di MA.T.
Il giallo di Perugia continua ad alimentare curiosità. La sentenza non ha messo la parola fine ad una storia che il giorno dopo viene vissuta dietro le pareti di una intimità familiare e sulle dichiarazioni dei volti noti, a vario titolo coinvolti dalla vicenda. La curiosità si insinua anche lì perchè vuole sapere come Amanda e Raffaele vivono il ritorno alla vita e qual’è il giudizio di chi conta sul risvolto del processo. E i media provano a sbirciare, per raccontare il giorno dopo, il quotidiano, ma anche gli scenari che si prefigurano dopo un verdetto da cardiopalma. Oggi tocca a Raffaele il cui racconto è nella bocca del suo legale Giulia Bongiorno che l’ha contattato telefonicamente. Bongiorno però non perde l’occasione di commentare anche le dichiarazioni del presidente della corte apparse ieri sui giornali, un attimo prima di scattare la fotografia di un Raffaele tra le mura domestiche. Ma sulla scena mediatica sale anche il ministro degli esteri ospite in città, all’università per Stranieri e il sindaco di Perugia che risponde ai Knox. Ecco tutti i particolari.
Il risarcimento «Certo è una verità processuale ma dimostra che lui non c’era»: così l’avvocato Giulia Bongiorno, difensore di Raffaele Sollecito assolto dall’accusa di avere ucciso Meredith Kercher, ha commentato le parole del presidente della Corte d’assise d’appello di Perugia. Lo ha fatto in un’intervista a 24Mattino su Radio 24. «L’ho sentito ieri – ha aggiunto il legale riferendosi al giovane – e mi ha detto ‘non me l’aspettavo ma sto ancora male. Questo ragazzo ha accumulato una tale quantità di sofferenza che non si sente ancora libero. Ciò fa capire quanto sia stata dura. Risarcimenti? Se la Cassazione dovesse confermare la sua innocenza è un ragazzo che ha vissuto quattro anni in carcere, 20 ore al giorno in una cella due metri per tre. In questi quattro anni si sarebbe laureato, avrebbe iniziato a lavorare. La quantificazione non sono in grado di dirla, ne dovrò parlare con lui. Ma qualsiasi somma non potrà cancellare questa macchia indelebile».
L’avvocato:«Non ho avuto dubbi» «Chi conosce gli atti – ha sostenuto ancora la Bongiorno soffermandosi sulle parole del presidente della Corte – sa perfettamente che l’unica prova a carico di Raffaele Sollecito era una prova di Dna. È stata fatta una perizia che ha stabilito che quel dna non è di Sollecito. Certo è una verità processuale ma dimostra che lui non c’era. È chiaro che in astratto mai nessuno al mondo, salvo l’interessato, può sapere la verità sostanziale. Ma io in questo caso mi sono convinta di sapere anche le verità sostanziale. Non sempre avviene, ma stavolta io veramente avevo raggiunto il convincimento della sua innocenza».
Bongiorno su Rudy Infine una replica a chi dice che la condanna a Rudy Guede per «concorso in omicidio» possa portare a individuare altri colpevoli. «Guede è andato a sentenza – ha detto la Bongiorno a Radio 24 – quando c’era ancora in piedi l’accusa di Amanda e Raffaele. Si dice concorsò perchè mancava il processo su di noi. Ma non c’è nessuno che necessariamente può pensare che sia un omicidio commesso da tre persone. C’è una stanza, ci sono tracce solo di Guede e non ci sono tracce di Raffaele e Amanda. È chiaro che c’era la prova per una persona, poi si è verificato se c’erano anche gli altri due. Ora, siccome non ci sono gli altri due – ha concluso la Bongiorno – non è che si devono cercare oppure necessariamente devono essere state tre o quattro persone»
Frattini: «No a polemiche» Il ministro degli esteri, Franco Frattini crede che la vicenda del processo Meredith «debba tornare nell’alveo giudiziario». «Io francamente non credo che servano polemiche ulteriori: ne abbiamo avute abbastanza su questo caso», è stata la risposta del capo della Farnesina ai giornalisti che oggi pomeriggio gli chiedevano di commentare quanto dichiarato ai giornali dal padre di Amanda Knox sul fatto che la giovane americana sarebbe stata picchiata dai poliziotti italiani. «La giustizia italiana – ha detto Frattini – ha dimostrato all’intero mondo che è possibile cambiare e ribaltare completamente il verdetto. Questo pone ovviamente domande – ha concluso Frattini – sul fatto che vi siano persone che, se realmente innocenti, si sono fatte quattro anni di prigione»
Boccali risponde ai Knox I perugini «volevano soltanto la verità e soprattutto giustizia per Meredith ma non c’era nessun bisogno di trovare un mostro»: il sindaco del capoluogo umbro Wladimiro Boccali ha replicato così alle parole del padre di Amanda Knox, Curt. In un’intervista ad alcuni quotidiani Curt Knox ha detto che »sulla polizia c’ è stata una pressione tremenda per trovare comunque un colpevole«. Sostenendo poi che Perugia »non poteva permettersi quella terribile pubblicità«

