Amanda parla con l'avvocato Dalla Vedova (Foto Troccoli)

Una lunga battaglia fatta di particolari sugli esami genetici. Si gioca molto la procura nell’udienza che vede i periti nominati dalla Corte di assise di appello, Carla Vecchiotti e Stefano Conti, sotto il fuoco di fila delle domande dei pm perugini. La loro perizia e le parole con cui l’hanno illustrata in Aula hanno smontato il lavoro della Scientifica e nell’ultima udienza prima della pausa di agosto può nascondersi la chiave di volta del destino di Amanda Knox e Raffaele Sollecito, accusati di aver ucciso Meredith Kercher.

L’amido sul coltello Dopo che la procura ha ottenuto dalla Corte di poter ascoltare anche i periti dell’accusa, dopo l’esame di quelli del Tribunale, Vecchiotti e Conti hanno cominciato a rispondere alle domande delle parti e dei loro consulenti. Rispondendo a una domanda dell’avvocato Luciano Ghirga, legale della Knox, i periti hanno detto che il coltello considerato l’arma utilizzata per uccidere Meredith Kercher «non è stato oggetto di accurato lavaggio». Il legale ha fatto riferimento alle tracce di amido trovate sulla lama. «C’era l’amido – ha detto il perito Carla Vecchiotti – ma non c’era sicuramente Dna». La difesa di Raffaele Sollecito ha invece annunciato di non avere domande da porre.

La lettera della Scientifica In apertura di udienza il presidente del collegio ha letto una lettera inviata dal direttore del servizio di polizia scientifica Piero Angeloni, in cui si fa riferimento alle critiche dei periti che hanno ritenuto non corrette le procedure per acquisire e analizzare i reperti, nonché non attendibili i risultati ottenuti. Il dottor Angeloni ha invece sottolineato le competenze della scientifica che svolge «ogni anno 4.500 sopralluoghi». Ha anche parlato della certificazione di qualità della quale si sono dotati laboratori e uffici «con 252 documenti prescrittivi» e audit condotto da società specializzate esterne anche di livello europeo. «La scientifica è dotata – ha scritto ancora – di una sistema informatico di tracciabilità dei reperti. Le apparecchiature tecniche sono d’avanguardia e il personale ha esperienza pluriennale». Angeloni ha infine sottolineato che «mai in passato» sono stati avanzati «rilievi di tale natura che in questa sede investono l’operato della polizia scientifica».

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