Un giro incredibile di finte assunzioni di stranieri con ramificazioni all’estero e conseguente truffa ai danni dello stato. Questa la rete che gestiva un semplice ambulante di frutta a verdura a Città di Castello, sul quale sono state registrati due anni di indagini da parte dei carabinieri culminati con l’arresto.
L’operazione I carabinieri dell’ispettorato del Lavoro, diretti dal luogotenente Angelo Borsellini insieme a quelli della compagnia di Città di Castello, diretti dal capitano Alfredo Cangiano e dal luogotente Fabrizio Capalti, hanno eseguito una ordinanza di arresto a firma del gip del tribunale di Perugia Alberto Avenoso e hanno arrestato, nel tardo pomeriggio del 2 luglio P. S. 58 enne di Città di Castello, il quale, dopo le formalità di rito è stato accompagnato alcarcere di Capanne, di Perugia.
Le attività L’uomo, un commerciante ambulante di frutta e verdura, dopo la notifica del provvedimento restrittivo, è stato oggetto anche di perquisizione che ha consentito di trovare documentazione importante che ha confermato i gravi indizi raccolti dagli inquirenti. I reati che gli sono stati contestati vanno dal favoreggiamento in concorso all’ingresso nel territorio Italiano di stranieri mediante false domande di nulla-osta nei cosiddetti flussi stagionali, al favoreggiamento in concorso, anche tentato, alla permanenza illegale di stranieri in Italia a fini di lucro e falso continuato, tramite false assunzioni finalizzate al rinnovo del permesso di soggiorno. Dalle false comunicazioni di emersione per lavoratori domestici, alla truffa aggravata in concorso, tramite fittizie comunicazioni di assunzione, seguite dalle relative comunicazioni di cessazione, finalizzate percepire in maniera fraudolenta indennità di disoccupazione ai danni dell’Inps.
Le indagini Le indagini coordinate dal sostituto procuratore della Repubblica Giuseppe Petrazzini, sono state condotte in primo luogo dal nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro di Perugia, alle dipendenze della direzione territoriale del Lavoro di Perugia, diretta da Sabatino Chelli, che ha provveduto ad esaminare le decine di rapporti di lavoro fittizi dichiarati dal commerciante, risultati essere tutti falsi. Infatti il personale registrato è risultato avere mansioni (magazzinieri, addetti alla vendita, addetti al ricevimento merci in magazzino, commessi di vendita all’ingrosso ecc.) totalmente incompatibili con l’effettiva attività svolta, limitata, di fatto, al possesso di un vecchio furgone con il quale l’imprenditore arrestato esercitava il commercio di frutta e verdura in forma ambulante e quindi inidonea all’occupazione di tutto il personale inserito nell’ organico aziendale, che di fatto non era stato né occupato, né tantomeno retribuito.
False documentazioniLe ispezioni sui luoghi di lavoro hanno permesso di accertare che lo stesso imprenditore non era in possesso di nessun magazzino, in quanto quello dichiarato è risultato essere uno stabile fatiscente ed abbandonato privo di energia elettrica ed acqua, peraltro mai nella sua disponibilità, né dell’attività agricola dichiarata, né in possesso dei terreni agricoli dichiarati a supporto di ulteriore attività agricola di fatto inesistente. Infatti a fronte di una dichiarata attività agricola di 5 ettari di fondo coltivato a ortaggi e frutta, così da giustificare la richiesta di manodopera straniera, non è risultato iscritto alla camera di Commercio né figura aver mai denunciato redditi di terreni agricoli.
Gli unici occupati a nero L’unico personale di fatto da lui occupato, con mansioni di autista in quanto ne aveva bisogno avendo la patente di guida revocata, sono risultati essere altri 5 lavoratori (1 albanese, 1 romena,1 nigeriano, 1 marocchino e 1 italiano) i quali, invece, hanno lavorato in nero, privi cioè di qualsiasi copertura assicurativa e previdenziale.
