di Francesca Marruco
Sono entrati tutti in casa di Sonia, e tutti si sono affacciati dalla finestra di casa di Giorgia Cicogna la sedicenne, allora undicenne, che la sera della scomparsa di Sonia Marra di via Purgotti a Perugia vide un uomo entrare e uscire dal suo appartamento.
Il doppio sopralluogo I giurati della Corte d’Assise di Perugia, gli avvocati e i pubblici ministeri intorno alle tre del pomeriggio, dopo la deposizione in aula della ragazzina hanno voluto vedere quei luoghi coi loro occhi. Per rendersi conto delle distanze dei posti in cui Sonia si trovava negli ultimi giorni che ha trascorso a Perugia. E dopo aver visto la casa di via Purgotti in cui Giorgia la vide rientrare forse il giorno prima della scomparsa con delle buste della spesa, hanno fatto una puntatina anche a Montemorcino, alla scuola di teologia in cui lei lavorava come segretaria e in cui Umberto Bindella, l’imputato accusato di omicidio e soppressione di cadavere, frequentava dei corsi. Valutazioni opposte alla fine dei due sopralluoghi dalle parti in causa. Smentita la testimonianza della bambina per la difesa di Bindella, rafforzata per gli altri.
L’uomo nero Ma cosa dice Giorgia di così importante da far spostare tutti per un sopralluogo? La sedicenne, che all’epoca dei fatti, il novembre 2006 aveva 11 anni, sostiene di aver visto un uomo vestito di nero entrare ed uscire da casa di Sonia la sera della sua scomparsa, il 16 novembre 2006. Un uomo in possesso delle chiavi dell’appartamento della giovane scomparsa.
Il racconto in Aula E allora la ragazzina in aula ha raccontato: «Ho sentito dei rumori provenire dall’ingresso, ho aperto la porta di casa mia e mi sono affacciata. Ho chiamato papà, ma non ho ricevuto alcuna risposta. All’inizio mi sono affacciata rimanendo sul mio pianerottolo. Ho visto un uomo davanti alla porta di casa di Sonia. Mi pare poi di essere rientrata. Ho guardato dalla finestra e ho visto una macchina, bianca a tre volumi. Parcheggiata sotto casa, attaccata al muro. Poi ho sceso la prima rampa di scale e ho continuato a guardare l’uomo. Non penso che questa persona mi abbia visto. È entrata dentro casa e ho visto che c’era una luce accesa. Non penso che abbia forzato la serratura. Dopo ho sentito dei rumori all’inizio mi sembravano tipo piatti. Nonno mi diceva di rientrare dentro casa. Io sono rientrata e poi riuscita ancora. Al nonno poi ho detto che pensavo che fosse un ladro. Quando è rientrato papà gli ho detto che c’era un signore di sotto che indossava una giacca a vento nera e un berretto di lana nero. Io non ho visto i capelli mi pareva che li avesse molto corti o fosse calvo. Ho disegnato la macchina. Poi l’ho vista in giro e l’ho detto a mamma».
Il disegno della macchina La macchina che Giorgia avrebbe visto sarebbe una tre volumi, forse una Mercedes vecchio modello col bagagliaio. Forse. Dall’alto in realtà poteva essere anche qualcos’altro. Lo ha detto anche il padre della testimone che in seguito a quella sera la bambina avrebbe indicato diverse automobili con l’unica costante del colore bianco.
Il giubbotto e la polemica Ma forse la cosa più importante che Giorgia Cicogna ha fatto in aula, è stata riconoscere il giubbotto di Umberto Bindella, sequestrato come quello indossato dall’uomo che vide quella sera. Un fatto per cui la difesa di Bindella ha protestato vivamente dicendo che forse Giorgia avrebbe dovuto fare il riconoscimento tra più capi d’abbigliamento. Ma si è proceduto ugualmente, e Giorgia, ha detto che il giubbotto era quello.
Ricordi confusi dei genitori Prima di lei aveva testimoniato la madre della ragazzina che di essenziale ha detto di aver sentito l’odore del gas la mattina del 17 novembre intorno alle 8. Il padre invece ha detto di aver incontrato Sonia diverse volte, due tre anche con un ragazzo. Un ragazzo robusto e calvo. Che però non ha mai visto in faccia.

