è stato fatale.

Lungo esame autoptico Una lunga tortura con un martello di tipo malepeggio culminata con lo strozzamento. Avvenuto tra le due e le quattro di venerdì notte. E’ quanto è emerso dall’autopsia che le dottoresse Laura Paglicci Reattelli e Anna Maria Verdelli hanno eseguito sul corpo dell’ex orafo martedì all’istituto di medicina legale. Un esame lunghissimo e molto accurato durato tutta una giornata e terminato a tarda sera, che verrà completato solo con l’esito degli esami istologici e tossicologici. I due medici legali poi continueranno mercoledì con l’esame del corpo della madre di Sergio, la 74enne Maria Raffaelli.

Il martello sul letto L’asfissia è arrivata alla fine delle tante martellate, ma alcune gli sarebbero state inferte quando era già a terra in camera da letto. Il martello poi è stato lasciato a pochi centimetri dal corpo che ha martoriato: in bella vista sul letto che nascondeva i cadaveri da un’occhiata superficiale. Forse però non troppo in evidenza da suscitare subito un interrogativo nella mente del nipote Valerio che cercava zio e nonna e che riesce a vederli solo dopo un po’ dalla prima telefonata che fa al 112.

Corpi uno accanto all’altro Mamma e figlio, morti in circostanze ancora tutte da chiarire, erano incastrati tra il letto e il muro della camera da letto. Lui con la testa rivolta verso la testiera del letto, e lei messa al contrario, col viso vicino ai piedi di Sergio. Lei con le mani legate da una tenda e da una camicia, un foulard ancora intorno al collo. Lui appena un polso fermato da una cintura. Sopra di loro la cassaforte intatta. Al cui interno c’erano circa cinque mila euro che Maria aveva messo da parte per il suo funerale.

Tutto nella stessa stanza I cadaveri. L’arma del delitto. E il possibile movente. Tutto in pochi metri mescolato a tanti dubbi e tante cose che non tornano. La cassaforte intatta non aveva particolari combinazioni e la chiave per aprirla, stando a chi è entrato in casa, non era così nascosta da non poter essere vista, trovata e usata. E allora perché la si ritrova intatta? Perché i presunti ladri dopo aver pensato a tutto nei minimi particolari, fino alla lana di vetro per attutire i passi sulla tettoia in lamiera su cui si sarebbero arrampicati per entrare, rinunciano? Perché una volta morti entrambi i loro ostaggi, ammesso che cercassero quei soldi, non cercano la chiave? E perché non lo fanno anche mentre le due vittime sono vive? Perché macchiarsi di un duplice omicidio e andar via senza bottino?

Piste aperte Che non sia per soldi? O per l’oro che gli Scoscia avevano in parte in casa? Gli inquirenti, le indagini coordinate dal pubblico ministero Claudio Cicchella sono condotte dalla squadra mobile della questura di Perugia di Marco Chiacchiera, non fanno mistero di tenere ancora in piedi più piste. E’ presto per escluderne qualcuna. E allora spazio a possibili ricostruzioni a partire dalla rapina finita in tragedia fino ad una non meglio identificata faida.

Il guanto sporco di rosso Intanto mentre martedì i medici legali esaminavano il cadavere del povero orafo torturato, gli uomini della polizia scientifica hanno repertato un guanto sporco di rosso nei pressi del cantiere edile vicino al casolare del duplice omicidio. Secondo gli inquirenti sarebbe semplicemente sporco di vernice, ma una verifica è d’obbligo. Come lo è sulle tante altre cose che continuano ad arrivare dal cantiere, snodo ineludibile per risolvere il rebus di Cenerente. Tracce, a terra sono state repertate orme di scarpa, testimonianze, gli operai che parlano di urla sentite intorno alle sette, e furto, verrebbero da lì martello, scala e lana di vetro. Tanto materiale per chi, per mettere le manette agli assassini, non ha visto Pasqua né ore di sonno da giorni.

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