Mario Alessi (foto da crimeblog.it)

E’ stato il giorno di Mario Alessi, l’assassino del piccolo Tommaso Onofri condannato all’ergastolo, al processo d’appello per il delitto Kercher, che vede imputati Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Alessi è arrivato in aula scortato dagli agenti della polizia penitenziaria. Presente anche il legale del muratore siciliano. Dopo di lui è toccato a Luciano Aviello e ad altri detenuti che avrebbero avuto rivelazioni sul nome del vero assassino di Meredith in ambiente carcerario. Il 27 giugno testimonierà invece Rudy Guede per confermare o smentire (come già ha fatto) le parole di Alessi.

Indagato per false dichiarazioni E, poco dopo entrato in Aula, il colpo di scena. Mario Alessi è stato indagato dalla Procura di Perugia per false dichiarazioni rese ai difensori di Raffaele Sollecito. La notizia che Alessi è indagato è emersa nel corso dell’udienza, durante la testimonianza del muratore siciliano. Il procedimento è stato trasmesso alla procura di Viterbo per competenza. «Solo i testimoni della difesa vengono denunciati?» ha scritto la Knox in un appunto lasciato sul tavolo.

Il malore in aula «Rudy Guede mi disse che la verità sull’omicidio di Meredith era molto diversa da quella che si leggeva nei giornali o si vedeva in tv», ha detto Alessi aprendo la sua testimonianza in aula. Poco dopo ha accusato un malore per il quale è stato richiesto l’intervento di un infermiere. A riferirlo in aula è stato il legale del muratore siciliano, dopo che questo ultimo aveva chiesto di sospendere la sua testimonianza. Alessi al momento non è in aula e l’udienza è sospesa.

Il racconto di Alessi Alla ripresa della deposizione, Alessi ha spiegato la vicenda legata a Rudy. «Guede mi disse che Amanda Knox e Raffaele Sollecito non c’entravano niente con l’omicidio di Meredith Kercher e che le cose erano andate in maniera molto diversa da quello che si leggeva nei giornali o si vedeva in tv. Mi disse che c’erano due innocenti in carcere». Alessi ha riferito che Guede, il 9 novembre del 2009, durante l’ora d’aria nel carcere di Viterbo, lo avvicinò e lo prese sotto braccio dicendogli che doveva confidargli una cosa importante. «Mi disse che era molto preoccupato per il processo – ha detto Alessi in aula – e che non sapeva se dire o meno la verità, una verità che era molto diversa da quella descritta in tv. Mentre parlava Rudy aveva le lacrime agli occhi. Mi disse che si fidava di me e che voleva raccontarmi tutta la verità». Quindi, secondo il racconto di Alessi, Guede gli riferì che lui e un suo amico conobbero Meredith una sera, in un locale. «Mi disse che il suo amico era così ubriaco che non si reggeva in piedi e che dopo alcuni giorni lui e lo stesso amico si presentarono a casa di Meredith, scatenando la sorpresa della ragazza. Mi disse che erano entrati in casa e che si erano seduti in una sorta di divano. Rudy a questo punto mi disse che fu proprio lui a proporre a Meredith un rapporto sessuale a tre e che la ragazza aveva reagito chiedendo loro di uscire di casa. A questo punto Guede mi raccontò che lui andò in bagno e che quando rientrò in sala trovò uno scenario completamente diverso». «Mi disse che trovò Mez a terra – ha detto ancora l’assassino di Tommaso Onofri – e il suo amico sopra di lei che la teneva per le braccia. Raccontò ancora che successivamente fu lui a mettersi a cavalcioni su Meredith». Secondo il racconto fatto oggi da Alessi in aula, Guede gli riferì che il suo amico tentò a quel punto di avere un rapporto orale con la studentessa inglese e che improvvisamente tirò fuori un coltello puntandolo al collo della ragazza. «Mi disse che Meredith, divincolandosi, si è ferita al collo». Quindi secondo Alessi, Guede gli riferì che mentre lui era impegnato a cercare di tamponare la ferita, l’amico gli disse di «finire la ragazza, altrimenti li avrebbe fatti marcire in carcere». Successivamente l’amico se ne sarebbe andato e in seguito anche Rudy. Il muratore siciliano ha quindi detto che Guede gli parlò dell’arma del delitto come di un «coltellino da tasca con il manico color avorio». «Io ho cercato di convincere Rudy a dire la verità – ha detto Alessi – e una volta gli dissi che se non lo faceva lui l’avrei fatto io. Mi disse che non poteva dire la verità perché altrimenti la sua pena sarebbe aumentata, che non era stato lui a mettere in carcere Amanda e Raffaele e che ognuno lottava con le proprie armi».

La foto di Tommy Nel corso della sua deposizione l’avvocato della famiglia Kercher, Francesco Maresca ha mostrato la foto del piccolo Tommaso Onofri a Mario Alessi. «Lei sa chi è questo?», ha chiesto Maresca. «No…», la risposta a voce bassa di Alessi. «Va bene, lo conosciamo noi…» la replica del legale.

Tommy: giusta la condanna alla Conserva A margine dell’udienza Alessi ha parlato anche del delitto del piccolo Tommaso Onofri. «E’ giusto che fosse condannata», ha detto della condanna a 24 anni di reclusione inflitta ieri dalla Corte di assise di appello di Bologna alla sua ex moglie, Antonella Conserva, accusata del sequestro di Tommaso. Alessi, che oggi compare come testimone davanti alla Corte di assise di appello di Perugia nel processo per l’omicidio di Meredith Kercher, ha commentato la condanna di Antonella Conserva con il suo legale, l’avvocato Laura Ferraboschi. Il legale, parlando con i giornalisti, ha spiegato come Alessi «rivendica di non essere l’autore materiale» dell’omicidio di Tommaso Onofri. Il muratore siciliano si trova attualmente recluso nel carcere di Prato.

Gli altri testimoni Di parte delle presunte confidenze di cui ha parlato Alessi hanno sostenuto di essere a conoscenza altri due detenuti chiamati a testimoniare, mentre un terzo si è limitato ad affermare che Guede «diceva di essere innocente». In aula è’ comparso anche l’ex collaboratore di giustizia Luciano Aviello che ha accusato il fratello, del quale non si hanno più notizie da tempo, dell’omicidio compiuto dopo essere stato incaricato di rubare nell’abitazione un quadro di «immenso valore» che però non venne trovato. «Tornò a casa – ha sostenuto – e nella manica strappata del giubbetto trovai un involucro con un coltello a serramanico e un mazzo di chiavi. Li ho nascosti dietro a una pietra di un muro vicino alla casa dove vivevo. Condannatemi pure ma verificate se le chiavi sono ancora lì». Aviello – indagato per calunnia ai danni del fratello – ha anche rivendicato di avere fatto entrare alcuni albanesi nella villetta del delitto sotto sequestro.

Guede e gli ultimi testi Testimonianze che segnano una «svolta nel procedimento» in favore di Sollecito, secondo il suo legale Giulia Bongiorno. «Un passo falso delle difese» per l’avvocato Maresca. Il 27 giugno si torna in aula con quelli che potrebbero essere gli ultimi testimoni: RudyGuede, il giovane che chattò con lui durante la fuga in Germania e due funzionari della Questura. Deporranno a ridosso della scadenza forse decisiva per il processo: il deposito della perizia genetica sui reperti chiave del processo.