Il raggiro L’attività emersa è costituita fondamentalmente dalla presentazione di false documentazioni finalizzate ad ottenere il nulla-osta all’ingresso in Italia di cittadini stranieri residenti all’estero per lavoro stagionale agricolo, per le quali l’arrestato aveva simulato necessità occupazionali inesistenti, e per le quali si è avvalso di mediatori stranieri che hanno fornito i nominativi e la documentazione dei connazionali desiderosi di venire in Italia, con cui venivano divisi gli illeciti profitti versati da quest’ultimi (13 casi scoperti). E’ inoltre risultato che lo stesso imprenditore ha inviato false comunicazioni telematiche di assunzione al ministero del Lavoro in favore di cittadini extracomunitari già presenti sul territorio dello Stato, in modo da precostituire fittizi rapporti di lavoro in loro favore, per ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno, il cui presupposto è appunto la loro stabile occupazione (18 casi scoperti di cui 4 tentati).
Le disoccupazioni Sono state inoltre verificate le false comunicazioni di assunzione e licenziamento, sempre finalizzate alla costituzione di finti rapporti di lavoro in favore di stranieri, che sono stati da questi utilizzati per inoltrare all’Inps la domanda di indennità di disoccupazione, grazie proprio alla condizione di disoccupato, anche per brevissimi periodi di lavoro e comunque per il tempo strettamente necessario a maturare il diritto e conseguire le relative indennità (15 casi scoperti di cui 11 tentati).
Badante E’ risultato infine che lo stesso arrestato ha effettuato una falsa comunicazione di emersione per rapporti di lavoro domestico irregolare (cosiddetta sanatoria per colf e badanti di cui alla L.109/2012), con cui ha dichiarato un fittizio rapporto di lavoro al fine di far ottenere il permesso di soggiorno in Italia di uno straniero clandestino. Il commerciante per tutte le false pratiche da lui promosse pretendeva il pagamento anticipato di somme di denaro oscillanti tra le poche centinaia di euro finanche a 2500 euro, versati anche dall’estero tramite la Western Union.
Sventate altre truffe L’intervento dei militari, a cui sono seguite le dovute comunicazioni agli enti preposti, ha consentito di sventare gli ulteriori tentativi messi in atto dai protagonisti della maxi truffa e di intraprendere le azioni di revoca e recupero delle somme indebitamente erogate. L’importo delle truffe consumate ai danni dell’Inps è di 2.200 eurocirca, mentre l’importo delle truffe solo tentate grazie proprio all’intervento ispettivo, ammonta a 73000 euro circa.
La rete di affari Le indagini, che sono durate circa due anni, hanno consentito di accertare che l’ambulante si era posto al centro di un vasto giro di immigrazione clandestina e truffe, utilizzando la propria posizione imprenditoriale per instaurare i molteplici finti rapporti di lavoro. L’attività malavitosa dell’imprenditore tifernate era in corso da molti mesi, tanto che ormai costituiva un chiaro riferimento nella zona dell’Alta Valle del Tevere per gli extracomunitari che vi si rivolgevano per ottenere, dietro pagamento, i suoi illeciti servizi, che venivano resi con la massima disinvoltura come una vera e propria attività lavorativa parallela a quella di commerciante. Dagli accertamenti è risultato infatti che ll’uomo intratteneva innumerevoli contatti con stranieri, per lo più di origine magrebina, di cui alcuni fungevano da intermediari con i propri connazionali, e che lo chiamavano finanche dall’estero per promuovere le false pratiche di assunzione e per inviargli i nominativi delle persone da fare entrare illegalmente in Italia.
Nil Lo specifico fenomeno della costituzione di falsi rapporti di lavoro finalizzati alla commissione di truffe ai danni dell’Inps e all’immigrazione clandestina è particolarmente seguito dal Nil di Perugia e ha portato, nel corso del primo semestre del 2014, già alla denuncia di altre 36 persone.
