di Fra. Mar.
«Gravissimo. Se i fatti emersi dovessero rivelarsi veri ci sono tutti gli estremi per provvedimenti che, dal nostro punto di vista, è censurabile e inaccettabile da parte di un docente». Il ministro dell’istruzione Stefania Giannini entra a gamba tesa sull’episodio che vede protagonista un docente di una scuola superiore di Assisi e un suo alunno.
L’episodio Il fatto, riportato nell’edizione di domenica del Giornale dell’Umbria, sta creando moltissime polemiche. Secondo quanto emerso, durante una lezione di informatica, un docente avrebbe picchiato un alunno, che gli avrebbe risposto durante un discorso sull’omosessualità. Secondo il racconto il professore, passeggiando per l’aula, guardando con insistenza il 14enne gli avrebbe detto che «essere gay è una brutta malattia». Una frase ripetuta al ragazzo, chiamato per nome e cognome, dato che quest’ultimo non aveva sentito. «Certo che dico a te, è brutto essere gay. Tu ne sai qualcosa». A quel punto il 14enne avrebbe risposto: «Sicuramente, da quando conosco lei».
La denuncia A questa frase il docente avrebbe reagito assestando due calci alle gambe, due pugni sulle spalle per poi stringere il collo del ragazzo. Lo studente, dopo un momento iniziale di titubanza, ha riferito quanto successo prima ad altri compagni di scuola, poi ai genitori, che lo hanno accompagnato in ospedale. Proprio in base alla segnalazione dell’ospedale che ha curato il ragazzo riscontrando anche un grande ematoma su una coscia, la polizia ha avviato i primi accertamenti, cui sono seguite indagini a riscontro della successiva denuncia nei confronti del docente presentata dal legale della famiglia del ragazzo. Quanto al professore, il preside dell’istituto come misura cautelare ha deciso di spostare il ragazzo in un’altra sezione.
La difesa Il docente però lunedì mattina si è difeso dalle colonne del Corriere della Sera, dicendo che la sua non era una frase contro l’omosessualità, ma anzi a favore, e che non avrebbe picchiato nessun alunno, ma avrebbe dato «un calcetto» a quell’alunno perché era seduto scomposto. Intanto stamattina l’alunno è tornato a scuola dopo cinque giorni di assenza, mentre i suoi compagni di classe verranno ascoltati dalla polizia in quanto testimoni diretti del fatto. La versione vera sarà quella del prof o quella dell’alunno?
Dottorini «Se i fatti fossero confermati, sarebbe gravissimo. Non può essere consentito a un docente di ostentare un atteggiamento di intolleranza, giungendo persino all’aggressività verbale e fisica e tradendo quindi quella che dovrebbe essere la sua funzione di educatore: condannare la violenza e insegnare ai suoi alunni il pluralismo e l’apertura verso l’altro, qualsiasi sia il suo orientamento sessuale, il suo credo, la sua nazionalità». È quanto dichiara il consigliere regionale Oliviero Dottorini (Idv) che annuncia la presentazione di un’interrogazione alla Giunta per chiedere «se rispondono al vero i fatti riportati dalla stampa riguardo a un presunto caso di omofobia accaduto in un istituto superiore della provincia di Perugia, come intende affrontare l’episodio in questione e soprattutto quali azioni intende mettere in campo per contrastare il clima culturale di cui tale episodio è figlio, favorendo di contro una cultura dell’accoglienza, del pluralismo e dell’inclusione». «Episodi di questo genere – aggiunge Dottorini, che nella nota fa riferimento al suo ruolo di presidente dell’associazione Umbria Migliore – sono sintomatici di un clima culturale sempre più diffuso che porta alla stigmatizzazione e alla discriminazione di chi è considerato diverso, perché di fatto non corrisponde ai canoni di normalità stabiliti dalla mentalità comune. Questo è quanto avviene soprattutto in tema di sessualità, con una forte opposizione verso chi manifesta tendenze differenti da quelle considerate ‘naturali’, ma accade spesso anche per motivi religiosi o etnici». «Credo – continua il consigliere – che la comunità regionale debba prendere le distanze in maniera inequivocabile da certi episodi e mostrare la propria vicinanza a chi ne è vittima. Forse sarà anche l’ora di portare il tema all’attenzione del Consiglio regionale. C’è un testo già depositato da alcuni colleghi del Pd contro le discriminazioni e le violenze determinate dall’orientamento sessuale. Credo possa essere una buona base di partenza per consentire alla nostra legislazione di adottare norme chiare che rendano esplicito il riconoscimento della libertà di orientamento sessuale e identità di genere. Questo triste episodio – conclude Dottorini – ci dimostra che è urgente dotarsi di strumenti anche legislativi per bloccare il clima di intolleranza crescente e per promuovere una società del pluralismo e dell’inclusione».
