di Francesca Marruco
«Le motivazioni che spingono più persone riunite a compiere un atto così grave, possono non avere carattere di univocità, nel senso che ciascuno dei correi può essere portatore di un coacervo di motivazioni, alcune delle quali affondano per l’appunto le proprie radici in pregressi rapporti personali, mentre altre rispondono a pulsioni istantanee di carattere comune, ovvero anche di semplice adesione al comportamento tenuto dalla persona cui si è affettivamente legati».
La corte La giustificazione ‘di metodo’ al movente non univoco che la Corte d’Assise d’Appello di Firenze ha individuato per l’omicidio di Meredith Kercher, è una premessa fondamentale, per seguire i giudici fiorentini nella loro ricostruzione dei fatti contenuta nelle 337 pagine di motivazioni alla sentenza di condanna per Amanda Knox e Raffaele Sollecito a 28 e 25 anni di carcere, pronunciata il 30 gennaio scorso.
Progressione di aggressività Ecco dunque che per i giudici, «l’aggressione della ragazza inglese fu simultanea e posta in essere da tutti e tre i correi, i quali collaborarono tutti per il fine che si erano proposti: immobilizzare Meredith Kercher ed usarle violenza». Secondo la loro ricostruzione, la sera dell’omicidio, «non risultando assolutamente credibile, che fra i quattro ragazzi fosse iniziata un’attività sessuale di gruppo», una «situazione di apparente normalità potrebbe essere stata rotta dall’accendersi della discussione tra le due ragazze, che si inserì in un contesto in cui, sia per le condizioni psicofisiche degli imputati, sia per il livello di esasperazione cui era giunta la convivenza fra le ragazze, si ebbe una progressione di aggressività». In questa «progressione di aggressività può collocarsi la condotta di violenza sessuale che corrispose per quanto riguarda Rudy Guede alla soddisfazione di un proprio istinto sessuale, mentre per quanto attiene ad Amanda e Raffaele in una volontà di prevaricazione e di umiliazione nei confronti della ragazza inglese».
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La dinamica omicidiaria Il Dna di Rudy Hermann Guede sul polsino della felpa di Meredith e all’interno della sua vagina, «portano a ritenere che Rudy, nelle fasi dell’aggressione non impugnasse alcun coltello, ma avesse le mani libere, che utilizzò per compiere l’aggressione sessuale e per contribuire a tenere immobilizzata la ragazza». Meredith, specificano i giudici «venne colpita da due armi da taglio distinte». Quella più piccola, che «produsse la ferita nella parte destra del collo», per i giudici, era «impugnata da Raffaele Sollecito». Mentre la ferita mortale avvenne con una lama «impugnata da Amanda Knox». «Ritiene la Corte che la lama, quella che produsse la lesione sulla parte sinistra del collo della vittima da cui fuoriuscì la gran parte della sostanza ematica, che provocò la morte di Meredith Kercher, sia stata impugnata da Amanda Knox».
Uccisa perché non li denunciasse «Ad un certo punto dell’aggressione – scrivono ancora- si era andati troppo oltre. Meredith Kercher doveva essere messa in condizione di non denunciare l’aggressione subita». E’ anche per questo, per i giudici fiorentini che Meredith venne uccisa. «Lasciarla in vita – spiegano – avrebbe costituito per gli aggressori la certezza della punizione».
Scientifica La Corte di Firenze promuove il lavoro della polizia scientifica e ne sposa le risultanze tanto duramente criticate dalle difese e dai periti nominati in secondo grado a Perugia. Per loro, i risultati del lavoro della Stefanoni sono genuini, e insieme ad altre elementi portano nell’unica direzione possibile per loro: quella di Amanda e Raffaele colpevoli insieme a Rudy. Sulla ricostruzione alternativa sempre proposta dai legali di Knox e Sollecito che volevano Rudy unico omicida, la Corte dice che se fosse stato Rudy solo ad ucciderla, avrebbe dovuto innanzitutto, usare un solo coltello. Che senso avrebbe aggredire qualcuno con due coltelli? E soprattutto, perché se Mez venne aggredita solo da Rudy la giovane non ha nessuna lesione da difesa? Non ha neanche pelle del suo aggressore sotto le unghie? Come faceva a tenerla e accoltellarla da solo?
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La pulizia dopo il delitto Per i giudici non avrebbe potuto. Molta attenzione viene riservata in sentenza alla «contaminazione e ripulitura della scena del delitto». I giudici allora si chiedono «chi aveva interesse ad effettuare un’operazione di alterazione dello stato dei luoghi? Chi aveva la consapevolezza di avere a disposizione tutto il tempo necessario per operare un’attività sistematica di alterazione della scena del delitto? Qual era la finalità che si proponevano chi ha alterato i luoghi?» . «Selettiva o meno che sia stata – spiegano – la pulizia c’è stata. E solo Amanda, oltre Meredith sapeva che nessuno sarebbe rientrato quella notte». E per i giudici «l’unica finalità ragionevole che può dedursi era quella di impedire che il delitto fosse scoperto prima che gli autori del medesimo avessero avuto la possibilità di organizzare una loro fuoriuscita dalla scena». Per questo venne pulito il corridoio e il bagno e la stanza col cadavere venne chiusa a chiave ed è sempre per questo che i telefoni vennero presi e gettati via. Forse gli assassini pensarono di averli buttati in un punto introvabile, invece finirono nella casa di una famiglia che la mattina dopo chiamò la polizia. Ma chi aveva interesse a portare via i telefoni della vittima per impedire che iniziando a squillare attirassero l’attenzione di qualcuno?
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Non c’è traccia di Amanda che non sia dell’omicidio «La mancanza di tracce biologiche di Amanda Knox repertate – sottolineano ancora i giudici -, se non quelle riferibili all’omicidio, è una circostanza sicuramente singolare e al tempo stesso non facilmente spiegabile, se non mere congetture». E, ai difensori che hanno sempre sostenuto l’impossibilità di una ‘pulizia selettiva’ da parte degli imputati per cancellare le loro tracce e lasciare solo quelle di Rudy, i giudici rispondono che «selettiva o meno c’è stata» e «l’importante è attenersi al dato oggettivo». Nessun dubbio sulla fatto che ci fu una lunga pulizia. «Non aver rinvenuto altra orma analoga nel raggio circolare di un metro lineare da quella rinvenuta sul tappetino( del bagno lasciata col sangue di Mez, ndr), fa ritenere chi vi sia stata un’attività di pulizie delle tracce, quantomeno sul pavimento». Inoltre, nella stanza di Meredith venne rinvenuta la lampada della camera di Amanda Knox. «Dal rinvenimento di tale lampada, nonché dalla posizione in cui fu rinvenuta, deve ritenersi che quella notte, dopo l’omicidio, qualcuno avvertì l’esigenza di avere a disposizione una fonte di luce a raggio diretto».
Difesa: non conoscono i fatti Per l’avvocato di Raffaele Sollecito Luca Maori, le motivazioni «si incentrano su un discorso sospettocentrico: cioè si mettono per primi i due imputati e poi intorno a loro si costruiscono le prove, partendo dall’unico presupposto certo che è la calunnia di Amanda nei confronti di Lumumba». L’avvocato Maori parla di una sentenza che tratta la materia «in maniera superficiale, senza conoscenza approfondita dei fatti e soprattutto a volte travisando le testimonianze». Per Maori inoltre, i giudici fiorentini, «non hanno tenuto in nessuna considerazione tutta l’indagine difensiva fatta sull’alibi di Amanda e Raffaele cassandola con quattro parole, senza dare alcuna valutazione tecnica».
