Sollecito in aula

di Francesca Marruco

Le prevedibili polemiche che l’ennesimo verdetto -stavolta di colpevolezza – a carico di Amanda e Raffaele avrebbe suscitato, non si sono fatte attendere troppo. E’ stata l’intervista del presidente della Corte d’Assise d’Appello di Firenze Alessandro Nencini, apparsa sabato mattina sul Corriere della Sera, ad innescare la dura reazione della difesa di Raffaele Sollecito.

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Si è creata l’occasione Il giudice, intervistato da Fiorenza Sarzanini, svela che la Corte di Firenze, sulla dinamica dell’omicidio di Meredith,  ha «una convinzione e la espliciterà nella sentenza. Al momento – ha detto Nencini – posso dire che fino alle 20,15 di quella sera i ragazzi avevano programmi diversi, poi gli impegni sono saltati e si è creata l’occasione. Se Amanda fosse andata al lavoro probabilmente non saremmo qui».

LE REAZIONI DEI PROTAGONISTI

Cosa tra ragazzi L’omicidio, per la Corte che ha nuovamente condannato Amanda Knox e Raffaele Sollecito, «e’ stata una cosa tra ragazzi, ci sono state coincidenze e su questo abbiamo sviluppato un ragionamento. Sono consapevole che sarà la parte più discutibile».

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Sollecito non si è fatto interrogare Il giudice anticipa anche che nelle motivazioni spiegheranno perché non hanno accolto la richiesta della difesa Sollecito di diversificare le posizioni dei due imputati. «Motiveremo in maniera approfondita sul punto spiegando perché non abbiamo ritenuto di accogliere questa impostazione – dice Nencini -. In ogni caso Sollecito ha deciso di non farsi mai interrogare nel processo». E quando la cronista gli chiede se questo ha influito sulla condanna, lui risponde: «È un diritto dell’imputato, ma certamente priva il processo di una voce. Lui si è limitato a dichiarazioni spontanee, ha detto soltanto quello che voleva senza sottoporsi al contradditorio».

COSA SUCCEDE ORA AD AMANDA

Difesa Sollecito: si rispettano sentenze, non interviste La reazione della difesa di Raffaele Sollecito non si fa attendere troppo: «Le sentenze si rispettano, le interviste no. E’ gravissimo, anzi inaccettabile, che il presidente Nencini abbia commentato pubblicamente quanto accaduto nel segreto della camera di consiglio e si sia spinto a criticare la strategia difensiva di Sollecito». «Ci chiediamo innanzitutto – dicono i legali – se parla a nome di tutti i giurati e se la frase sul mancato interrogatorio di Raffaele Sollecito significa che, se avesse accusato Amanda Knox, sarebbe stato assolto. In ogni caso, ricordiamo a tutti che ai magistrati compete il potere di giudicare, non quello di intromettersi nelle scelte della difesa e di commentarle pubblicamente».

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Condanna frutto di pregiudizi E’ per l’avvocato Luca Maori, l’intervista è la «prova provata» che la condanna di Firenze è «frutto di un evidente pregiudizio da parte dei giudici nei confronti degli imputati e in particolare di Raffaele Sollecito».«E’ inammissibile, giuridicamente errato e deontologicamente aberrante – ha aggiunto l’avvocato Luca Maori – quanto dichiarato dal dottor Nencini riguardo a decisioni prese in camera di consiglio e quindi in palese violazione del segreto che impone la legge in proposito. In particolare, sul motivo per il quale alle 20, 15 del primo novembre del 2007 sarebbe scatta l’occasione per l’omicidio da parte di Raffaele e Amanda; che Raffaele non si sarebbe mai fatto interrogare omettendo di dire una circostanza determinante, cioè che nessuna parte processuale ha mai chiesto l’esame di Raffaele che comunque ha spiegato i fatti attraverso dichiarazioni spontanee».

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Intervenga il Csm «Mi chiedo che legittimità possa avere una Corte d’assise che ha emesso una sentenza così grave e dirompente quando il proprio presidente  ha rivelato, non con la motivazione ma in un’intervista, passi e circostanze. Chiedo quindi l’intervento del Csm e del procuratore generale della Cassazione perché valutino attentamente le dichiarazioni, al fine di considerare non solo un’azione disciplinare ma anche la legittimità della decisione».

Per ora basta divieto espatrio Ma intanto, sempre nell’intervista comparsa sabato mattina Nencini, apre uno spiraglio su possibili inasprimenti della misura cautelare comminata a Raffaele Sollecito. Il divieto di espatrio per ora, «ci è sembrato più che sufficiente. Se poi dovessero esserci sviluppi li valuteremo».

Emotivamente forte condannare due ragazzi Il giudice non ha nascosto il grosso peso che si sono sentiti addosso lui e i giurati, «Ho anche io dei figli e infliggere condanne da 25 e 28 anni a due ragazzi è una cosa emotivamente molto forte». Ed è per questo che la camera di consiglio sarebbe stata così lunga. «Gli atti di questo processo occupano mezza stanza, ci sono 30 perizie -ha spiegato il giudice -. I giudici popolari, che non sono addetti ai lavori, dovevano prendere cognizione del fascicolo per arrivare a una decisione condivisa, come deve essere quella di una Corte d’Assise. Bisogna esaminare i documenti, ragionarci sopra. Lo abbiamo fatto prendendoci tutto il tempo necessario tenendo conto che anche la vittima era una ragazza»

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