Arcigay Omphalos Arcigay Arcilesbica è «estremamente preoccupata per l’ennesimo grave episodio di omofobia che accade in Umbria. La violenza motivata da odio verso le persone omosessuali, questa volta subita da uno studente quattordicenne della provincia di Perugia per mano del proprio insegnante, è inaccettabile e va affrontata con decisione e durezza». «La violenza del professore è gravissima aldilà dell’orientamento sessuale del ragazzo – sottolinea Emidio Albertini, co-presidente di Omphalos – in quanto mossa da un pregiudizio personale che non dovrebbe trovare alcun spazio in ambienti educativi come la scuola. Dalla giornata di ieri Omphalos è in contatto con le istituzioni locali e con gli uffici ispettivi del MIUR (Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca) che hanno aperto un’indagine ufficiale sul caso e continuerà a monitorare la vicenda per assicurarsi che l’insegnante venga sospeso e poi allontanato definitivamente dalla scuola, dove ha già dimostrato di non poter rimanere. Vogliamo far sapere alla famiglia del ragazzo, nel caso avesse bisogno di un supporto sia psicologico che legale, che Omphalos è a loro disposizione, così come lo è anche per tutti coloro che non hanno il coraggio di denunciare casi di omofobia e transfobia.»
«Siamo estremamente preoccupati – dichiara inoltre Patrizia Stefani, co-presidente di Omphalos – questa escalation di episodi di omofobia e transfobia ai danni della comunità omosessuale e transessuale nella nostra regione non ha precedenti ed è il chiaro frutto delle campagne di odio e disinformazione che i movimenti anti-gay stanno portando avanti. E’ ora di aprire gli occhi, gli organizzatori di convegni e manifestazioni di piazza che inneggiano alla famiglia naturale e che sostengono l’inesistenza di omofobia e transfobia, sono i mandanti morali di questi episodi di violenza. Dietro quella che chiamano libertà di opinione, insinuano nella società valori di odio e discriminazione per tutto ciò che è diverso dal loro modello.»
Manuale Il manuale di “autodifesa dalla teoria del gender”, decalogo distribuito a genitori e insegnanti su come segnalare e boicottare qualsiasi progetto scolastico contro il bullismo omofobico o orientato all’inclusione sociale delle persone LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transessuali) e già denunciato in diverse occasioni da Omphalos, è stato ora pubblicato anche sul settimanale nazionale Famiglia Cristiana, contribuendo così ad aumentare il clima di odio e da caccia alle streghe. «Ricordiamo ancora una volta – conclude Emidio Albertini, co-presidente di Omphalos – che al Consiglio Regionale dell’Umbria è ferma da anni una proposta di legge contro le discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere. Uno degli obiettivi di questa legge è proprio la promozione di iniziative di informazione e sensibilizzazione sugli aspetti del bullismo omofobico e transfobico in tutte le scuole di ogni ordine e grado e lo sviluppo di corsi di formazione per il personale scolastico e seminari di informazione per i genitori. Vista questa escalation di odio, è ormai urgente far ripartire la discussione e portare la legge a rapida approvazione».
