Amanda Knox

Amanda fuggirà all’estero in caso di assoluzione e addio giustizia in Italia. E’ il timore della procura di Perugia, secondo la quale «la Knox e Sollecito hanno ucciso per niente ma lo hanno fatto» e perciò vanno condannati.

Pericolo di fuga Nel caso in cui Amanda Knox e Raffaele Sollecito fossero assolti c’è il «rischio di una fuga all’estero al quale non sarà possibile rimediare». Lo ha detto il pm Giuliano Mignini concludendo le sue repliche davanti alla Corte di appello che sta processando i due ex fidanzati per l’omicidio di Meredith Kercher. «Nonostante questo sia il secondo di tre gradi di giudizio in Italia, sta a voi rendere giustizia», ha detto ancora il pm rivolgendosi alla Corte.

Il padre: nessuna fuga «Non capisco da dove vanga questa idea che Amanda sia pronta alla fuga. Spetta alla giuria e alla corte se lei avrà l’opportunità di tornare a casa con noi o no e finché non decidono tutto è nelle mani della corte». Ha replicato Curt Knox, padre di Amanda, rispondendo alle domande dei cronisti. Sulle voci di un jet privato e di denaro in cambio di esclusive giornalistiche, per Curt Knox «questa è una completa invenzione. E’ molto deludente – aggiunge – che si ricorra a questi argomenti per cercare di portare la giuria in un processo dalla tua parte invece di concentrarsi sulle prove che sono state presentate in una corte di giustizia».

I familiari di Meredith senza aereo I familiari di Meredith Kercher «faticano a trovare i biglietti aerei» per essere lunedì a Perugia alla sentenza d’appello a carico di Raffaele Sollecito e di Amanda Knox per l’omicidio della studentessa inglese. Lo ha rilevato il loro legale Francesco Maresca nella sua replica davanti alla Corte d’assise d’appello di Perugia. Nella sua arringa ha paragonato questa situazione a quella della famiglia di Amanda Knox per la quale «è pronto un jet privato per tornare negli Usa» in caso di assoluzione. Alla lettura della sentenza è prevista la presenza della madre di Meredith Kercher, Arline, della sorella e di uno dei fratelli. La famiglia della studentessa inglese si è costituita parte civile tramite gli avvocati Maresca e Serena Perna. L’esistenza di un jet privato per tornare negli Usa è stata comunque già smentita dal padre della Knox, Curt. Nella sua replica, l’avvocato Maresca ha definito la calunnia contestata alla Knox nei confronti di Patrick Lumumba «lo zoccolo duro del processo». Al termine della sua arringa, l’avvocato Maresca ha ribadito la richiesta «di confermare la verità già raggiunta con la sentenza di primo grado». «I familiari di Meredith – ha detto – vi guarderanno negli occhi una sola volta. Non sono potuti essere sempre qui in aula per problemi di salute, la madre, ed economici, i fratelli. Con un solo sguardo – ha concluso Maresca – vi chiederanno di confermare quella sentenza»

Hanno ucciso e vanno condannati Gli ex fidanzatini, secondo l’altro pm Manuela Comodi «hanno ucciso per niente ma devono essere condannati al massimo della pena e per fortuna in Italia non è la pena di morte. Sono giovani ma anche Meredith lo era. Sono giovani ma hanno ucciso». Sulla presunta «crocifissione» di Amanda, Comodi ha detto che «quando ai telegiornali ho sentito parlare di ‘crocifissa dai media’ ho pensato alla Stefanoni (la biologa della polizia scientifica il cui lavoro è stato bocciato dai periti della Corte, ndr) e invece si parlava di Amanda». «Per Amanda è stato forse così, almeno in parte – ha detto Mignini -, ma ricordiamoci che dalla sentenza di primo grado ad oggi, ci vuole un coraggio da leone per sostenerlo, dato che la Knox ha a disposizione una struttura pubblicitaria costata un milione di dollari. Una cosa mai vista. Si è parlato anche di processo amandocentrico – ha proseguito il pm – ma sono stati gli imputati a stringere un patto di acciaio per buttarla tutta contro il nero».

Il terzetto «Si vuole far credere che Rudy Guede è l’unico colpevole ma noi alle favole non ci crediamo e non ci crede neanche la Corte», ha detto ancora Mignin. In relazione alla conoscenza tra Guede e Raffaele Sollecito il pm ha ricordato che l’ivoriano era solito frequentare il campetto di basket poco distante dal casolare di via della Pergola e che i due ragazzi abitavano non distanti uno dall’altro. «Questo è un terzetto – ha detto il pm Mignini – ci sono due ragazzi di buona famiglia e quel disgraziato di Rudy, abbandonato dal padre e che deve pagare per tutti». Il magistrato è poi tornato a parlare della simulazione del furto nel casolare di via della Pergola. «La simulazione la pone in essere – ha detto – chi vuole allontanare i sospetti su di sé».

«Raffaele non è freddo» Raffaele Sollecito «ha il pudore dei sentimenti» secondo uno dei suoi difensori, l’avvocato Donatella Donati, che ha preso la parola nel pomeriggio per le repliche nel processo d’appello per l’omicidio di Meredith Kercher. Il legale ha così risposto alle accuse di freddezza di fronte alle foto del cadavere mostrate in aula rivolte da un pg al giovane. «Raffaele – ha detto l’avvocato Donati – sembra quasi distaccato, ma ha un tumulto di emozioni dentro. Dipingerlo come un freddo dagli occhi di ghiaccio è ingiusto. Ha il pudore dei sentimenti, però dietro c’è molto di più». «Vi chiediamo solo la verità – ha detto ancora l’avvocato Donati – che emerge dalle carte processuali». Sollecito si è sempre proclamato estraneo all’omicidio Kercher e la sua difesa ne ha chiesto l’assoluzione.

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