di Ivano Porfiri
Minacce, violenze, invasione di edifici per condizionare i loro connazionali e portarli dalla parte di Muammar Gheddafi, screditando chi sta combattendo il Colonnello. Con queste accuse sono finiti in manette sabato scorso a Perugia due giovani libici.
L’inchiesta Le indagini, di cui si è diffusa notizia solo lunedì pomeriggio, vanno avanti da diverso tempo nel massimo riserbo e sono tuttora in corso con persone sotto osservazione in Italia e all’estero. L’inchiesta (condotta dalla Digos di Perugia diretta da Lorenzo Manso e dell’Ucigos guidata dal prefetto Stefano Berrettoni), coordinata dal sostituto procuratore Giuliano Mignini e dal procuratore capo Giacomo Fumu, vede indagate in tutto una decina di persone a vario titolo.
In quei giorni caldi Si indagava anche durante i giorni caldi delle manifestazioni pro e contro Gheddafi a Perugia. Prima e dopo l’inizio dei bombardamenti della Nato sulle truppe governative libiche. Anche Le Iene erano venute a Perugia per sondare gli animi. In quei giorni confusi, in cui Umbria24.it ha raccolto diverse testimonianze che vi propone (AVVERTENZA: le persone riprese non è detto che abbiano a che fare con l’inchiesta), erano venuti alla luce solo screzi superficiali tra le fazioni pro e contro Gheddafi presenti a Perugia. Ma che ci fosse un clima di diffidenza e timore lo si intuiva dalle dichiarazioni.
Manifestazione pro Gheddafi (GUARDA IL VIDEO)
Faccia a faccia pro e contro Gheddafi (GUARDA IL VIDEO)
I due sottoposti a fermo Così sabato due giovani libici, un 21enne e un 33enne, sono stati sottoposti a fermo dalla procura di Perugia con l’accusa di aver compiuto una serie di reati per condizionare loro connazionali per impedire l’espandersi dell’influenza del Consiglio nazionale transitorio, riconosciuto dal Governo italiano, in favore del regime del colonnello Gheddafi. Nella stessa giornata e in quelle successive sono state effettuate dalla Digos una serie di perquisizioni e sequestri di supporti informatici.
I reati contestati Ai due fermati, che martedì compariranno davanti al gip per l’udienza di convalida, viene contestato di essersi associati con altri connazionali per compiere reati quali quelli di minacce, violenza privata e invasione di edifici. Il gruppo avrebbe minacciato loro connazionali di morte o di violenze nei confronti di parenti. I due sarebbero stati al vertice della presunta associazione.
Contatti e soldi dal regime In base alla ricostruzione della digos perugina, diretta da Lorenzo Manso, e dell’Ucigos, guidata dal prefetto Stefano Berrettoni, i libici al centro dell’indagine (con i due fermati ritenuti i posizione di vertice) aveva contatti anche con funzionari del regime di Gheddafi e non si esclude con i suoi servizi segreti. Avrebbe anche ricevuto somme di denaro dal Paese nordafricano. Aspetti sui quali gli accertamenti sono comunque ancora in corso.
L’invasione a Roma Tra gli episodi al vaglio degli investigatori anche il tentativo di invadere la sede romana della rappresentanza del Governo transitorio di Bengasi. Questo con l’obiettivo – ipotizza la procura – di allontanare con la forza il rappresentante diplomatico del Consiglio nazionale transitorio. Il tentativo e’ stato comunque sventato per l’intervento della polizia.

