Il maresciallo Andrea Angelucci investito e ucciso nell'ottobre 2009

Rocco Varanzano sarà giudicato per l’omicidio volontario del maresciallo dei carabinieri Andrea Angelucci. Il gup di Perugia ha rinviato a giudizio stamattina il 42enne che investì e uccise il militare impegnato in un posto di blocco a Colfiorito il primo ottobre 2009. Per il muratore calabrese il processo davanti alla Corte d’assise di Perugia inizierà il 9 giugno.

Il giudice Massimo Ricciarelli ha respinto oggi la richiesta della difesa di accedere al rito abbreviato, che automaticamente avrebbe ridotto l’eventuale pena di un terzo. L’imputato oggi era in aula, dove si trovavano anche il padre e il fratello del maresciallo Angelucci, così come diversi suoi colleghi carabinieri.

Quando venne ucciso Angelucci, a cui di recente è stata intitolata la caserma di Colfiorito, aveva 36 anni. Il primo ottobre del 2009 era in servizio a un posto di blocco presso la frazione folignate di Volperino. Qui venne travolto da una Bmw X5 rubata, condotta da Varanzano. Il sottufficiale morì poche ore più tardi in ospedale. Varanzano venne arrestato a Modena al termine di una serrata caccia all’uomo. Dopo l’arresto, il muratore calabrese ha sempre negato di avere voluto uccidere il maresciallo Angelucci.

Rocco Varanzano ufficialmente era un muratore disoccupato quando ha investito e ucciso il maresciallo Angelucci,  ma aveva otto lunghe pagine che elencavano tutti i suoi precedenti penali per furto, rapina e droga. Fino al 2 settembre del 2009 era stato sorvegliato dalle forze dell’ordine dopo essere entrato e uscito di galera, poi era tornato libero di muoversi per l’Italia. Si era stabilito in Emilia, ma faceva la spola con l’Umbria, dove a Valfabbrica aveva un fratello.

Quel primo ottobre aveva rubato un’automobile con cui aveva ferito lievemente due carabinieri ad un posto di blocco a cui non si era fermato. Per questo poi era scattata una caccia all’uomo. Ma lui  aveva abbandonato l’auto per rubare un suv con cui poi aveva investito il maresciallo Andrea Angelucci, la cui unica colpa era quella di avergli intimato l’alt ad un posto di blocco tra le montagne di Foligno.

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