Nessuna emergenza legata a sicurezza o malattie. Funziona il modello di accoglienza diffusa scelto dall’Umbria per gestire l’emergenza migranti. Lo hanno riferito davanti alla Prima commissione del Consiglio regionale, il prefetto di Perugia Antonella De Miro e il vice prefetto vicario di Terni Andrea Gambassi. Aprendo la seduta il presidente Andrea Smacchi ha ringraziato i prefetti per la presenza a Palazzo Cesaroni: «un gesto di grande disponibilità e cortesia istituzionale, in un’ottica di collaborazione futura che potrà essere continuativa e funzionale ad obiettivi comuni».
I numeri Il prefetto De Miro ha sottolineato come «in Umbria esiste un dialogo istituzionale costante sui flussi migratori grazie al tavolo regionale per l’immigrazione che ha scelto l’accoglienza diffusa. C’è la massima collaborazione che consente di lavorare in maniera serena e condivisa anche con enti locali e diocesi. Secondo gli accordi con il Governo all’Umbria è assegnata una quota massima dell’1,64 per cento della quota nazionale, pari a 1932 profughi. La quota massima dei richiedenti asilo prevista è di 1554, di cui 1181 nella provincia di Perugia e 373 in quella di Terni. Questi si vanno ad aggiungere ai 378 che sono già ospitati in strutture Sprar (sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati). Gli ultimi dati, aggiornati al 5 ottobre, indicano che attualmente in Umbria ci sono 1229 richiedenti asilo ospitati nelle strutture regionali, di cui 970 a Perugia e 259 a Terni (che sommati ai 378 presenti nelle strutture Sprar portano a 1607 il numero delle persone accolte nella regione ndr)».
Tanti vanno via subito De Miro ha sottolineato come «circa il 50 per cento dei profughi assegnati all’Umbria – ha spiegato il prefetto – si allontanano subito dopo l’arrivo e prima del fotosegnalamento: nel 2015, su 1019 arrivi 562 si sono allontanati. I siriani sono coloro che si allontanano con più frequenza, seguiti da eritrei, somali e sudanesi. Chi è ospitato nelle strutture umbre proviene principalmente da Nigeria, Gambia, Senegal, Mali. La Commissione per il riconoscimento di rifugiato politico per le provincie di Perugia, Terni e Arezzo si riunisce cinque volte la settimana, con 12 interviste al giorno. Al 5 ottobre sono state esaminate 655 domande e di queste 459 sono state respinte. A Perugia a marzo c’è stato un bando per 671 posti di accoglienza, con un aumento possibile del 20 per cento (805 posti). Per le necessità in eccedenza sono previste convenzioni. I costi pro capite sono di 33,25 euro al giorno per i posti messi a bando e 30 euro per quelli in convenzione. Le risorse provengono da fondi europei. Non ci sono problematiche legate al pagamento. Da Regione e Asl c’è l’impegno a procedere ad uno screening sanitario sui profughi. Sette comuni della provincia di Perugia hanno stipulato convenzioni con le strutture che gestiscono gli immigrati per volontariato sociale».
Terni Il vice prefetto Andrea Gambassi ha ricordato che «a Terni ci sono 259 immigrati richiedenti asilo ospitati nelle strutture. Il bando, che prevede 210 posti con l’aumento previsto del 20 per cento, è stato vinto dalla Caritas, circa il 60 per cento, e Arci, circa il 40. Il costo pro capite è di 35 euro. L’ospitalità diffusa su tutto il territorio provinciale coinvolge per lo più strutture provate ma anche parrocchie. I cittadini stranieri più numerosi provengono dal Gambia, Nigeria e Senegal».
Il dibattito Per Valerio Mancini (Lega) «i cittadini vogliono sapere quanti soldi vengono spesi per accogliere i profughi e quanti immigrati ci sono attualmente in Umbria. Le risorse disponibili dovrebbero essere impiegate per far rimanere gli italiani in Italia». Marco Squarta (Fratelli d’Italia) vede «due dati allarmanti: che su 650 richieste di asilo 450 vengano respinte e che della metà dei profughi che arrivano si perdano le tracce. Bisogna attivarsi con le questure per studiare misure di identificazione più stringenti». Attilio Solinas (Pd) considera «importante attivare procedure per screening che verifichino il loro stato di salute». Claudio Ricci (portavoce centrodestra e civiche) ritiene «importante intensificare il lavoro che i prefetti stanno portando avanti in vista del Giubileo». Emanuele Fiorini ha evidenziato «a Terni un aumento degli immigrati rispetti a quelli previsti». Maria Grazia Carbonari (Movimento 5 Stelle) ha esposto la «preoccupazione per il 50 per cento di profughi che si allontanano prima dell’identificazione. Vorremmo capire se questo dato è in linea con la media italiana». Per Marco Vinicio Guasticchi (Pd) «dobbiamo capire come le istituzioni possono collaborare. Serve informazione per evitare il rischio di rivolte territoriali, e capire se i rifugiati possono essere utilizzati per lavori socialmente utili». Gianfranco Chiacchieroni (Pd) ha ringraziato i prefetti per «sicurezza e umanità. Per questo li ringraziamo. Gualdo Cattaneo ha 6500 abitanti, e ci sono 1200 immigrati che lavorano. Dobbiamo rileggere l’Umbria sotto questa chiave, altrimenti passiamo da una paura all’altra». Secondo Sergio De Vincenzi «servono anche controlli e verifiche. Solo così possiamo capire responsabilità in eventuali problemi come quelli di spostamenti senza informazione ai territori».

mi spiace, ma dove prendete questi numeri??????????? che vanno via e non ci sono rischi sanitari e altro???????????????? e quanti soldi vengono spesi per loro e per noi niente, anzi tagli sui servizi essenziali e aumento tasse???????????????????