Olio d'oliva

di Francesca Marruco

Lo scandalo sull’olio contraffatto arriva anche in Umbra. Con due inchieste aperte dalla procura di Siena e da quella di Perugia. Nell’ambito dell’inchiesta toscana, coordinata dal sostituto procuratore della procura della Repubblica di Siena Aldo Natalini, e di quella perugina, coordinata dal pm Mario Fomisano, sono state disposte quindici perquisizioni – eseguite tra mercoledì e giovedì –
in aziende olearie con sede in Toscana, Umbria, Lazio, Campania e Puglia operanti a livello nazionale e internazionale. Nell’inchiesta toscana, nata nei primi mesi del 2013, ci sono per ora 35 persone indagate, accusate a vario titolo di reati di frode in commercio e riciclaggio merceologico.

Indagini anche a Perugia Un’inchiesta analoga, aperta dalla procura di Perugia e coordinata dal sostituto procuratore Mario Formisano – lo stesso che dalla procura di Siena sequestrò ingenti quantitativi di Brunello e Chianti contraffatti – vedrebbe invece iscritti nel registro degli indagati quattro persone, tutte facenti capo alla stessa azienda di Spoleto e indagate, a vario titolo, per contraffazione ed illeciti legati all’espostazione e alla commercializzazione. Sviluppi sono attesi nelle prossime ore, dopo che il nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Siena e l’ispettorato repressione frodi (Icqrf) del ministero delle Politiche Agricole insieme  ai poliziotti della polizia postale, che sono stati di supporto per il sequestro di hard disk e server, avranno terminato le perquisizioni.

L’inchiesta senese La procura di Siena con le sue indagini, ha portato alla luce un vasto fenomeno di frode finalizzato alla commercializzazione di enormi quantitativi di olio extravergine di oliva, «di scarsa qualita’ illecitamente ottenuti all’estero» si legge in una nota delle Fiamme Gialle- ricollocati sul mercato nazionale, attraverso illecite miscelazioni non rilevabili alle analisi ufficiali, con l’interesse di numerosi imprenditori italiani operanti il confezionamento e il commercio sul mercato interno ed internazionale». L’indagine ha permesso di accertare che nel nostro paese sono stati introdotti di oli cosiddetti «deodorati», cioe’ sottoposti a trattamenti industriali di raffinazione (non consentiti nella produzione di olio extravergine di oliva) in grado di eliminare odori e sapori sgradevoli da una materia prima di scarso pregio e qualita’ e pertanto, come tale, inutilizzabile per l’ottenimento di oli extravergini.

300 quintali di olii deodorati «Le indagini- fa sapere la Guardia di Finanza – che vedono coinvolti altri contesti territoriali sia nazionali che internazionali, sono tuttora in fase di sviluppo al fine di delineare il quadro complessivo della frode olearia che contempla non soltanto aspetti di natura penale, ma anche evidenti ed interessanti profili di natura economico-finanziaria, suscettibili di ulteriori sviluppi. In ogni caso il pubblico ministero Aldo Natalini non scioglie le riserve sulla possibile estensione del fenomeno che coinvolge numerosi operatori del settore, sia nazionali che esteri». Gli oli cosiddetti deodorati, sottoposti a trattamenti industriali di raffinazione, sarebbero in totale 300 quintali, acquistati in Spagna.

Deodorato In italia, emerse dalla puntata di Presa Diretta sulle sofisticazioni alimentari, si produce molto meno olio di quanto si vende e sono l’anno scorso sono state comprate 20mila tonnellate di olio lampante, cioè olio non alimentare, ‘lampante’ che in passato veniva usato per le lampadine. Quell’olio, se opportunamente raffinato, può diventare deodorato, cioè senza sapore, né odore e se a quello si aggiunge un po’ di olio extravergine, la miscela che si ottiene ha gli stessi parametri chimici dell’extravergine. Per questo, è così difficile individuarlo.