Carabinieri al lavoro (foto © Fabrizio Troccoli)

di Daniele Bovi

Il maxiprocesso Quarto Passo sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta in Umbria – 57 imputati accusati a vario titolo di reati che vanno dall’associazione per delinquere all’estorsione, dall’usura alla bancarotta fraudolenta, droga e prostituzione – è stato rinviato al 30 gennaio 2017 per problemi di notifiche. Il Codice di procedura penale impone infatti che, oltre ai difensori, anche l’imputato venga formalmente informato dell’inizio del processo e considerati i numeri e la presenza di stranieri i tempi si stanno allungando.

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Un Patto da onorare Nell’udienza di stamani l’avvocato Nicola Di Mario ha depositato due richieste di costituzione di parte civile firmate dalla presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini e dal sindaco di Perugia Andrea Romizi. Il penalista rappresenta gli enti locali, entrambi sottoscrittori del Patto per Perugia Sicura insieme alla Prefettura e alla Provincia «allo scopo di rendere effettivo il diritto alla sicurezza della collettività». «Le comunità – è scritto nell’atto – potendo essere associate alla presenza di organizzazioni criminali e al pericolo derivante dai reati commessi subiscono un considerevole danno da risarcire». Tre milioni per la Regione, altrettanti per il Comune, intanto, come «provvisionale provvisoriamente esecutiva». Secondo Di Mario, che rappresenterà l’accusa insieme al procuratore aggiunto Antonella Duchini e al pubblico ministero Gemma Miliani, la presunta attività illecita degli imputati «ha compromesso l’ordine pubblico» andando a ledere «l’interesse della Regione al contrasto e repressione delle forme più gravi di manifestazione del crimine organizzato comune e mafioso», con inevitabili ripercussioni «sul territorio e sull’economia».

La polizia nell’ex Capitale della droga E’ stata insomma «sacrificata l’immagine sotto il profilo delle garanzie di affidabilità assicurata agli investitori pubblici e privati» e compromessa «l’efficacia delle politiche di contrasto messe in atto per garantire la sicurezza dei cittadini». Per Palazzo Donini (socio fondatore e finanziatore della Fondazione umbra contro l’usura) è «obbligatorio costituirsi parte civile in tutti i processi di mafia in Umbria» mentre il sindaco della Città antimafia ha il compito «attivarsi nell’azione di contrasto alla criminalità e all’illegalità». Palazzo dei Priori e la Regione  è spiegato – pagano 15 mila euro ogni anno per pagare l’affitto del posto fisso di polizia al civico 28 di via Bartolo aperto dopo la guerriglia urbana dell’8 maggio 2012 esplosa per questioni di droga. Punto di svolta per l’ex Capitale della droga che ha trovato la forza di uscire dall’incubo dello spaccio a cielo aperto.

Lotta alle mafie è nel nostro Dna Anche la Cgil dell’Umbria – informa una nota – ha depositato i documenti per richiedere la costituzione di parte civile nel processo ‘Quarto Passo’. Il sindacato – spiega la segretaria regionale Barbara Mischianti – intende fare «fronte comune contro ogni tentativo di inquinamento della nostra economia e del nostro tessuto sociale da parte delle organizzazioni criminali di stampo mafioso. La lotta alle mafie e all’illegalità è nel nostro Dna».

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