Sergio Scoscia

di Francesca Marruco

Centocinquantamila euro tra oro e pietre preziose. E’ questo il vero tesoro che Sergio Scoscia nascondeva nel suo laboratorio orafo segreto. Quello custodito da una porta in ferro e dalle grate alle finestre. Quello per cui qualcuno potrebbe averlo torturato e ucciso. Qualcuno che magari aveva saputo che oltre al laboratorio dismesso ce n’era un altro, funzionante, in cui Sergio fondeva l’oro, in cui aggiustava i gioielli. In cui doveva esserci roba di valore. Forse anche lingotti d’oro.

Qualcosa è stato rubato La stima dei preziosi ritrovati nella sorta di caveau artigianale del laboratorio degli Scoscia è stata fatta dopo il duplice omicidio da un orafo. E accanto alla stima a quattro zeri, che già di per sé potrebbe essere la chiave di lettura per  due omicidi, si concretizza anche la possibilità che da quella casa qualcosa è stato rubato. Forse quello che era più a portata di mano, qualcosa che per trovarlo non dovevi aprire nessun armadio segreto.

Indagini Le indagini della squadra mobile della questura di Perugia sono incessanti ormai da quasi venti giorni. Da quella terribile notte tra il 5 e il sei aprile in cui persone al momento ignote hanno ucciso l’orafo Sergio Scoscia massacrandolo di martellate e poi strozzandolo e la madre 74enne. I poliziotti diretti da Marco Chiacchiera continuano a incrociare dati, testimonianze e risultati. In attesa di trovare la leva giusta per arrivare agli assassini.

Cercavano l’oro? Le indagini, coordinate dal pubblico ministero Claudio Cicchella, non tralasciano nulla, ma a questo punto sembrano più orientate verso l’ipotesi rapina finita in tragedia. E allora si deve capire chi poteva sapere che Scoscia in quel laboratorio aveva preziosi per più di centomila euro. Si deve tentare di repertare tutto per vedere se qualcuno che lì dentro potrebbe essere entrato, possa aver lasciato qualche sua traccia.

Chi sapeva In paese tutti conoscevano l’abilità di Sergio con l’oro. Lo raccontava anche sua madre, che forse lo ha detto a chi non doveva. Il legame con il cantiere edile situato di fronte a casa Scoscia è diventato un fatto certo: da lì vengono infatti il martello usato sul povero Sergio, la scala per entrare in casa e la lana di vetro per attutire il rumore del passaggio sulla tettoia in lamiera. Ma chi li abbia presi da lì resta un mistero.

Sentiti in questura i familiari La scorsa settimana i familiari delle due vittime sono stati nuovamente ascoltati in questura. Marcella Scoscia, il figlio Valerio e il compagno Mauro sono stati interrogati a lungo come persone informate sui fatti. Sette ore per ricostruire il ritrovamento dei due cadaveri, l’allarme, e la vita dei due defunti. Quali frequentazioni. Quali legami.  A caccia di qualcuno che non ha avuto pietà della vita di due persone.

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