Michele Inserra a 'Storie vere'

«Stavo facendo una inchiesta in Umbria a Terni. Ci trovavamo nei pressi della casa di questa persona che ha malgradito la mia presenza e mi ha invitato ad andare via con minacce ‘tangibili’. Ci sono state intimidazioni e gesti abbastanza chiari e parole inequivocabili. Si trattava di un uomo appartenente a una nota famiglia di ‘ndrangheta di Reggio Calabria residente in quella città. Città dove fu arrestato anche un altro famoso ‘ndranghentista, Carmelo Gallico, noto come il poeta a capo, secondo alcune sentenze della omonima cosca di Palmi. L’Umbria è una terra in cui le cosche sono molto radicate come dimostrano diverse indagini. E non mi stupisce che molti risiedano là». Lo ha rivelato Michele Inserra, capo servizio del Quotidiano del Sud e noto al grande pubblico anche per i suoi numerosi servizi scottanti realizzati per il programma ‘Storie Vere’, format condotto da Eleonora Daniele su Rai Uno, intervistato da Klaus Davi per il programma KlausCondicio.

Convivere con la paura «Purtroppo – aggiunge Inserra – si impara a convivere con la paura, è la tua inseparabile compagna di viaggio se decide di lavorare senza omettere nulla. Io provengo da Napoli e per anni mi sono occupato di camorra in zone difficili dell’area stabiese e vesuviana. Io come altri colleghi in Calabria siamo spesso oggetto di minacce per avere svolto il nostro lavoro, per aver semplicemente raccontato fatti e personaggi. Taluni episodi non vengono resi pubblici per motivi di indagini. Gli investigatori e la Procura devono fare il proprio lavoro a trecentosessanta gradi e in assoluta serenità. Non mi definisco giornalista anti mafia. Cerco di fare soltanto il mio lavoro».

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