di Francesca Marruco
«Hanno ucciso per nulla. Nella progressione di violenza che ha portato all’omicidio di Meredith Kercher avrebbero potuto scegliere, e hanno fatto la scelta del male per soddisfare bassi e riprovevoli istinti». Un passaggio durissimo dell’altrettanto dura requisitoria del pubblico ministero Manuela Comodi che per quasi cinque ore ha esposto i motivi per cui, per la procura generale, Amanda Knox e Raffaele Sollecito sono colpevoli dell’omicidio di Meredith Kercher. Dalla nuova perizia, ai periti che il magistrato ha definito autori di una «imbarazzante performance», alle tracce dei due imputati nella casa del delitto oltre al gancetto del reggiseno e al coltello, fino al capitolo telefoni cellulari e computer. Tanti argomenti per dimostrare che l’unica strada percorribile per la Corte d’assise d’Appello di Perugia è escludere le attenuanti generiche e riconoscere le aggravanti dei futili motivi e condannarli al carcere a vita.
Futili motivi e pericolosità sociale indagati «Se non c’è qui l’aggravante per i futili motivi – ha detto il pm Comodi in requisitoria- non c’è in nessun altro omicidio. E se quindi vi diranno che è un delitto senza movente, sara’ la prova della futilità dei motivi per cui una ragazza poco più che ventenne è stata sgozzata nella sua camera, sarà la prova dell’assoluta inspiegabilità della condotta criminosa e sarà la prova dell’estrema pericolosità sociale degli imputati».
Hanno ascoltato in silenzio E Amanda e Raffaele, la richiesta di ergastolo fatta dal procuratore generale Giancarlo Costagliola l’hanno ascoltata in silenzio. Amanda, capelli legati e camicia chiara, ha ascoltato quelle parole con le braccia appoggiate sul tavolo, gomiti uniti, le mani incrociate come in una preghiera e lo sguardo fisso di fronte a lei. Nessun commento. Solo tanti appunti, anche di natura giuridica, ha detto il suo legale. Amanda parlerà ai giudici prima della camera di consiglio. E anche Raffaele, che come la sua ex fidanzata oggi ha ascoltato in silenzio la richiesta del procuratore. Entrambi sapevano che la procura avrebbe fatto questa richiesta così pesante, chiedendo la riforma parziale della sentenza di primo grado in cui erano stati condannati a 26 e 25 anni di reclusione, chiedendo anche sei mesi di isolamento diurno per lei e due per lui.
La nuova perizia Oltre all’ergastolo, l’ufficio della procura generale ha anche chiesto nuovamente un parziale rinnovamento della perizia genetica, in cui venga analizzata la traccia “I” che è stata campionata durante le ultime operazioni peritali disposte dai giudici di secondo grado e portate a termine dai professori Conti e Vecchiotti. Di loro , Comodi ha detto rivolgendosi ai giudici «hanno tradito la vostra fiducia», parlando anche di «falsi dati fattuali espressi con aggressività impropria, e ostilità nei confronti di chi vi parla».
La ricostruzione Amanda impugnava il coltello e Raffaele ha strappato il reggiseno, lo ha detto il pm Manuela Comodi nella sua parte di requisitoria. «Chi impugnava il coltello (che ha ucciso Meredith Kercher, ndr) era Amanda Knox» ha detto mimando in aula il modo in cui, secondo la ricostruzione accusatoria, quel coltello sarebbe stato impugnato dall’assassino di Meredith. «Vi diranno- ha detto ancora Comodi – che può averlo usato in qualsiasi altro momento visto che frequentava casa di Sollecito, ma il dna di Amanda è stato trovato in quel punto perché lo ha impugnato impropriamente». «Fate una prova – ha detto ancora il magistrato – vedrete che tagliando il pane, o la carne, la mano appoggia sul dorso, non lì».
Reggiseno strappato da Raffaele Con un reggiseno in aula, Comodi ha mimato anche, quanto secondo la ricostruzione accusatoria sarebbe accaduto a quello di Meredith Kercher quando venne uccisa, sul cui gancetto venne individuato il dna di Raffaele Sollecito dalla polizia scientifica. «Sollecito lo ha tirato, è per questo che sono rimaste delle sue cellule epiteliali sul gancetto, per sfregamento». Il pubblico ministero ha anche passato in rassegna le possibili contaminazioni che potrebbero aver portato il dna lì come suggerito dalle difese e dai periti della corte d’assise d’appello di Perugia. «E’ più verosimile che Sollecito abbia lasciato il suo dna sul gancetto perché lo ha toccato- ha detto il magistrato-,o perché durante le effusioni con Amanda lo ha lasciato su qualche suo indumento che poi è stato lavato con il reggiseno di Meredith? E poi perché sarebbe finito solo sul gancetto?». Il magistrato ha spiegato inoltre che, cellule epiteliali che ogni persona può perdere sono morte e non contengono dna, mentre per sfregamento le cellule che si staccano sono vive e contenenti dna.
