Iulian Ghiorghita viene portato in carcere

di Francesca Marruco

«Lo abbiamo fatto fuori». «Non lo dovevi ammazzare per quei pochi soldi». «Ma lui mi è venuto addosso». Iulian Ghiorghita e Aurel Rosu, le due belve che, secondo gli inquirenti, hanno ammazzato Luca Rosi ne parlavano più o meno così al parco di Ponte San Giovanni il 6 marzo scorso.  La conversazione parafrasata è riportata nell’ordinanza di custodia cautelare che li accusa. Con loro però c’era la donna di Ghiorghita che, forse in un estremo ravvedimento (è stata fermata a Fiumicino mentre prendeva un volo per la Romania), ha raccontato questa importantissima conversazione ai carabinieri. Che, dopo le sue parole e con i dovuti riscontri, «hanno rotto gli indugi» e hanno deciso di andare a prendere i due rumeni.

Le parole della donna della belva Il particolare emerge dall’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip di Perugia Carla Maria Giangamboni. Sono i pubblici ministeri Petrazzini, Duchini e Formisano  a ricostruire la circostanza nella loro richiesta che viene richiamata dal gip. E’ sempre la donna a dire che, la mattina dopo l’omicidio di Luca, ha trovato il fidanzato, che aveva le chiavi di casa sua, a dormire insieme ad altri due uomini sul divano del salotto. E’ sempre lei a confermare che Iulian Ghiorghita aveva un paio di jeans con uno strano ricamo laterale: gli stessi che indossava uno dei rapinatori assassini di Luca. Ed è lei a dire di aver chiesto a Iulian cosa avesse combinato e di aver ricevuto in cambio uno «sguardo malevolo». I particolari più utili li fornisce nel secondo interrogatorio. Paura o complicità?

Chi sapeva Da Ramazzano a Resina. Due famiglie terrorizzate. La sorella di Catalin Simionescu, il basista della banda fermato la settimana scorsa a Sarteano sapeva che il fratello aveva partecipato alla rapina con stupro: «si può dire che lui è stato lì, che ha rubato, che ha fatto quello che ha fatto, ma non ha ammazzato nessuno», dice al telefono con la fidanzata di Catalin. La fidanzata di Simonescu  le racconta anche di come i carabinieri le abbiano chiesto se conoscesse un «tale Iulian», e l’altra risponde: «Ah!Ah!». «La sorella di Catalin – scrive il gip – era ben consapevole del ruolo ricoperto dal fratello nella commissione della rapina nell’abitazione di Sergio Papa e del fatto che egli non era all’interno. Inoltre ella dimostrava di ben conoscere le responsabilità di Iulian Ghiorghita in ordine ai gravi reati commessi».

E non ha parlato Anche la madre di Catalin sapeva. Ne parla al telefono con la figlia: «però non lo dovevano ammazzare! Peccato! Dopo che l’hanno legato così forte cosa poteva fare?… Problemi loro.. Meno male che non c’era qui tuo fratello». Anche la fidanzata di Aurel Rosu sapeva e si sentiva con Iulian: «Qualcuno ha parlato», gli dice l’11 marzo, pochi giorni prima dei loro arresti. Nella stessa telefonata aggiunge che « se gli inquirenti torneranno da lei a chiedere qualcosa dirà che sono amici suoi, però lei non sa nulla di quanto è successo. E’ intenzionata – scrive ancora il gip – a cambiare casa per far perdere le sue tracce. Poi chiede a Iulian di non portare nessun altro in casa sua perché lei non vuole vivere con questo stress».

Reati? Le donne hanno avuto ruoli importanti dopo le due rapine. Quelle donne sapevano e non hanno denunciato. Sapevano e sono rimaste in silenzio. E anzi hanno protetto, aiutato a scappare e tentato di scappare loro stesse. Una storiaccia molto più grande di loro si potrà dire. Una storiaccia da cui potrebbero anche uscire non come semplici testimoni.  Perché in fin dei conti sapevano cose molto utili  per individuare e arrestare i rapinatori assassini.

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4 replies on “Omicidio Rosi, i due assassini: «Non lo dovevi ammazzare». «Ma lui mi è venuto addosso»”

  1. Nella nostra Nazione tutti possono fare tutto, sono gli stessi immigrati che lo dicono, ma quali diritti gli garantiamo a queste belve efferate, che uccidono senza nessuna pieta?Penso che sia ora di dare a queste figure un’ eseguzione pubblica esemplare (tipo pena di morte in America)e allora prenderanno sul serio anche le Istituzioni Italiane.

  2. Occorre svegliarsi. Gli antichi proverbi non sono mai stati mendaci né fuori moda: “Chi pecora si fa il lupo se la mangia!” Italiani non deve soltanto essere un aggettivo per dire spaghetti e volemose bene è ora di farla finita!

    1. Mendaci e fuori moda sono stati solo quei signori italiani (o, per meglio dire ITALIOTI) che, in virtu’ di un buonismo peloso che spesso malcelava interessi personali, anche inconfessabili, ci ha per decenni riempito la testa (eufemismo) con il concetto di “immigrato é bello” a prescindere, con l’ inevitabile corollario del “diritti tanti, doveri zero” (anche e sopratutto, di fronte alla ns Legge).

      Spero che costoro (gli ITALIOTI, intendo), di fronte anche a fatti gravissimi come questo (e non mi riferisco solo al già efferato omicidio, quant’ anche alla rete di connivenze e coperture che sembra emergere dalle indagini, anche a livello dei cosidetti “ben integrati”) abbiano, una volta per tutte, la decenza di tacere.

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