Altre prove «Oltre al coltello e al gancetto ci sono anche altre tracce che dimostrano la presenza di Amanda Knox e Raffaele Sollecito sulla scena del delitto» ha detto ancora Comodi. «Tracce di sangue misto di Meredith e Amanda – ha spiegato il magistrato – sono state trovate in bagno, dove c’era anche un’impronta di piede di Raffaele Sollecito sporco del sangue di Meredith. Impronte dei piedi di Raffaele e Amanda sporchi del sangue di Meredith sono state trovate con il luminol, nel corridoio, in camera di Amanda e in camera della Romanelli ( in cui venne trovato il vetro rotto, ndr)». Comodi ha anche ricordato che sotto al letto, in camera di Meredith venne ritrovata la lampada di Amanda e che in camera di Meredith non ce n’era una. Per il pm quella lampada era lì, «perché dovevano cercare qualcosa da portare via, magari un braccialetto o un anello che Amanda poteva aver perso». «Non è una coincidenza troppo coincidente?», ha affermato il pubblico ministero.
Vecchiotti già smentita in altra sentenza Comodi ha anche portato l’esempio di un altro processo in cui invece di uscire con una sentenza, la corte era uscita con un’ordinanza con cui disponeva un’altra perizia. Perché della precedente, fatta tra gli altri anche dalla dottoressa Carla Vecchiotti,che ha redatto anche la perizia in questo processo, i giudici avevano detto che presentava una «evidente inconcludenza dei risultati, un’ arbitraria interpretazione del quesito e una incompletezza nell’esecuzione dell’incarico peritale ricevuto». Il pubblico ministero ha raccontato poi che in base alla successiva perizia effettuata, l’imputato era stato condannato.
Il catering Il pubblico ministero ha portato anche l’esempio del processo in Inghilterra a Danilo Restivo, dicendo che quando il capo dei Ris, il colonnello Lago, è andato a testimoniare, ha subito il terzo grado sulle sue competenze. La dottoressa Comodi durante il suo controesame ai periti aveva iniziato a chiedere i titoli e le esperienze ai due periti, poi era stata bloccata dalla Corte. «Se la Corte avesse ammesso le mie domande – ha detto il magistrato – le risposte dei periti vi avrebbero lasciato perplessi. Alla domanda quante low copy number avete analizzato? Vi avrebbero risposto zero. A quella di quanti sopralluoghi avete fatto vi avrebbero risposto zero». «Fareste fare il catering del matrimonio della vostra unica figlia ad qualcuno che sa a memoria tutte le ricette ma non ha mai cucinato in vita sua?», ha detto ancora il magistrato.
La felpa? Elisa Claps… «Ci si è sorpresi del fatto che è stato analizzato il gancetto del reggiseno della vittima 46 giorni dopo il suo primo ritrovamento. E allora la felpa di Elisa Claps che è stata analizzata a distanza di 20 anni dal suo ritrovamento?». Il pm ha sottolineato che «la possibilità inquinante di Sollecito è nulla. La scena dove si collocava il gancetto – ha detto poi Manuela Comodi -, anche 46 giorni dopo, è sempre rimasta la stessa». Il magistrato ha, quindi, escluso ancora una volta che possa essersi verificata una contaminazione dei reperti.
Il talco sui guanti L’amido presente sul coltello che in primo grado venne ritenuto l’arma del delitto, secondo il pubblico ministero Manuela Comodi, potrebbe derivare dai guanti monouso in uso alla polizia e alla polizia scientifica. Perché «la stragrande maggioranza sono talcati», ha detto il magistrato. Il consulente della difesa Knox, il professor Torre, aveva detto che il fatto che ci fosse dell’amido sul coltello, significava che quel coltello non era stato lavato, come invece aveva ritenuto l’accusa. Per la dottoressa Comodi, questa tesi «è assolutamente inattendibile».
Il processo In primo grado la Knox (accusata anche di calunnia nei confronti di Patrick Lumumba) e Sollecito sono stati condannati a 26 e 25 anni di reclusione. Entrambi si proclamano innocenti. Lunedi’ cominceranno le arringhe delle parti civili, tra le quali i legali della famiglia Kercher, poi il giorno successivo prenderanno la parola le difese. Prima quella di Sollecito e quindi la Knox. La sentenza e’ attesa all’inizio di ottobre. Per l’omicidio Kercher e’ gia’ stato definitivamente condannato a 16 anni di reclusione, con il rito abbreviato, Rudy Guede. Anche lui, detenuto, si proclama estraneo all’omicidio della studentessa inglese uccisa a Perugia la sera del primo novembre del 2007.

